News per Miccia corta

08 - 06 - 2008

«NO, LA STELLA GIALLA SULLA GIACCA, NON L'ACCETTO. SE ME LA METTETE, IO ME LA STRAPPO. E SE ME LA RIMETTETE, IO ME LA RISTRAPPO»

 

 

(da lastorianascosta.com) 

 

di MARIO FERRANDI



«No, no, cari amici. Mi sono gettato anima e corpo in questa prospettiva di incontro perchè i figli delle vittime dicevano, Calabresi per primo, di voler USCIRE da una logica di macerazione, incomprensibilitá , odio e isolamento ed esattamente perchè ritenevo e ritengo che esistano doveri CIVILI da parte di chi ha avuto responsabilitá  dirette nella tragedia di quegli anni nei confronti delle giovani generazioni, perchè simili tragedie NON SI RIPETANO, In secondo luogo, l'iniziativa di Calabresi, ai miei occhi, aveva il merito di mostrare come in questo paese non abbiano funzionato e non esistano di fatto dispositivi dignitosi ed efficaci di sostegno alle vittime della violenza, un vuoto da colmare non con la retorica ma con leggi e disposizioni amministrative trasparenti e valide come quelle che gli altri paesi europei hanno messo a punto. Poi, la questione di una giustizia riparativa, che impegni gli autori di reati contro la persona a elaborare la natura personale e sanguinosa dei danni inflitti e a inserire nel concetto costituzionale astratto di reinserimento come fine della pena una precisa misura di contributo personale alla riparazione. Ma qui non siamo di fronte a un intento costruttivo, mi capite? E' semplicemente questo il punto. Non siamo di fronte nemmeno a drammi personali e familiari; siamo di fronte a un paio di organizzazioni strutturate, con direttivi nazionali, regionali, locali, con una strategia precisa e una tabella di marcia che ha come unica, evidente, straripante, martellante e coerente richiesta la vendetta postuma nei confronti di una lista nominale e casuale, estratta dai media, di anziani ex detenuti che hanno scontato la pena, e che tentano di reinsersi come possono e come riescono a fare, con oggetto PROPRIO i loro piani di trattamento carcerario e post-carcerario, e PROPRIO perchè e in quanto lo hanno seguito con successo e ne hanno ottenuto pubbico riconoscimento. Tutti i nessi di causa-effetto sono stati rovesciati. La strategia di queste organizzazioni è: estrarre almeno, dopo 30 anni, quel poco ancora di umiliazione e afflizione possibile nei confronti di questi relitti e delle loro famiglie sfatte. Non c'è altro. Una lista. Una lista casuale di un centinaio di pregiudicati per reati di terrorismo estratti a caso tra 20.000, e praticamente tutti di sinistra. Attenzione, lungi da me, parte in causa come sono, sindacare la libera scelta di queste organizzazioni. Ne ho parlato direttamente con il presidente milanese Iosa, dialoghiamo con rispetto e stima, mi ha finalmente inserito nella 'lista', non c'ero e sono onorato di esserci entrato a mia volta, il mio posto è quello. Lo conosco da 20 anni e sono sicuro che è a disagio anche lui, ma conosco la disiplina di una organizzazione, so bene che presa una decisione poi si procede. Io poi parlo solo per me, noi ex non abbiamo per scelta piú mantenuto niente di simile, se non una rete di sostegno personale e familiare reciproco basato semplicemente sul comune stato di necessitá .
Semplicemente dico: su questa base, non si puó costruire nulla di positivo, fermiamoci qui, un primo tentativo è stato fatto, magari piú avanti si creeranno condizioni diverse, il contatto è stabilito, ma la stella gialla sulla giacca, se me la mettono, me la strappo; me la rimettono? Me la ristrappo. Lo so anch'io cos'è svegliarsi di notte con i volti degli amici e dei compagni uccisi o suicidatisi e dei familiari morti di dolore. E' proprio per questo che avverto il dovere di rifiutare questa base di discussione».


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