News per Miccia corta

11 - 06 - 2008

Chavez: «La guerriglia non ha piú senso. Le Farc rilascino tutti»

 

 

 

(Liberazione, mercoledí, 11 giugno 2008)

 


 

Angela Nocioni

 


 

Rio de Janeiro

A cambio di niente. E' la contropartita che Hugo Chá vez ha offerto alle Farc perché rilascino tutti gli ostaggi. Quello che c'è realmente sul piatto è l'offerta dell'asilo politico per i capi guerriglieri, probabilmente in Francia. Stremate, decimate negli ultimi mesi dall'assedio dell'esercito e dalle fughe di guerriglieri, le Farc possono scegliere se restare nella selva e tentare di resistere militarmente ancora qualche tempo o se decidere di giocare una partita politica utilizzando la mediazione venezuelana. Sopravvivere per loro è sempre piú difficile. Braccate, a volte affamate, costrette a spostarsi in continuazione nella jungla portandosi dietro i sequestrati (quasi 700) e un minimo di rifornimenti.

«E' arrivata l'ora che liberiate tutte gli ostaggi» ha detto domenica il presidente venezuelano mettendosi «agli ordini» del nuovo comandante delle Farc, Alfonso Cano.

«C'eravamo quasi riusciti l'anno scorso - ha detto Chá vez - poi il cammino si è chiuso perché le pressioni statunitensi e di alcune forze interne colombiane sono state molto dure». Si riferisce al suo incontro programmato con Manuel Marulanda, capo storico delle Farc, proibito dal veto del presidente colombiano Alvaro Uribe.

«Di questi tempi in America latina è fuori dal senso delle cose un movimento guerrigliero: bisogna dirglielo alle Farc, questo avrei detto io a Marulanda» ha ripetuto Chá vez.

C'è andato pesante: «I guerriglieri devono sapere una cosa: sono diventati una scusa per l'impero statunitense per minacciare noi tutti. Sono la scusa perfetta. Il giorno in cui ci sia la pace in Colombia, l'impero avrá  perso la sua scusa».

Per essere il primo appello pubblico alle Farc dopo la morte di Marulanda, è un appello politicamente molto aspro quello del presidente venezuelano. Liberate gli ostaggi, tutti, dice Chá vez. E fatelo senza esigere contropartite pubbliche.

Come successore di Tirofijo il secretariado delle Farc ha scelto Alfonso Cano, il cui vero nome è Guillermo Sá¡enz. E' considerato un teorico, ma è stato a lungo capo del blocco occidentale della guerriglia. Sarebbe sua l'idea di chiedere per lo scambio tra ostaggi e detenuti la smilitarizzazione di due municipi controllati dall'esercito. Questo è il punto su cui, ufficialmente, si è sempre arenato ogni tentativo di trattativa tra governo e guerriglia: Uribe quei due municipi non li vuole smilitarizzare e le Farc non rinunciano alla condizione. Cano non ha ancora sessant'anni, viene da Bogotá .

Ha fondato il partido comunista clandestino. Le Farc hanno scelto lui, teoricamente un negoziatore, invece di Jorge Briceño, alias el Mono Jojoy, braccio destro di Tirofijo.

Difficile supporre, peró, che questo significhi la prevalenza di un'ala incline al dialogo su un'altra piú puramente militare. Non esistono falchi e colombe nel mezzo della selva. Esiste un secretariado, un organo collettivo dove le posizioni non sono identiche, vari fronti militari spesso impossibilitati a comunicare fra loro e una situazione di grande difficoltá  per la guerriglia. L'esercito, armato di tutto punto dagli Stati uniti che forniscono denaro, istruttori e tutto l'appoggio tecnico e politico possibile, ha carta bianca dal presidente Alvaro Uribe. In fuga per la selva, con problemi di rifornimento e disseminate di infiltrati, le Farc possono resistere come hanno fatto giá  altre volte in momenti bui, ma potrebbero anche decidere di utilizzare i loro ostaggi non piú per uno scambio con 500 guerriglieri detenuti, come chiesto finora, ma come moneta con cui pagarsi la salvezza. Ingrid Betancourt, l'ostaggio piú prezioso, in cambio di un asilo politico per i capi, per esempio. Il presidente francese Sarkozy è disposto a grandi gesti per incassare politicamente il risultato della liberazione della ex candidata dei verdi alla presidenza colombiana. E al secretariado potrebbe convenire mettersi al sicuro piuttosto che perdere la guerra miseramente, con defezioni continue. Le fughe di guerriglieri sono quotidiane. La possibilitá  di una sconfitta militare, evidente.

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