News per Miccia corta

21 - 07 - 2008

Valeria Bruni Tedeschi dalla Petrella «Ha perso 20 chili, non mangia piú»

 

 

 (21 luglio 2008) - Corriere della Sera

 

 

 

 

 

 

 

 


L' attrice-regista, sorella di Carla: sta male. Il terrorismo? Storia che conosco«Pesa 40 chili, è nutrita artificialmente». Dopo la grazia sollecitata da Sarkozy, monta la campagna anti riconsegna

 



 

Bianconi Giovanni

 

 


 

ROMA - La prima volta non l' hanno fatta entrare perché priva dei necessari permessi, la seconda ce l' ha fatta. Pochi giorni fa Valeria Bruni Tedeschi - attrice italiana e sorella di Carla Bruni, la moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy - s' è presentata con le dovute autorizzazioni ed è riuscita a incontrare Marina Petrella, l' ex brigatista rossa ricoverata e reclusa in attesa di essere estradata in Italia. Una visita densa di significati, perché s' inserisce nella campagna che sta montando Oltralpe contro la riconsegna alle carceri italiane dell' ex terrorista ergastolana, arrestata nel 2007 dopo 14 anni vissuti liberamente in Francia; campagna che ha in qualche modo coinvolto lo stesso Sarkozy, il quale tramite Berlusconi s' è rivolto a Giorgio Napolitano perché valuti la possibilitá  di concedere la grazia alla Petrella. «Dell' incontro preferisco non parlare - ci dice dalla sua casa parigina l' attrice cognata del presidente francese -, perché la situazione è molto delicata e fare pubbliche dichiarazioni non è mio compito. Posso solo dire che questa persona sta molto male, è arrivata a pesare 40 chili, non mangia da aprile ed è stata sottoposta a un trattamento di perfusione». Cioè una forma di nutrizione artificiale per evitare conseguenze letali di quello che il quotidiano Le Monde ha chiamato «sciopero della vita». Ma Valeria Bruni Tedeschi precisa: «Non è che non mangia perché non vuole, ma perché non ha la capacitá  di assumere decisioni diverse». Nei giorni scorsi l' attrice aveva auspicato che alla Petrella venisse concesso il permesso di curarsi in un ospedale specializzato, «perché se morisse nessuno vincerebbe». Dopo un breve ricovero nella casa di cura Louise-Michel di Evry, l' ex brigatista è tornata al carcere di Fresnes, nel reparto riservato ai detenuti malati. Un mese fa Carla Bruni, intervistata da Liberation, disse che «questa donna dev' essere curata, come ogni persona umana, e la prigione non è il luogo ideale». Una frase che le valse i ringraziamenti pubblici della figlia maggiore della Petrella, Elisa, e anticipó la dichiarazione di Sarkozy al G8 di Tokyo che confermava l' estradizione (contro la quale è pendente un ricorso al Consiglio di Stato) ma sollecitava la grazia. Difficile immaginare che nella inusuale e anche irrituale iniziativa del presidente francese non abbiano influito i discorsi in famiglia, con la moglie e la cognata. La quale ha sempre avuto un' attenzione particolare per le vicende legate al terrorismo. Dopo la notizia della sua richiesta d' incontro in carcere, la Bruni Tedeschi spiegó che quando la Petrella entró nelle Br e partecipó ad azioni armate che le sono costate la condanna all' ergastolo (per sequestro di persona, omicidio e altro) era una ragazza di vent' anni o poco piú. «áˆ una storia che conosco - disse - perché io stessa ho lasciato l' Italia a causa di quegli avvenimenti e ho degli amici che sono stati a un passo da caderci dentro, come si cade nella droga». La famiglia Bruni Tedeschi, appartenente all' aristocrazia e all' élite industriale torinese, abbandonó l' Italia per la Francia, all' inizio degli anni Settanta, proprio nel timore dei rapimenti e degli sconvolgimenti politici che si annunciavano con le prima gesta delle organizzazioni armate. E di terrorismo Valeria ha continuato in qualche modo a interessarsi e occuparsi attraverso il suo lavoro. Anche recitando il ruolo da protagonista in un film del 1995 La seconda volta, accanto a Nanni Moretti e sotto la regia di Mimmo Calopresti. Recitava la parte di Lisa, una ex terrorista appena uscita in semilibertá  dopo dieci anni trascorsi in prigione alla quale si presenta - durante le giornate passate fuori dalla cella, prima di rientravi la sera - l' uomo al quale lei stessa aveva sparato, che continua a vivere con un proiettile nella testa. Nei tesi dialoghi tra l' ex rivoluzionaria e la vittima sopravvissuta per caso, l' attrice interpretava la difficoltá  e il rifiuto di essere ricacciata a forza nella sua vita precedente, della quale resta difficile spiegare motivi e ragioni; soprattutto a chi ha avuto la vita spezzata o segnata per sempre dai propri spari. Una reazione simile a quella di Marina Petrella, che riportata indietro dall' arresto dello scorso anno non vuole tornare a un' esistenza che significherebbe solo carcere, lontano dal lavoro e dalla famiglia che s' è ricostruita in Francia: un marito di origini nord-africane, una nuova figlia nata a Parigi nel ' 97 (oltre a quella venuta al mondo in una prigione italiana 24 anni fa); da aprile ha chiesto di non vedere piú nessuno di loro. «Io faccio film - si limita a dire ora l' attrice -, mentre ora è in gioco la vita reale: di Marina, ma anche dei suoi familiari e delle vittime di quella storia. Per questo preferisco tacere e lasciar lavorare chi si sta occupando di risolvere il problema». Gli avvocati dell' ex brigatista, per esempio. O il comitato di sostegno che si riunisce ogni settimana in luoghi pubblici di Parigi. Tra gli animatori c' è ovviamente Oreste Scalzone, ormai ex «rifugiato», che commenta: «La solidarietá  di Valeria Bruni Tedeschi o le dichiarazioni di Carla Sarkozy sono importanti, perché possono aiutare il presidente a trarre le conseguenze di ció che lui stesso ha scritto nella lettera a Berlusconi: l' applicazione della clausola umanitaria inserita nella convenzione sulle estradizioni, che consentirebbe un contro-decreto per bloccare l' estradizione di Marina». * * * Il precedente Libération Il giornale ha dedicato ampio spazio al caso Petrella La first-lady In un' intervista al quotidiano, pubblicata il 20 giugno, Carla Bruni (foto) ha dichiarato: «Il diritto d' asilo deve essere rispettato» Il caso Petrella Dell' ex brigatista, Carla Bruni ha detto: «Questa donna è malata. Ha bisogno di essere curata, e la prigione non è il luogo ideale per farlo». Le parole della first-lady hanno destato molte polemiche fra i familiari delle vittime del terrorismo

 

 

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