News per Miccia corta

10 - 09 - 2005

Ancora su Curzi-Pansa: una risposta di Segio a Lehner su Dagospia

da www.dagospia.it
PICCOLA POSTA – ULTIMO ROUND SEGIO-LEHNER
Caro D'Agostino, mi scuserai se indirizzo a te, non avendo un suo recapito, e poi dopotutto è sul tuo utilissimo sito che il dibattito si è sviluppato. Ma volevo assicurare Giancarlo Lehner (che risponde polemicamente al mio precedente intervento, cfr. Dagospia, 7 e 8 settembre) che anche per parte mia esiste la piú profonda insofferenza (uso questo termine avendo troppo abusato in passato di quello, forse piú appropriato, di disprezzo) per il metodo della doppiezza, cosí intrecciato alla storia della sinistra terzinternazionalista, comprese le sue propaggini italiane dell`altro ieri, di ieri e forse ancora un po` di oggi. Un metodo ampiamente e acriticamente spesso ereditato dalla sinistra estremista degli anni Settanta (o perlomeno e in particolare da una sua parte, come di nuovo tra le righe si evince da alcune delle testimonianze dei leader di Potere operaio raccolte da Aldo Grandi nel suo nuovo libro ``Insurrezione armata``, uscito in questi giorni per la BUR), per non dire delle Br, che quella cultura hanno convintamente riprodotto. Diversamente, una parte dei movimenti di quegli anni, assumendo che "il personale è politico" e il valore della coerenza tra enunciati e pratiche, avevano cercato – ahimè, con scarsi risultati – di contrastare queste pratiche, riferimenti e culture. Pratiche e culture che, caro Lehner, consentimi, non sono peró appannaggio esclusivo di quella sinistra e del "Migliore", avendo a che fare direttamente con la Ragion di Stato, oltre che con quella di Partito, e con i riti e metodologie del potere in quanto tale, ovvero con la considerazione che il fine giustifica i mezzi. Considerazione, in tempi piú recenti, spesso sposata e praticata dalla magistratura: prima nell'emergenza contro il terrorismo, poi in quella contro le mafie e tangentopoli, ora in quella contro il pericolo islamico, trovando in questo copertura e legittimazione culturale in effetti soprattutto a sinistra. E figurarsi se proprio io, essendomi bruciato le dita e la vita, posso non essere d`accordo con la denuncia morale di quanti, e sono troppi, hanno giocato a incendiare la prateria per poi accreditarsi come pompieri o di quanti hanno predicato la necessitá  della rivoluzione e delle armi purché fossero altri ad impugnarle e per poi scoprire di botto una maggiore vocazione alla carriera accademica o giornalistica (nulla di male la resipiscenza, anzi: basta poi non si cerchi di accreditare se stessi e le organizzazioni di cui si è fatto parte come boy scout e pacifisti ante litteram). Del resto, ancora nessuno ha il coraggio di dire che, con il generale Dalla Chiesa, il PCI infiltró propri militanti nei gruppi armati negli anni Settanta (su questo mi permetto di rinviare all'introduzione del mio "Miccia corta"). Questa mia (non recente) insofferenza, del resto, mi ha guadagnato e mi guadagna attacchi e concrete antipatie e scomuniche a sinistra, in misura spesso maggiore di quelle che, piú comprensibilmente, mi giungono da destra. Ció detto, non credo sia retorico invitare a un senso delle proporzioni e a una maggiore obiettivitá , posto che possa esistere, dato che tutti inevitabilmente abbiamo angolature visive soggettive e culturalmente orientate, anche nostro malgrado (si dirá : da che pulpito, ma il mio non intende assolutamente essere tale, semmai un contributo alla riflessione, e ovviamente, com`è per tutti, a partire da quelle che sono le mie convinzioni attuali, non da quelle che furono 30 anni fa). Ricordando, oltre a quanto giá  ho detto nel precedente intervento su Dagospia, ad esempio che fu Togliatti, non De Gasperi o Almirante, a essere oggetto di un tentativo di omicidio quasi riuscito in quella che assai giustamente Giovanni Pellegrino definisce guerra civile strisciante, non a caso titolo del suo ultimo libro scritto con Giovanni Fasanella ("La guerra civile", BUR). Insomma: l'odio e la guerra sporca, cosí come i bracci armati dei partiti democratici (vogliamo parlare anche del MSI?) e la doppiezza dei loro gruppi dirigenti, ebbero largo corso nel lungo dopoguerra italiano. Come ha avuto occasione di ricordare Cossiga, nel 1948 ma fors'anche dopo, anche lui aveva da parte il mitra Sten per la sempre possibile ripresa di guerra civile. Una guerra civile che fu vagheggiata dalla base del PCI, immaginata e preparata sotterraneamente dai secchiani negli anni Cinquanta, fomentata da apparati dello stato e dalla strategia della tensione negli anni Sessanta e, infine, rieditata dai giovani e ingenui estremisti degli anni Settanta. E questo è potuto succedere non solo per le responsabilitá  e le forzature soggettive – che certo non nego e mi assumo – ma anche per la scarsa onestá  morale e intellettuale di tanti dirigenti comunisti, parlamentari ex extraparlamentari. Ma insisto: perché non provare a consegnare tutto ció alla storia? Sergio Segio
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