News per Miccia corta

10 - 07 - 2008

Petrella, pressing su Napolitano ``Ma sulla grazia decide il Quirinale``

 

 

 

(la Repubblica, giovedí, 10 luglio 2008)

 

 

Dopo l'annuncio, il capo dello Stato fa sapere che se ne occuperá  secondo le regole e le leggi

 

GIORGIO BATTISTINI




ROMA - Napolitano rivendica al suo ufficio il potere di grazia, e cosí facendo zittisce il gran brusio di proposte e pressioni attorno al caso di Marina Petrella, 54 anni, la brigatista rossa italiana in prigione in Francia in una struttura carceraria ospedaliera, condannata all'ergastolo. Calma, non spingete, sembra dire il presidente rivolto anche a Berlusconi, non date per scontato quello che ancora non c'è. Il Quirinale se ne occuperá  secondo le regole e le leggi. Un passo formale e inconsueto, quello del presidente, dovuto soprattutto al gran daffare dichiaratorio di parenti, avvocati e soprattutto politici attorno a questo caso, rafforzato dalla presa di posizione di Sarkozy, ripresa da Berlusconi a Tokyo.

Il Quirinale precisa che «in materia di provvedimenti di grazia, qualsiasi auspicio o appello al capo dello Stato italiano deve «tenere conto delle norme vigenti e della giurisprudenza costituzionale, delle condizioni che ne sono dettate per l'esercizio del potere di grazia attribuito al presidente della Repubblica e infine delle valutazioni di ordine generale che insindacabilmente gli spettano».

Del "caso" si parla da giorni. L'altro ieri l'affermazione del presidente francese che prega Berlusconi di convincere Napoilitano. «Ho chiesto al presidente del Consiglio italiano di sollecitare al presidente della Repubblica la grazia, tenuto conto del tempo trascorso dalla sua condanna e della sua situazione psicologica e sanitaria». Secondo Sarkozy «Berlusconi ha detto di condividere l'analisi». Ieri poi, dal Giappone, il capo del governo italiano è andato oltre. «Sarkozy per avvenimenti interni suoi», ha detto Berlusconi ai giornalisti nella conferenza stampa a conclusione del viaggio, «ha determinato di rispondere favorevolmente alla richiesta italiana di estradizione per Petrella. Noi faremo da passacarte». Sarkozy, fa sapere ancora il presidente italiano, «scriverá  una lettera a me e al presidente della Repubblica. Non avrei potuto oppormi alla richiesta. La passeró al presidente della Repubblica».

C'è qualcosa, nelle parole di Berlusconi d'intesa col francese («non avrei potuto oppormi alla richiesta», quasi che il potere di grazia lambisse palazzo Chigi e non fosse invece, come dice la Costituzione, prerogativa assoluta del Quirinale) che deve aver disturbato Napolitano, sempre molto attento, in questa stagione della politica, al rischio di sconfinamento dei poteri. Ma forse stavolta il rischio d'invadenza viene anche dalla Francia. Dice infatti Marco Minniti, ministro dell'Interno ombra del Pd, che l'atto di Sarkozy è «positivo e importante», ma è «del tutto improprio collegare l'estradizione con la concessione della grazia», prerogativa esclusiva del capo dello Stato e come tale «non puó esser rapportata a nessun altro evento». La nota del Quirinale mette in riga certe leggerezze della politica (alle prese col consenso elettorale), ma tiene conto anche di altre pressioni. L'avvocato difensore della Petrella, Irene Terrel, dice ad esempio che la sua cliente non è in grado di sopportare l'estradizione, teme il suicidio e chiede un gesto umanitario, la grazia.

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