News per Miccia corta

16 - 07 - 2008

"Torture al G8, serviva piú coraggio"

 

 

(la Repubblica, mercoledí, 16 luglio 2008)

 



 

L'ex ministro Castelli: calunnie, non era un lager D'Alema: accertati fatti gravissimi

 

 

 

MASSIMO CALANDRI

 




GENOVA - Condannato a cinque anni di reclusione, l'ispettore della polizia penitenziaria Biagio Antonio Gugliotta è colpevole di aver «sostanzialmente compromesso i diritti umani fondamentali» dei prigionieri di Bolzaneto. E dunque nella caserma del G8 fu «tortura», anche se per il tribunale di Genova la praticó un solo imputato. Sfuggito ai piú l'altra notte nell'emozione del verdetto, il passaggio contenuto nella sentenza aumenta il rammarico di chi si attendeva un finale diverso. A partire dalla procura del capoluogo ligure, che confessa tutta la sua «sorpresa» per una decisione definita «minimalista». Ci voleva piú coraggio, lamentano gli inquirenti. Sottolineando la stranezza e forse la apparente «irrazionalitá » di chi in sostanza sceglie di punire un solo sottufficiale. Gugliotta «non ha impedito che le persone ristrette presso la caserma di Bolzaneto fossero sottoposte a misure vessatorie e a trattamenti inumani e degradanti», dicono i giudici della terza sezione. Perché questo furono i pestaggi e le umiliazioni per tre giorni e tre notti consecutive, i ragazzi obbligati a mettersi carponi e a fare il verso del cane, quelli costretti ad urlare «Viva il Duce!» o a spogliarsi e poi derisi, le etichettature sulle guance. Ma è possibile che solo un ispettore di polizia ne sia responsabile? Come possono i suoi superiori non aver visto nulla? Se lo chiedono anche i pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. Che «prendono atto» delle trenta assoluzioni e di quei 24 anni complessivi di reclusione, meno di un terzo di quanto avevano chiesto. «Non è stato preso in considerazione in reato di abuso d'ufficio, che di fatto permetteva di introdurre la violazione dei diritti umani». E' andata male, confessano i pm. Prima di commentare attendono di leggere la motivazione della sentenza. Dopo presenteranno appello. Lo faranno comunque, anche se all'inizio del prossimo anno i reati saranno prescritti e nessuno fará  mai un giorno di galera. «Ma siamo certi di aver fatto un buon lavoro. Un lavoro onesto. E abbiamo il dovere di essere coerenti».

 

Festeggiano gli accusati, a partire dai dieci carabinieri - tutti assolti - che tra gli altri erano difesi dall'ex ministro della Giustizia, Alfredo Biondi. Giacomo Toccafondi, il medico con i guanti di pelle nera e la tuta mimetica che visitó i 252 no-global, nonostante la condanna ad un anno e due mesi si ritiene «giustamente riabilitato». E' contento, dice. «Ho fatto solo il mio lavoro. E Bolzaneto non è mai stato un lager». In perfetta sintonia con il dottore è un altro ex ministro della Giustizia. Roberto Castelli, che in quei giorni del luglio 2001 era il Guardasigilli. E che fece una breve visita a Bolzaneto, senza riscontrare nulla di irregolare. «Ero sicuro che si sarebbe accertata la veritá  dei fatti. La veritá  non piace a tanti perché il teorema è stato smontato», spiega Castelli. «Ho sempre detto che sostenere che Bolzaneto fosse stato organizzato come un lager era una calunnia nei confronti del ministero della Giustizia e della polizia penitenziaria. E che eventuali episodi commessi da singoli sarebbero stati appurati dal processo. Queste cose si sono avverate. La sentenza è lí da vedere e d'ora in poi chi continua a sostenere tesi diverse è in malafede. Anzi, se io fossi ancora ministro alla Giustizia difenderei l'onorabilitá  del ministero nelle sedi opportune». Una montatura costruita con l'aiuto dei media, insiste. Secca la replica di Massimo D'Alema: «Non commento le sentenze del tribunale. Peró penso che quello che avvenne al G8 di Genova sia stato molto grave. Lo dissi subito, e ricordo che ci furono aspre polemiche quando presi la parola in parlamento e parlai di episodi di stampo cileno. Poi l'inchiesta della magistratura ha effettivamente portato alla luce episodi intollerabili. Non sta a me giudicare se la punizione sia adeguata, ma i principali responsabili sono stati ritenuti colpevoli». Gli fa eco Marta Vincenzi, sindaco del capoluogo ligure: «La sentenza di ieri riconosce che durante il G8 per un certo numero di ore ed in alcuni luoghi si poté davvero parlare di sospensione della democrazia».

 

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