News per Miccia corta

11 - 07 - 2008

Petrella, Sarkozy scrive a Napolitano

 

 

 

(la Repubblica, venerdí, 11 luglio 2008)

 

 

 




ALBERTO D'ARGENIO

 




STRASBURGO - Nicolas Sarkozy torna sul caso Petrella annunciando di aver scritto una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al premier Silvio Berlusconi per chiedere «la grazia e il perdono» per l'ex brigatista condannata all'ergastolo nel processo Moro ter e destinata all'estradizione in Italia. Una richiesta giá  anticipata martedí dal G8 in Giappone e ribadita ieri in una sede inusuale: la sala stampa dell'Europarlamento di Strasburgo, dove il presidente francese era appena intervenuto per spiegare il programma del semestre di presidenza francese dell'Ue cominciato il primo luglio e usata come palcoscenico per rendere nota la partenza della missiva.

 

Sarkozy non si tira indietro, e dopo gli annunci è passato ai fatti con una lettera che sembra ignorare lo stop giunto l'altro ieri dal Colle: «Qualsiasi auspicio o appello al capo dello Stato - recitava un comunicato del Quirinale - deve tenere conto delle norme vigenti e della giurisprudenza costituzionale, delle condizioni che sono dettate per l'esercizio della grazia che sono attribuite al presidente della Repubblica e delle valutazioni di ordine generale che insindacabilmente gli spettano». E ieri il capo dell'Eliseo - pur non facendo alcun cenno alla chiamata all'ordine di Napolitano - è parso quasi giustificare il suo sconfinamento: «Mi sono un po' intromesso nel dibattito italiano, pur rispettando la giustizia di un paese democratico. Vedete - ha aggiunto - Roma ci chiede da anni di estradare persone che sono state condannate e quello che sto adottando è un atto molto europeo, estraneo alla tradizione francese». Chiaro riferimento al suo abbandono tra mille polemiche della dottrina Mitterand, che garantiva ospitalitá  ai terroristi italiani a patto che deponessero le armi. «La giustizia italiana si opponeva a un rifiuto perfettamente legittimo da un punto di vista giuridico, ma non politico - ha detto ancora Sarkozy - cosí ho interrogato la giustizia francese che mi ha detto che bisogna estradare, e poi c'è una contraddizione enorme tra chi mi chiede di rispettare l'indipendenza della giustizia ma sarebbe molto contento nel vedermi calpestare l'autonomia di quella italiana, che è del tutto indipendente».

 

Il capo dell'Eliseo ha poi risposto all'avvocato di Marina Petrella, Irene Terrel, che ha parlato di «gesto fatale» per una donna malata che non sarebbe in grado di sopportare l'estradizione - e ha sottolineato di non sapere «se vuole risolvere il problema o fare politica. Ad ogni modo - ha detto - trovo fuori luogo questi attacchi contro chi sta cercando di ottenere il diritto di grazia». Un diritto, ha sottolineato solennemente, che dovrá  comunque guadagnarsi: «Dobbiamo voltare pagina ma per farlo ci vuole il pentimento, che la signora Petrella rifletta». Marina Petrella, ex brigatsta rossa attualmente ricoverata nell'infermeria del carcere Fleury Merogis, è stata arrestata circa un anno fa a Parigi, dove viveva da latitante dal 1993 dopo la condanna all'ergastolo nel processo Moro per l'omicidio di un poliziotto, terrorismo e altri delitti.

 

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