News per Miccia corta

19 - 06 - 2008

Praga 68, l'insostenibile leggerezza di un fotografo contro i carri armati

 

 

 

(la Repubblica, giovedí, 19 giugno 2008)

 


 

 

 

 

 

ROBERTO MUTTI

 


 

I soldati seduti sulla torretta di un carro armato, la sigaretta fra le labbra e il Kalashnikov sul petto, ascoltano perplessi i discorsi della folla che sta loro attorno. Si capisce l'imbarazzo di chi affronta una situazione ben diversa dalla versione ufficiale perché nel centro di Praga non sono di fronte a un "golpe controrivoluzionario" ma a un popolo che crede all'idea del "socialismo dal volto umano", la via indicata dal segretario del partito comunista Alexander Dubcek e da Ludvik Svoboda, il presidente della Cecoslavacchia dal cognome sorprendente (in ceco, "libertá ").

In mezzo alla folla si muoveva un giovane fotografo che non smetteva di scattare cogliendo i primi piani dei volti, i ragazzi che urlavano contro il carro armato che avanzava fra i bei viali di Praga. Il fotografo si chiamava Josef Koudelka e stava realizzando uno di quei reportage in bianconero che segnano la storia perché sanno coglierla nella sua drammaticitá : oltre che dei cinquemila carri armati e delle 12 divisioni del Patto di Varsavia che il 20 e 21 agosto 1968 stavano invadendo la Cecoslovacchia, quelle immagini in bianconero parlano della fine delle speranze e della brutalitá  del potere.

A quarant'anni di distanza, l'intero reportage viene riproposto in una mostra – si inaugura oggi alle 18,30 da Forma – realizzata dallo stesso Koudelka, oggi diventato un'icona del fotoreportage, che ha voluto proporla in modo giornalistico. Nessuna concessione alla fotografia fine art e alla stampa tradizionale, ma grandi pannelli su cui sono impaginate immagini stampate in digitale che vogliono conservare la forza della denuncia. A suo tempo solo alcune fotografie, uscite clandestinamente dalla Cecoslovacchia, vennero pubblicate dai giornali di tutto il mondo. Erano firmate P.P., "praguese photographer", sia per difendere nell'anonimato Koudelka che ancora era a Praga, sia per far capire che si trattava di uno sguardo collettivo. Ora tutte le immagini tornano con quella forza espressiva che non hanno mai perso anche se erano i giornali ad essersene dimenticati. Lo aveva ricordato Milan Kundera nel suo romanzo L'insostenibile leggerezza dell'essere: la fotografa emigrata che portava ai periodici le fotografie dell'invasione di Praga si sentiva rispondere che i lettori erano stanchi di quelle ormai vecchie notizie e le suggerivano di proporre fotografie di fiori. Per fortuna Koudelka quel suggerimento non l'ha seguito.

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