News per Miccia corta

01 - 07 - 2008

E Parigi si mobilita per l'ex br Petrella "Salvatela, si sta lasciando morire"

 

 

 

(la Repubblica, martedí, 01 luglio 2008)

 

 

 

 

 

Era fuggita a Parigi quindici anni fa. ሠstata arrestata lo scorso agosto

 

 

 

SILVANA MAZZOCCHI

 




ROMA - Cesare Battisti era riuscito a mobilitare gran parte dell'intellighenzia transalpina, l'ex brigatista Marina Petrella ha ricevuto il sostegno dei due grandi quotidiani parigini schierati a sinistra, Libération e Le Monde. Il 9 giugno Franá§ois Fillon ha firmato il decreto di estradizione, che sará  applicato solo dopo l'esame del ricorso presentato al Consiglio di Stato. La Petrella sta male: su ordine del medico del carcere di Fresnes, è stata trasferita nell'ospedale psichiatrico di Villejuif. Vittima di una depressione gravissima, secondo i familiari si sta lasciando morire, beve solo un po' d'acqua, deperisce a vista d'occhio.

 

I quotidiani non contestano la condanna all'ergastolo ma si concentrano sulla "dottrina Mitterrand", sulla promessa data agli ex terroristi di poter restare in Francia, a patto di rompere con il passato. Nel caso Petrella si aggiungono le considerazioni mediche.

 

Da quasi trent'anni Marina Petrella classe 1954, non è piú Virginia. Era il suo nome di battaglia al tempo dell'"operazione borghese pentito", quando il 12 dicembre 1980 venne rapito il magistrato Giovanni D'Urso. Il tempo della clandestinitá . All'epoca, con il suo compagno Luigi Novelli e un pugno di brigatisti irriducibili, «manteneva integra la colonna romana» della stella a cinque punte. «La piú compatta», come ha raccontato il capo dei capi, Mario Moretti, a Carla Mosca e a Rossana Rossanda nel libro-intervista "Brigate rosse, una storia italiana". La colonna che, «nella crisi politica dei mesi successivi» al suo arresto, avvenuto nell'aprile 1981, «guiderá  il passaggio dalle Brigate rosse al Partito comunista combattente».

 

Quando l'ombra di Virginia è tornata, Marina Petrella viveva a Parigi da una quindicina d'anni: era una madre di famiglia, con due figlie e un lavoro da assistente sociale. Un'esistenza rimessa insieme grazie all'ospitalitá  della Francia permissiva della "dottrina Mitterrand". Un'illusione disintegrata con l'avvento di Chirac e che ora, con Sarkozy, sembra finita. Dal giorno dell'arresto, avvenuto ad Argenteuil il 21 agosto 2007, Marina Petrella ha trascorso quasi due mesi in un ospedale psichiatrico, è stata in isolamento, ha fatto lo sciopero della fame, si è ammalata ed è stata detenuta a Fresnes. Ma ora, dopo il via libera del governo francese, sta per essere estradata in Italia dove l'aspetta il carcere a vita. Le fu comminato nel 1988, al termine del processo Moro ter, che distribuí agli imputati 26 ergastoli e 1800 anni complessivi di galera. Con la condanna, oltre al coinvolgimento nel caso Moro, le vennero addebitati tutti gli attentati compiuti dalle Brigate rosse a Roma dal "˜77 al 1982: dal sequestro di Giovanni D'Urso fino all'uccisione del generale Enrico Galvaligi e del vicequestore Sebastiano Vinci. Un fardello pesante, rimasto sulla carta. Perché, quando nel 1993 arrivó la conferma della Cassazione, lei era fuggita a Parigi.

 

Virginia era entrata nelle Brigate rosse nel "˜77. A portare gli investigatori fino a Marina Petrella, a suo fratello Stefano e a Luigi Novelli furono alcuni appunti ritrovati il 18 aprile 1978, durante il sequestro di Aldo Moro, nella base brigatista di via Gradoli. Petrella e Novelli vengono arrestati ma, due anni dopo, tornano in libertá  per decorrenza termini e, inviati al soggiorno obbligato in un paesino abruzzese, fuggono e si danno alla latitanza; secondo gli inquirenti devono partecipare alle riunioni delle Bierre per preparare "la campagna d'autunno" e il sequestro di Giovanni D'Urso.

 

Intanto la strage di via Fani e l'assassinio di Aldo Moro hanno scompaginato le Brigate rosse e i primi pentiti hanno cominciato a provocare raffiche di arresti. Il 7 dicembre dell'82, su un autobus, nei pressi dell'ospedale san Camillo, Virginia e Luigi Novelli vengono riconosciuti. Dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri, finiscono in manette. Otto mesi dopo nasce Elisa, e loro, si sposano con il matrimonio religioso a Rebibbia. ሠil 18 settembre 1983. Elisa, battezzata lo stesso giorno, rimarrá  per un anno in carcere con la madre.

 

Nel 1988 arriva la sentenza del Moro ter, che trasforma la condanna a 14 anni per banda armata, in ergastolo, Marina Petrella è di nuovo libera per decorrenza termini. Non aspetterá  in Italia la decisione definitiva della Cassazione e si rifugia a Parigi. La Francia di Mitterrand l'accoglie, le concede una carta di lavoro. E lei vive alla luce del sole. Poco dopo incontra un ragazzo francese di origine algerina. Hanno una figlia e vanno a vivere insieme ad Agenteuil.

 

Nel 2002, peró, a Parigi il vento è giá  cambiato. Da Roma arriva, firmata dall'allora ministro della giustizia, Roberto Castelli, la richiesta di estradizione per 12 ex terroristi e Marina Petrella fa parte dell'elenco. Ma lei non è piú Virginia, la sua esistenza è un'altra, fa l'assistente sociale nella banlieue dove abita. La richiesta di estradizione viene ripresentata al collega francese da Clemente Mastella, divenuto Guardasigilli, e il 21 agosto 2007, mentre si trova in auto con la figlia piccola, viene fermata e identificata.

 

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