News per Miccia corta

08 - 06 - 2008

Tommie Smith e Lee Evans: «Quei nostri pugni al cielo hanno aperto la strada a Obama»

 

 


(Liberazione, 8 giugno 2008)


Tommie Smith fra l'australiano Norman e John Carlos sul podio dei 200 metri a Messico 68

Vittorio Bonanni

 



Un cronista scomodo, due atleti scomodi. Non poteva cominciare meglio la settimana dedicata a Gianni Miná  e ai suoi cinquant'anni di attivitá  professionale. Ieri alla conferenza stampa di presentazione, aperta a tutti, ed organizzata presso la Casa del Cinema di Roma, ad affiancare un giornalista capace di parlare di musica, sport, politica, e che annovera tra le sue amicizie e incontri i Beatles, Fidel Castro, Rigoberta Menchú e Maradona, tanto per fare solo pochi nomi, c'erano due uomini d'eccezione. Tommie Smith e Lee Evans, sono questi i nomi dei due ospiti per la prima volta in Italia: il loro pugno chiuso, innalzato per protesta in occasione della premiazione delle olimpiadi di Cittá  del Messico del 1968 fece il giro del mondo. Rivederli a quarant'anni di distanza fermamente convinti della giustezza di quel gesto è stata una delle emozioni piú importanti che Miná  potesse regalarci. Dopo gli interventi di Mario De Simone, direttore generale Pala Expo, di Barbara Scaramucci, direttore di Rai Teche, e del nuovo assessore alla cultura del Comune di Roma Umberto Croppi, quel giornalista «troppo anticonformista e dunque troppo scomodo» - come lo ha definito Felice Laudadio, direttore artistico dell'istituzione cinematografica romana - ha voluto prendere atto del rispetto a lui manifestato da molti, malgrado «il dissenso sul mio lavoro». Gianni Miná  ha voluto presentare il programma della sei giorni che parte oggi fino al 14 giugno alla Casa del cinema. «Sono trenta opere - ha detto il direttore della rivista Latinoamerica - venti, venticinque delle quali sono documentari, mentre cinque o sei sono programmi tv, dove ho sempre cercato l'innovazione. Ci sono due puntate di "Blitz", il programma del secondo canale concorrente di "Domenica in", degli anni '80». Miná  ha voluto ricordare a questo proposito «una puntata di alta classe, meravigliosa, con Pino Daniele e Massimo Troisi, dove c'è un pezzo di diciannove minuti che è una lezione di che cosa significa intrattenimento in televisione». «Il resto - ha concluso il giornalista - è la cronaca del mondo raccontata da uno che ha avuto maestri come Antonio Ghirelli e Maurizio Barendson, che gli hanno insegnato a camminare, ad andare a vedere di persona, a verificare». Come quando undici anni dopo le storiche olimpiadi in Messico andó a trovare negli Stati Uniti proprio Tommie Smith, sociologo, laureato anche in educazione fisica, che era tornato ad allenare e a lavorare dopo appunto undici lunghi anni di emarginazione, per realizzare un documentario proiettato ieri nel corso della conferenza stampa. Nel filmato compare anche Lee Evans, che Miná  incontró invece a Roma, dopo che il campione aveva deciso di trasferirsi in Africa dove aveva fatto l'allenatore per vent'anni. I due atleti neri non hanno avuto esitazione a ribadire la validitá  del loro impegno ieri come oggi. Alla domanda se il loro gesto possa aver aiutato Barack Obama nella corsa per la Casa Bianca, Smith ha risposto cosí: «Quello che io e Lee abbiamo fatto a Cittá  del Messico nel 1968 ha aperto la strada a molti ragazzi, come anche ad Obama. La gente ha potuto godere di una maggiore libertá  in un sistema che non assicurava il pieno rispetto dei nostri diritti. Noi forse abbiamo compiuto un sacrificio che peró è servito a dare agli altri un'occasione, una possibilitá . Obama è il candidato migliore che noi possiamo avere in questo momento, capita che sia nero e questo significa due cose: che noi siamo neri e noi possiamo farcela». Lee Evans ha voluto ricordare la sua battaglia contro la partecipazione della Rodhesia alle Olimpiadi di Monaco del 1972: «Quello era un regime illegale e razzista - ha detto Evans - la Gran Bretagna aveva concesso l'indipendenza al paese africano ma il presidente Ian Smith non era disposto a far partecipare dei neri ai giochi olimpici. In questo contesto sapevamo quali giorbalisti erano in grado di raccontare le nostre idee e Gianni era tra questi. Proponemmo un boicottaggio delle Olimpiadi e ci rivolgemmo al Consiglio africano dello sport che ci chiese un sostegno come atleti americani a favore dei fratelli africani per evitare la partecipazione della Rodhesia: questo è esattamente quello che successe». E a proposito di Olimpiadi Tommie Smith ha voluto affrontare il tema del problematico appuntamento cinese: «Ancor piú che a Cittá  del Messico gli atleti che si recheranno in Cina non potranno ignorare i problemi del Tibet ma anche del Darfour e di tante altre parti del mondo. L'impatto mediatico di un evento di questa portata è enorme, qualsiasi cosa accada si saprá  in simultanea in tutto il mondo. Non invidio gli atleti che saranno a Pechino, saranno controllati, tutti i loro gesti saranno analizzati. Ma che tu sia un atleta o no non puoi ignorare quanto accade intorno a te. Io andró a Pechino e la prossima volta che ci vedremo vi racconteró cosa ho visto».

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