News per Miccia corta

31 - 05 - 2008

Roma: strage del Circeo, in affidamento Guido, uno dei killer

 (Corriere della Sera, 30 maggio 2008)

 


 

 

di Fabrizio Caccia

Anche dopo quella notte di fine settembre 1975, la notte del massacro del Circeo, Angelo Izzo ha continuato a fare il massacratore. Andrea Ghira, invece, è finito sepolto a Melilla, nel cimitero dei legionari spagnoli. Solo di Gianni Guido non si era saputo piú nulla. Ma ecco la novitá : dall'11 aprile è "affidato ai servizi sociali".

Quindi Gianni Guido non è giá  piú un "detenuto". Dopo il lavoro, cioè, non deve tornare in carcere. La sera rientra nella casa dei genitori (a due passi dalla Nomentana) e dorme nel suo letto. Secondo il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), finirá  di pagare del tutto il suo conto con la giustizia tra poco piú di un anno, nell'agosto 2009. Ma intanto è un uomo libero. E non è poco. Oggi Guido ha 52 anni e gli ultimi 14 li ha passati in cella, ha studiato, si è laureato in Lingue e Letterature Straniere e non ha mai voluto farsi intervistare da nessuno. Il papá  Raffaele e la mamma Maria avrebbero preferito ovviamente che la notizia non trapelasse. In cuor loro, è naturale, vorrebbero tanto che questa storia venisse dimenticata per sempre. Ora temono, invece, lo scatenarsi di nuove polemiche, nuovi veleni. "Mio figlio ha pagato. E comunque non sará  facile rifarsi una vita alla sua etá  - sospira la signora Maria, discendente di un'importante famiglia di armatori napoletani Noi di sicuro in tutti questi anni non l'abbiamo mai abbandonato ". "Cosa fará  Gianni dopo aver espiato fino in fondo la sua pena? Non importa - aggiunge il padre, altissimo dirigente Bnl ora in pensione C'è qui la sua famiglia, ci siamo noi. La famiglia, secondo me, è l'unico posto dove un detenuto possa riuscire a reinserirsi. L'unica vera comunitá  di recupero, chiamiamola cosí, per chi esce dal carcere".

Nel momento in cui parliamo con gli anziani genitori, seduti nel salotto di casa, la sensazione fortissima, condivisa da un testimone, è che ci sia anche il figlio, Gianni, presente in una stanza attigua. Papá  Raffaele, gentilissimo ma inflessibile, non consente peró altre domande. Dall'11 aprile, dunque, Gianni Guido è diventato uno dei 450 "affidati" (ma prima dell'indulto erano dieci volte di piú) in carico all'Ufficio di esecuzione penale esterna di Roma e Latina. Del feroce terzetto che quella notte assassinó Rosaria Lopez e pensava di averlo fatto anche con la sua giovane amica, Donatella Colasanti, soltanto di lui si erano perse in qualche modo le tracce. Nel maggio "˜94, questa l'ultima notizia disponibile, fu catturato dalla squadra speciale del ministero dell'Interno (Digos, Ucigos e Interpol) a Panama, dove viveva sotto falso nome, quello di Claude Daniel Ibrahim Laurian, con tanto di passaporto libanese. Dopo l'estradizione, infine, fu rinchiuso a Rebibbia. Il 29 luglio 1976, dopo sette ore di camera di consiglio, i giudici di primo grado condannarono all'ergastolo Izzo, Guido e Ghira (l'unico latitante) per il massacro del Circeo. Le femministe presenti in aula esultarono. Giovani, belli e dannati. Ricchi e spavaldi, fanatici di destra ("Ci sentivamo cavalieri in guerra", disse una volta Izzo per descrivere la follia che li animava).

Solo Guido, in appello, ottenne la riduzione e se la cavó con 30 anni. Ma da quel momento, per l'ex studente del San Leone Magno, compagno di classe di Izzo nell'istituto privato piú esclusivo di Roma, inizió un'altra vita, altrettanto pericolosa, fatta di fughe e clandestinitá . Nell'81 evase dal carcere di San Gimignano. Due anni dopo fu arrestato in Argentina. Nell'85, dal penitenziario di Buenos Aires, nuova evasione. Poi sei anni di buio, piú nessuna traccia. Finchè il 23 novembre del "˜91 arriva a Panama, con un nome falso e un passaporto libanese pieno di visti. Ad attenderlo ci sono personaggi influenti. Il 2 dicembre in uno studio notarile costituisce una societá  finanziaria. Ma è solo una copertura, la societá  in realtá  non opera sul mercato peró gli serve per ottenere un permesso di residenza e il porto d'armi. Quindi, Guido si trasferisce a La Chorrera, sulla Carretera interamericana in direzione del Costa Rica. Abita in una casa bassa, non ancora ultimata che ha a fianco quattro capannoni per l'allevamento di migliaia di polli. Ormai, peró, gli investigatori italiani sono sulle sue tracce.

Hanno captato una telefonata tra il padre e un alto prelato del Vaticano. Il monsignore usa un linguaggio misterioso: "La mamma sta bene". Poi salta fuori anche un estratto conto con movimenti di denaro consistenti. La sua latitanza dorata termina il 28 maggio 1994. Oggi non c'è piú, purtroppo, Donatella Colasanti a cui chiedere un commento su tutta questa storia. Donatella morí a 47 anni, il 30 dicembre 2005, per un tumore al seno. L'ultimo sopruso ricevuto dalla vita. Quando seppe che Izzo, nell'aprile 2005, aveva ammazzato nelle campagne di Mirabello Sannitico, vicino Campobasso, anche Maria Carmela Linciano e sua figlia Valentina, appena una bambina, la superstite del massacro di 30 anni prima tuonó contro la giustizia: "Perché Izzo non era in carcere? Perché la semilibertá ?". Aveva scritto per anni al Csm, a tutti i ministri della Giustizia, chiedendo duri interventi per i responsabili. E invece ecco l'unica risposta che aveva avuto: altre due donne seppellite in un campo. "Ma Gianni non è come Izzo", è l'ultima cosa che dicono i genitori di Guido, prima di salutarci. E lo dicono convinti, quasi protestando, anche se sanno che ormai la partita è chiusa. E tutti in fondo hanno perso.

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