News per Miccia corta

05 - 06 - 2008

Gorbaciov: ``Via Lenin dalla Piazza Rossa``

 

(la Repubblica, giovedí, 05 giugno 2008)

 


 


"Gesto simbolico contro la carenza di memoria" Ma i comunisti insorgono

 

LEONARDO COEN

 


 

MOSCA - L'ex presidente dell'Urss Mikhail Gorbaciov presenta nella modernissima sala conferenze dell'agenzia Interfax un progetto per trasformare il sinistro carcere moscovita di Butyrka in un Memoriale delle vittime del terrore staliniano: in quella prigione finí, tra gli altri, pure Alexsandr Solgentsyn. La proposta-appello è avanzata da un folto drappello di difensori dei diritti umani, di intellettuali ed artisti come il poeta Evgenij Evtushenko, il regista Alexei Guerman e il premio Nobel per la fisica Vitali Ginzburg. Ma Gorbaciov non si limita a perorare con tutta la sua autorevolezza questa importante iniziativa contro la carenza di memoria storica e la mistificazione del passato attualmente in voga, specialmente in tv. Pretende qualcosa di piú. Un gesto altamente simbolico e provocatorio: rimuovere la mummia di Lenin dal mausoleo della Piazza Rossa per inumarla, «il mio punto di vista è che ora non si debba fare i becchini ma arriverá  necessariamente un tempo in cui non ci dovrá  piú essere il cimitero vicino alle mura del Cremlino come non deve esserci il corpo di Lenin. Lui deve essere interrato, lo voleva la sua famiglia».

L'idea di seppellire Lenin non è nuova, ma negli ultimi tempi è sempre piú ricorrente. Lo vuole la Chiesa ortodossa che non ha mai apprezzato il rito «pagano» del pellegrinaggio al mausoleo nella stessa piazza della celebre chiesa di san Basilio.

Il primo a sollevare la questione fu Boris Eltsin, ma evitó di andar oltre perché i comunisti erano ancora molto forti e la loro indignazione avrebbe potuto scatenare reazioni incontrollabili. L'autunno scorso fu la volta del Cremlino a lasciar trapelare l'ipotesi di un referendum sulla rimozione della mummia di Lenin, sollevando un putiferio tra i comunisti. Era la vigilia del novantesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre e a Mosca, in quei giorni, si trovava Oliviero Diliberto, leader dei comunisti italiani, il quale prese la palla al balzo e dichiaró - scherzosamente? - che se proprio volevano cacciar Lenin via dalla Piazza Rossa, allora avrebbe fatto di tutto per portare la mummia a Roma. Apriti cielo!

Appunto. Guai a toccare Lenin. Andrei Vorobiev, ex ministro della Sanitá , presente alla conferenza stampa in qualitá  di co-firmatario dell'appello per il Memoriale Butyrka, si è messo a discutere in modo concitato con Gorbaciov: «A che serve farlo? Perché portarlo via? E' la nostra storia. Lí sono seppellite le persone che in tempi diversi sono state a capo del nostro paese».

Ivan Melnikov, vicepresidente del partito comunista russo e vicepresidente della Duma, ha dichiarato che i comunisti non lo permetteranno mai: «Non ci stupiamo di sentire cose del genere da parte di Mikhail Sergeevich perché lui è un grande specialista in ció che riguarda il portar via: ha giá  portato via la grande Unione Sovietica dalla mappa del mondo ed ora si è ricordato di non averlo fatto in tempo col grande Lenin». Tuttavia, aggiunge Melnikov, la mossa di Gorbaciov metterá  in imbarazzo le autoritá  e frenerá  i loro tentativi, «altrimenti sarebbe costretti a fare ció che Gorbaciov vuole». Meno ironici i dirigenti dell'organizzazione Comunisti di Pietroburgo e della regione di Leningrado che vogliono rivolgersi al comitato dei Nobel perché gli revochi il premio per la Pace: «Il suo appello di fatto è un invito alla guerra civile perché Lenin piace a piú di metá  dei russi».

Polemiche che non scalfiscono il pensiero-guida dell'ex presidente: combattere la «frenesia, consolidare la libertá  e la democrazia», ricordare il regime dispotico e sanguinario che soltanto nel biennio 1937-38 provocó 725mila vittime. In tv, ha denunciato Gorbaciov, si «edulcora» la figura di Stalin, «come è successo nel primo canale, e in certi manuali la vera storia cede il passo ai miti. Su questi terreni vaghi della memoria riappare la sinistra figura di Stalin come amministratore efficiente», e non come un despota, «bisogna completare il processo di riabilitazione, come nel caso dei 22mila soldati polacchi trucidati nel 1940 dalla polizia segreta staliniana a Katyn». La giustizia russa archivió il caso: vittime di crimini comuni.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori