News per Miccia corta

09 - 07 - 2008

Quirinale: sulla grazia alla Petrella decisione insindacabile del presidente

 

 

(Corriere.it)

 


 

ROMA - Il potere di concedere la grazia spetta «insindacabilmente» al presidente della Repubblica e qualsiasi appello che gli venga rivolto deve tenere conto «delle norme vigenti e della giurisprudenza costituzionale». La risposta a Nicolas Sarkozy, che martedí ha annunciato l'estradizione all'ex brigatista Marina Petrella invocando per lei la grazia tramite l'intercessione di Berlusconi, arriva direttamente dal Quirinale che puntualizza ruoli e opportunitá . «A proposito di dichiarazioni rese alla stampa insieme con l'annuncio della estradizione dalla Francia di persona condannata all'ergastolo per molteplici, gravissimi delitti di terrorismo e finora latitante, negli ambienti del Quirinale - si legge -, si precisa che in materia di provvedimenti di grazia, qualsiasi auspicio o appello al capo dello Stato italiano deve tener conto delle norme vigenti e della giurisprudenza costituzionale, delle condizioni che ne sono dettate per l'esercizio del potere di grazia attribuito al presidente della Repubblica e infine delle valutazioni di ordine generale che insindacabilmente gli spettano».

Marina Petrella in una foto d'archivio (Ansa)
Marina Petrella in una foto d'archivio (Ansa)
BIOGRAFIA - Marina Petrella è un'ex affiliata delle Brigate Rosse. Sorella del brigatista Stefano, ha sposato in carcere un altro compagno di battaglie, Luigi Novelli. Nel 1976 aderí al gruppo di lotta armata e vi militó fino al 1982, nella falange delle Brigate Rosse-partito Guerriglia. Al momento della sua adesione era impiegata come segretaria dell'istituto scolastico Bruno Buozzi di Roma. Il 30 agosto compirá  54 anni, quindici dei quali vissuti da latitante in Francia, fino al 21 agosto 2007, giorno dell'arresto ad Argenteuil, nella periferia di Parigi. Imputata al processo Moro-ter, le viene inflitta una prima condanna a 14 anni di carcere, trasformata in ergastolo in appello. Viene scarcerata, nel 1988, per decorrenza dei termini e inizia la sua latitanza nel paese d'oltralpe. La condanna all'ergastolo arriva il 6 marzo del 1992 dalla corte d'Assise di Roma, per l'omicidio di un agente di polizia, tentato sequestro, tentato omicidio, sequestro di un magistrato e rapina a mano armata. Il 10 maggio del 1993 la condanna diviene definitiva. Ha due figlie. L'ultima, di 10 anni, avuta dall'attuale marito algerino, era con lei al momento dell'arresto.

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