News per Miccia corta

21 - 06 - 2008

Praga, 1968. Arrivano i nostri...

 

(Liberazione, sabato, 21 giugno 2008)

 



 

Il fotografo Magnum Josef Koudelka racconta i giorni dell'occupazione. «La storia scorreva sotto i miei occhi increduli»

 

Roberta Ronconi




A Piazza Venceslao sono le 17.00 in punto del 22 agosto. I praghesi, che sino a mezz'ora prima affollavano numerosissimi lo slargo nel pieno centro della cittá , sono scomparsi. Il braccio e l'orologio che si vedono nella foto sono di un amico di Josef Koudelka, uno dei tanti che il giovane fotografo praghese aveva reincontrato in quei giorni nelle piazze e lungo le strade della sua cittá .

In realtá  in quel 22 agosto 1968, secondo giorno dell'occupazione ufficiale di Praga da parte dell'esercito sovietico, si era diffusa in cittá  la notizia di una manifestazione di piazza contro gli occupanti. I carri armati avevano circondato la piazza, i cannoni e le mitragliatrici erano puntati sui marciapiedi. Nessuno si fidava di nessuno, le informazioni che giungevano dalla radio ufficiale erano pilotate dai sovietici, in molti pensavano che la manifestazione fosse una falsa notizia, una provocazione per dare all'esercito un pretesto sufficiente per sparare. Ma la gente arrivava a gruppetti lo stesso, per cercare di capire quale fosse la veritá . Poco prima delle cinque Piazza Venceslao era animata, ma una volante della pubblica sicurezza con un megafono cominció a girare in tondo invitando tutti a non rispondere alla provocazione e a lasciare immediatamente la piazza. Un carro armato inizia a girare la torretta, in cerca di un obbiettivo. Alle cinque in punto la piazza è vuota. Solo i tank lungo i viali restano minacciosi in attesa.

Josef Koudelka in quei giorni ha trent'anni. E' giá  un fotografo affermato e i suoi scatti teatrali sono stati premiati dall'Unione degli artisti cechi. Quando i sovietici occupano Praga, Koudelka è tornato da appena un giorno dalla Romania dove stava preparando un lungo lavoro sui gitani.

«Era la notte del 20 agosto quando un'amica mi chiama al telefono per dirmi che i sovietici sono entrati in cittá  con i carri armati - racconta il fotografo -. Non le credo, era notte fonda e pensavo fosse uno scherzo goliardico. Mi dovrá  chiamare altre tre volte prima di farmi alzare dal letto».

Da quei giorni sono passati quaranta anni e Koudelka non vive piú a Praga dal 1970. Dal 1987 è cittadino naturalizzato francese, ultimamente vive a Barcellona e parla castigliano. Camicia verde di cotone grosso, jeans neri e capelli lunghi arruffati sale e pepe, Koudelka ha una faccia dispettosa e vivace.

Lo incontriamo a Milano, al Centro internazionale di fotografia Forma (societá  che unisce la Fondazione Corriere della Sera e l'agenzia Contrasto) che fino al 7 settembre ospiterá  i suoi scatti sull'invasione di Praga.

Soprattutto nelle prime ore dell'occupazione, Koudelka fu l'unico ad essere per le strade della cittá  con la sua macchina. Grazie ad una serie di fortunose vicende, le sue foto dell'invasione riusciranno ad uscire dal paese dieci giorni dopo l'inizio di quegli eventi. Arrivate negli Stati Uniti, l'agenzia Magnum decide di pubblicarle per il primo anniversario della primavera praghese, nel 1969, in forma anonima. Kudelka e la sua famiglia erano ancora in Cecoslovacchia e i rischi sarebbero stati troppo alti. Il reportage del "fotografo ceco anonimo" riceve quello stesso anno il premio Robert Capa.

Di ricordare quegli anni e quegli eventi, Koudelka non ha voglia. « Guardi le foto, se dicono qualcosa saranno loro a parlarle di quei giorni. Io non ho piú nulla da dire al proposito».

Non è vero. Le parole che con un po' di fatica riusciamo a strappargli testimoniano che la memoria è fresca e a tratti ancora dolorosa.

Faccia uno sforzo e ci racconti Koudelka, anche se non ne ha voglia. Perché lei, dei giorni di Praga, non è stato solo fotografo d'eccezione, ma anche testimone. E in questo secondo ruolo ha, se mi permette, il dovere di parlare e di ricordare.

Ha ragione, se la mette cosí faró uno sforzo.

 

Li stavate aspettando? A Praga girava la voce che i sovietici sarebbero arrivati?

Ma scherza? Assolutamente no, nessuno sapeva nulla. E anche quando li abbiamo visti, non volevamo crederci. Qualcuno pensava che in realtá  ci fosse stata un'invasione tedesca e che i russi fossero arrivati al volo per salvarci.

 

A proposito, si dice che Dubcek, anni dopo, amasse raccontare la barzelletta dei due vecchi coniugi a letto nella notte del 20 agosto. Per farla breve, finiva che lei agitata si affacciava alla finestra e diceva a lui, che invece voleva continuare a dormire: «Svoboda, Svoboda, guarda che ci sono i carri armati per le strade. Ci stanno invadendo!». E lui, senza scomporsi: «Non ti preoccupare, adesso arrivano i sovietici e ci liberano».

Non la sapevo. Spero per Dubcek che facesse ridere, ma allora non sarebbe suonata come una barzelletta, le cose stavano esattamente cosí. Il 21 agosto del 1968 la gente uscí di casa senza capire cosa era successo. Molti andavano a lavoro o all'universitá . Si avvicinavano ai carri e tentavano di parlare con i soldati. Quelli che non si intendevano di divise, cercavano addirittura di parlare con loro in tedesco...

 

I soldati, dal canto loro, nelle foto hanno facce spaesate, guardano in giro, spesso in alto...

E' esattamente cosí. I soldati semplici erano partiti senza sapere esattamente cosa dovessero fare. Gli avevano detto che a Praga era in atto una controrivoluzione, che c'erano dei revisionisti ovunque pronti a sparare. Loro entrano in cittá  esattamente come si vede nelle foto, guardando in alto, sui tetti, alla ricerca dei cecchini. Invece si trovarono di fronte un popolo prima spaesato, poi arrabbiato ma assolutamente pacifico. Ed è dura fare la guerra a qualcuno che non ti spara e non ti provoca, molto dura.

 

Lei è riuscito a fotografare tutto, da qualsiasi luogo. Ci sono persino suoi scatti presi dal tetto di un blindato.

Andavo in giro come un pazzo con le mie macchine. Non sceglievo nemmeno l'oggetto, mettevo l'occhio nell'obbiettivo e scattavo. Succedeva tutto davanti ai miei occhi, la storia mia e del mio paese stava cambiando davanti al mio obbiettivo. Mi hanno fermato varie volte, ma ogni volta anche con l'aiuto di altri, sono riuscito a sfuggire e a salvare i rullini.

 

Se dovesse dire, a quaranta anni di distanza, quale è la testimonianza piú forte che queste foto ci restituiscono?

A me fa impressione vedere quanti piccoli uomini e donne siano stati capaci di contrapporsi, anche solo con le mani nude e con le parole, alla violenza di quell'esercito e alla forza di quelle armi. Lo trovo un grande messaggio: persone qualunque che possono fare grandi cose.

 

Come riuscirono ad uscire da Praga questi rullini?

Mi aiutarono Anna Fá rová , storica ceca della fotografia e Eugen Ostroff dello Smithsonian Institute. Quest'ultimo, in quei giorni a Praga e presto in partenza per gli Usa, mostró gli scatti a Elliott Erwitt, allora presidente della Magnum Photos.

 

Perché ci ha messo quarant'anni per tirare fuori questi scatti?

Non lo so, forse perché sono uno stupido. Nel senso che, dopo gli undici scatti scelti subito da Magnum e pubblicati, non ho piú pensato a quelle foto per tanto tempo. Solo ultimamente un amico, mentre lavoravo al mio infinito libro sui gitani rumeni, anche quello in lavorazione da quarant'anni, mi ha detto: «ma che fai, pensi al quarantennale degli zingari e non a quello della Primavera di Praga?». Aveva ragione. Soprattutto oggi, guardando questi scatti esposti per la prima volta qui a Milano mi rendo conto che restituiscono una cronaca importante.

 

Giá , anche perché le fotografie, rispetto ad altri mezzi di comunicazione, hanno il pregio di non poter essere facilmente smentite.

E' la loro grande forza. Senza di loro, in molti casi non ci sarebbe giustizia né veritá .

 

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I sette giorni che sconvolsero Praga

 

20 agosto, martedí

Alle 20.00 circa, la presidenza del Comitato centrale del Partito comunista cecoslovacco inizia a discutere della situazione politica interna. La parte collaborazionista dei vertici del Partito comunista cecoslovacco spera nella destituzione di Dubcek e in un successivo invito formale agli eserciti del Patto di Varsavia a "legittimare" l'invasione. L'accesa discussione si protrae fino all'entrata degli eserciti stranieri nel territorio cecoslovacco.

Dopo le 23.00 , il Capo del governo Oldrá­ch Cerná­k viene a sapere che gli eserciti del Patto di Varsavia hanno oltrepassato la frontiera cecoslovacca.

 

21 agosto, mercoledí

Dopo l' 1.00 , la presidenza del Comitato centrale del Partito comunista cecoslovacco a maggioranza (7 membri contro 4) approva il testo dell'appello chiamato "A tutto il popolo della Repubblica socialista cecoslovacca" che qualifica l'invasione come un atto di violazione non solo dei principi basilari tra gli stati socialisti ma anche una violazione delle norme fondamentali del diritto internazionale. Inoltre invita i cittadini della Repubblica a mantenere la calma e a non opporre resistenza agli eserciti occupanti.

Dopo l' 1.30 i paracadutisti sovietici occupano l'aeroporto Praga-Ruzyne, da dove sbarcano i mezzi di combattimento che prendono la via di Praga.

Ore 2.14 : un gruppo di cittadini tenta, senza successo, di entrare nel palazzo della Radio; successivamente iniziano a riunirsi a piazza Veneslao, a piazza della Cittá  Vecchia e in altre parti del centro di Praga.

Dopo le 3.00 il Capo del governo Oldrá­ch Cerná­k viene arrestato dai paracadutisti sovietici.

Ore 4.30 : riprendono le trasmissioni della Radio cecoslovacca, viene diffuso l'appello del Comitato centrale e le notizie e i commenti riguardanti l'invasione delle armate alleate.

Ore 4.50 : la colonna dei carri armati e i mezzi blindati si dirigono verso il palazzo del Comitato centrale del Partito comunista per circondarlo. Sul posto viene ucciso un giovane di vent'anni. Nell'ufficio del Primo Segretario Alexander Dubcek vengono trattenuti, sotto la minaccia dei mitra, Josef Smrkovsky, Frantisek Kriegel, Josef Spacek, Bohumil Simon, Zdenek Mlyná¡r, Vaclav Slavik e Stefan Sá¡dovsky.

Intorno alle 5.25 la stazione radiofonica collaborazionista Blatava trasmette la Dichiarazione della Tass sull'invasione degli eserciti del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia in cui si sostiene che gli eserciti sono stati invitati dai rappresentanti del partito e del governo cecoslovacco.

Vero le 7.00 appaiono i primi carri armati vicino alla sede della Radio cecoslovacca su viale Vinohradská¡. Negli scontri tra i cittadini non armati e gli occupanti perdono la vita 17 persone, 52 vengono feriti e ricoverati in ospedale. La Radio viene occupata intorno alle 9.00

Dopo le 14.00 il capo del governo Cerná­k e Bhumil Simon vengono condotti all'aeroporto e trasferiti fuori dal territorio cecoslovacco per essere internati.

Alle 22.00 , dopo gli spari dei bengala, unitá  sovietiche aprono il fuoco su Praga.

 

22 agosto, giovedí

Alle 11.00 la filodiffusione interrompe le trasmissioni.

Alle 11.18 a Praga, si riunisce il XIV congresso straordinario del Partito comunista cecoslovacco. I delegati approvano i documenti contro l'occupazione ed eleggono la nuova presidenza del Comitato centrale del Partito comunista cecoslovacco con a capo Dubcek, assente

Alle 12.00 inizia lo sciopero generale contro l'invasione.

Alle 17.00 i praghesi ascoltano l'appello della Radio cecoslovacca e della polizia, rinunciando alla manifestazione di piazza Venceslao.

Intorno alle 21.00 al Castello inizia il negoziato tra la delegazione dei collaborazionisti del Partito comunista cecoslovacco e il presidente Svoboda, per conto del governo operaio-contadino, ma l'incontro viene interrotto a causa della decisione di Svoboda di partire per Mosca per parlare direttamente con Breznev.

 

23 agosto, venerdí

Alle 8.45 la Radio cecoslovacca trasmette il discorso del presidente Svoboda, in cui comunica

la partenza per Mosca, in vista dei negoziati sulla situazione in Cecoslovacchia.

Alle 9.30 il presidente Svoboda parte con Gustav Husá¡k, Martin Dzáºr, Basil Bil'ak, Alois Indra, Jan Piller e Bohuslav Kucera per Mosca, ma con un mandato limitato.

Dalle 12 fino alle 13 si svolge lo sciopero generale contro l'invasione.

Dopo mezzogiorno Dubcek e Cerná­k vengono trasportati a Mosca.

 

24 agosto, sabato

In mattinata interviene all'Onu il ministro degli Esteri cecoslovacco. Nel pomeriggio altri dirigenti del partito comunista ceco vengono spediti a Mosca.

 

25 agosto, domenica

Alle 12.00 il governo cecoslovacco ringrazia quei cittadini che vanno al lavoro anche di domenica. Secondo il governo, in questo modo avrebbero attenuato le conseguenze economiche dell'invasione e avrebbero sostenuto gli organi costituzionali.

A notte inoltrata si riunisce al Cremlino la delegazione "cecoslovacca" (eccetto Dubcek, indisposto, Kriegel internato e Indra ricoverato all'ospedale) per discutere le tesi principali del cosiddetto Protocollo di Mosca. La riunione finisce tra le due e le tre del mattino del 26 agosto.

 

26 agosto lunedí

Nel tardo pomeriggio inizia al Cremlino il negoziato cecoslovacco-sovietico che si conclude con le firme del cosiddetto Protocollo di Mosca.

 

27 agosto martedí

Alle ore 8.05 la radio cecoslovacca comunica che tutti i partecipanti ai negoziati moscoviti sono rientrati in patria.

Alle 14.10 la radio cecoslovacca trasmette il comunicato ufficiale dei negoziati moscoviti, ma il contenuto del Protocollo di Mosca rimane segreto.

Prima delle 15.00 intervieene alla radio il Presidente Ludvik Svoboda.

Intorno alle 17.30 interviene Alexander Dubcek con un discorso molto partecipato. Si appella all'unione della nazione, alla prudenza e condanna i commenti critici nei confronti dei negoziati moscoviti.

 

(cronistoria ripresa dal volume "Invasione, Praga 68. Josef Koudelka", pubblicato da Contrasto)

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