News per Miccia corta

12 - 07 - 2008

Caso Petrella. Un intervento di Rossana Rossanda

 

 

(il manifesto, 12 luglio 2008)

 

 

 

 

Rossana Rossanda

 

 

La nostra Costituzione dá  ben pochi poteri al Presidente della Repubblica che è tenuto a difenderla; fra di essi c'è il diritto di concedere la grazia e la possibilita di indirizzarsi alle Camere. Non puó invece rimandare loro piú di una sola volta una legge che ritiene sbagliata: se esse in seconda lettura la mantengono ferma, non puo rifiutare di promulgarla - siamo una Repubblica parlamentare ed è bene che tale restiamo.
Non è il caso della Francia, dove il capo dello stato presiede il consiglio dei ministri: cosí Nicolas Sarkozy parla da mattina a sera come Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio dei ministri e leader del suo proprio partito, la Ump. Gli serve piú che mai una visibilitá  quando è, come ora, in difficolta nella sua stessa maggioranza.
E' dunque, supponiamo, nella sua prima e seconda veste che, incontrandolo al G8 nell'isola giapponese di Hokkaido, ha suggerito a Silvio Berlusconi di graziare l'ex Br Marina Petrella, che sta lasciandosi a morire in un penitenziario francese (ieri sera è stata ricoverata d'urgenza in un ospedale). Lui, da parte sua, senza attendere il parere del Consiglio di Stato, ritiene di estradarla in Italia, ma avrebbe la coscienza piú tranquilla (in questi giorni aveva appena smesso di abbracciare Ingrid Betancourt che giá  offriva asilo senza condizioni ai membri delle Farc che disarmassero) se la sapesse senz'altro graziata. Silvio Berlusconi lo ha subito rassicurato, ricevendo poi a giro di e-mail dal Quirinale una nota che precisa come la grazia sia prerogativa del capo dello stato. Cosa che i due avrebbero dovuto sapere.
Non varrebbe la pena di commentare le uscite di due esternatori impenitenti come Nicolas e Silvio, se non ci fosse di mezzo la vita di una donna di 54 anni, che si è ricostruita da un passato tempestoso di speranze e illusioni, errato ma condiviso non certo per sordidi motivi da una parte della sua generazione. Marina Petrella era stata condannata una prima volta a sei anni di detenzione per soli reati associativi e stava ricominciando a vivere quando, nell'alone dei molti processi Moro, era stata ricondannata all'ergastolo per aver partecipato a un omicidio e per concorso in altri reati commessi in quanto dirigente di un gruppo territoriale delle Br romane.
Sappiamo quale estensione funesta ha avuto la dizione «concorso» negli anni dell'emergenza. In realtá  i giudici non dovevano ritenerla cosí pericolosa se non è seguito di colpo l'arresto, e lei, giá  fortemente provata per la scelta fatta e per averne pagato il prezzo, non se l'è sentita di attendere un parere della Cassazione che magari le confermasse la pena a vita. Si è affidata alla parola che Francois Mitterand aveva dato nel 1985, secondo la quale chi dicesse addio alle armi e decidesse di passare a una seconda esistenza in Francia, senza piu uscire dalla legalitá , vi sarebbe stato accolto.
E cosí è avvenuto, i governi che sono successi a Mitterrand hanno tenuto fede alla sua parola e Marina Petrella in Francia è stata per ben quindici anni con tutti i documenti in regola, ha trovato un lavoro e messo al mondo una seconda figlia.
Soltanto di recente, su pressione del governo italiano e di una frazione della maggioranza di destra francese, i nostri vicini d'oltralpe hanno deciso di consegnare all'Italia prima Cesare Battisti, poi Paolo Persichetti e adesso Marina Petrella. Adesso, quando quella fase degli anni Settanta, ammesso che sia stata un vero pericolo per le istituzioni italiane - cosa di cui dubita chi scrive - è finita da trent'anni. Marina di anni ne ha 54 e questo esito del tutto inatteso le ha tolto ogni volonta di vivere. Non si nutre, non parla.
Noi ci aspettiamo che Giorgio Napolitano abbia l'umanitá  che il presidente francese non ha avuto, pur avendo alle spalle l'impegno di Mitterrand che l'Italia non ha: gli anni di piombo sono stati soprattutto un dramma nostro e è piu facile essere generosi con quelli degli altri. Ma pensiamo che egli sará  generoso, tenendo presente la vicenda molto speciale di Marina Petrella, la gravitá  del suo stato e, anche, la grazia concessa dai suoi predecessori a Renato Curcio prima e a Ovidio Bompressi poi.
Ma da lui vorremmo qualcosa di piú della grazia per Marina, con cui lei possa trovare le ragioni per continuare a vivere. Vorremmo un gesto che chiuda la pagina giudiziaria di oltre un decennio doloroso ma fattualmente concluso. Trent'anni sono molti, tutto lo scenario e i suoi soggetti sono cambiati. Ci aspettiamo che il Presidente della Repubblica indirizzi al Parlamento l'esortazione a trovare il modo di mettervi un punto finale. Non occorre una memoria condivisa fra chi ha anche compiuto atti gravi - e pagato assai caro, un tentativo di insorgenza sociale - e chi ne è stato vittima. Non crediamo alla dimenticanza pura e semplice, sappiamo dai greci che bisogna saper ricordare per mettere fine all'odio e dedicare un altare all'oblio. Sappiamo anche che non sono le famiglie colpite a voler ancora vendetta, non i Calabresi, non i Moro, non i Tarantelli.
Se Giorgio Napolitano inviterá  a chiudere anche simbolicamente questa pagina forse non sará  subito ascoltato, ma la sua parola restituirá  alla storia quella stagione e le dará  pace.

 

 

 

 


 

 

 

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