News per Miccia corta

29 - 05 - 2008

Un milione di ebrei non salvato. Angloamericani cinici?

 

 

(Liberazione, giovedí 29 maggio 2008)

 

 

Tonino Bucci

 

 


 

Piú che una notizia, è una mezza notizia. L'articolo pubblicato in tono dimesso su Repubblica di ieri l'altro informava i lettori che nel 1944 la Germania nazista voleva intavolare con l'Inghilterra una trattativa per lasciare uscire un milione di ebrei dell'Europa orientale in cambio di una contropartita in armi e denaro. L'operazione è gestita da Adolf Eichmann per conto di Heinrich Himmler. Gli ebrei sarebbero stati trasferiti tutti nella Spagna di Franco. Ma della trattativa non se ne fece nulla perché gli inglesi non la ritennero sufficientemente credibile.

Il fatto, si diceva, era giá  noto. E' stato semplicemente ripreso dal quotidiano catalano La Vanguardia che, a sua volta, cita documenti degli archivi britannici. Quel che peró colpisce nella pagina di Repubblica è il titolo apparentemente neutro con il quale si commenta il breve articolo: "Eichmann propose: in Spagna un milione di ebrei". A un lettore distratto - per non parlare di chi fa della storia un uso distorto per rivalutare il nazismo o per negare lo sterminio ebraico - le cose potrebbero apparire cosí: i nazisti non avevano in mente nessun progetto di genocidio degli ebrei tanto è vero che volevano trattare con gli inglesi per la loro liberazione. E potrebbero, in seconda battuta, identificare l'eroe dell'operazione nientemeno che in Eichmann. In aggiunta, la notizia non è di quelle che facciano brillare l'atteggiamento degli angloamericani. Perché, nella fattispecie, rinunciarono a intraprendere un'azione che avrebbe salvato la vita a un milione di individui. Abbiamo chiesto un commento a due intellettuali: Stefano Levi della Torre, saggista e docente di architettura, e David Bidussa, studioso di storia contemporanea e dell'ebraismo.

«Questa notizia riguarda il 1944 - dice Levi della Torre - anno in cui l'Asse nazifascista ha subíto sconfitte decisive. Le sorti della guerra erano praticamente segnate. Nel corso del '44 Himmler, il capo delle Ss, fa vari tentativi per dare uno sbocco alla sconfitta dei nazisti. L'operazione Eichmann rientra in questo quadro. Si pensava di utilizzare degli ostaggi per trarne una contropartita in denaro e in armi che, per paradosso, sarebbero servite a fare la guerra agli interlocutori della trattativa».

I negazionisti vedono in queste trattative il segno che il regime nazista non avesse pianificato una politica di sterminio. Uno dei loro cliché è che il sistema dei lager avrebbe comportato un dispendio di risorse insostenibile per un economia di guerra. «Ma infatti Hitler non era mosso da un criterio di economicitá . Credo che lo stesso Himmler, nell'intavolare la trattativa, agisse in contrapposizione al suo Führer. Hitler riteneva che la distruzione degli ebrei fosse la rivoluzione piú importante che il mondo potesse conoscere. Era un obiettivo per lui piú importante della stessa vittoria nella guerra. Lo sterminio nazista è uno degli eventi storici piú documentati di tutta la storiografia: reperti, fotografie, testimonianze».

Resta peró il fatto che il negazionismo non è solo una questione di metodo e argomentazione razionale. Anzi, combattere con le armi della storiografica significherebbe accreditare il negazionismo come una corrente scientifica, cosa che assolutamente non è. Il negazionismo è un intreccio di cliché, luoghi comuni, arcaismi persistenti nel senso comune, tenuti assieme dal disegno di rivalutazione del nazionalsocialismo. «Il negazionismo non rientra nella storiografia. E' un movimento di opinione ossessivo, dettato da interessi di giustificazione del nazismo. Non c'è nulla di scientifico». Eppure i media dovrebbero agire con piú cautela nella pubblicazione di presunti scoop storici e badare agli effetti dell'uso distorto della storia nel dibattito pubblico. «Non è mistero che anche in Italia, ormai, si stanno diffondendo opinioni interessate al revisionismo storico. Ma questo non scalfisce per nulla la realtá  documentata dei fatti. Il fatto che Himmler cercasse la trattativa nell'interesse della casta nazista non inficia la veritá  storica dello sterminio». Peró il dieniego degli inglesi getta una luce assai negativa su di loro. Sottovalutarono una trattativa che in fin dei conti avrebbe salvato la vita a un milione di ebrei. O no? «Si potrebbe citare anche il mancato bombardamento alle linee ferroviarie che conducevano ai campi di sterminio. Ma in quest'ultimo caso ebbero la meglio considerazioni tecniche. Gli angloamericani non misero a rischio strumenti bellici in un'operazione dagli esiti incerti. Ma non c'è dubbio che, in parte, ritenevano l'intervento su Auschwitz un'operazione secondaria. E qui, a mio parere, si puó condannare l'atteggiamento degli alleati. Lo stesso si puó dire dell'insufficienza con la quale gli inglesi sorvolarono sulla trattativa. Ma questo giudizio non sposta nulla riguardo alle responsabilitá  del nazismo. Del resto l'affidabilitá  dei nazisti nelle trattative era notoriamente bassa, molto bassa. Fatto sta che chiedevano in cambio degli ostaggi ebrei le armi per continuare la guerra».

Ma come si conciliava lo sterminio con le urgenze di un'economia di guerra? «E' stata anche studiata la contraddizione tra lo sterminio pianificato dai vertici nazisti e chi invece, come gli industriali tedeschi, avrebbe voluto sfruttare la manodopera per il lavoro forzato. Gli industriali non volevano che i deportati venissero uccisi subito perché, in questo caso, avrebbero dovuto reinsegnare le loro mansioni ad altri. Era una contraddizione "economica" tra la fabbrica di morte e le fabbriche che producevano per lo sforzo bellico. Ma l'una non esclude l'altra. Schiavismo di massa e genocidio coesistono».

Anche David Bidussa pensa che la trattativa Eichmann «non dimostra nulla. La veritá  è cruda: Eichmann dispone a sua assoluta discrezione della vita e della morte di un milione di ebrei. Quella massa per lui era merce di scambio che poteva indifferentemente essere utilizzata come contropartita di una trattativa o eliminata. Qui non stiamo parlando di spirito, ma di soldi. I negazionisti dicono che i problemi vanno affrontati con lo spirito. Ma qui c'è solo capitale. Non ci sono idealisti in divisa nazista che vogliono salvare gli ebrei. L'obiettivo è scambiarli per soldi. Punto».

Bidussa ridimensiona anche le corresponsabilitá  degli angloamericani. «Capisco che vista con gli occhi di oggi la vicenda possa essere imbarazzante. La guerra alla Germania nazista non era una guerra sui valori. Se cosí fosse stato allora sí, qui gli angloamericani avrebbero sicuramente perso una possibilitá  per dimostrare la propria diversitá  dai nemici. Ma quella non era una guerra sui valori. Dobbiamo calarci in quel contesto e valutare la storia non in base a un sistema di valori astratti senza tempo. La guerra al nazismo non fu una lotta contro l'antisemitismo. Il motivo fondamentale era la democrazia, non combattere l'antisemitismo. Diró di piú: anche per le potenze occidentali la questione ebraica era un problema. Faccio un esempio. Durante le ondate migratorie tra il '36 e il '39 verso gli Usa e l'Inghilterra, la capacitá  di accogliere questi individui era molto bassa. Questo non significa che quei regimi fossero completamente insensibili ai diritti umani. Il problema è che le amministrazioni degli Stati Uniti o dell'Inghilterra non avrebbe saputo come governare le proprie opinioni pubbliche se avesse accolto tutti gli emigrati ebrei. Sul piano della salvaguardia dei diritti, le societá  civili sono spesso molto piú indietro dei loro politici. E' cosí vero che oggi basta uscire di casa per rendersene conto. Non saprei dire se Churchill fosse antisemita o meno. Puó anche essere. Ma la questione è piú complessa, riguarda l'opinione pubblica, la cultura, il senso comune».

Ma perché gli angloamericani non bombardarono le vie d'accesso ad Auschwitz? «Inglesi e americani sapevano tutto, non c'è dubbio. E non l'hanno impedito. Ma io penso che quando si decidono azioni militari nel corso di una guerra i criteri sono altri. In ogni operazione bellica si deve tener conto dei rischi, dei benefici e dell'impatto sull'opinione pubblica. Il bombardamento su Dresda non era forse finalizzato a rompere il consenso della popolazione nei confronti del regime nazista? Stare da una parte non significa automaticamente che tutti gli atti compiuti da questa parte siano condivisibili».

Auschwitz era, per l'aviazione angloamericana, «un obiettivo lontano tra i quattromila e i seimila chilometri dalle postazioni di partenza. Non c'era possibilitá  di rifornimenti in volo. Avrebbero dovuto mandare le squadre aeree in territorio nemico senza possibilitá  di proteggerle? Non è ipotizzabile». Ma questo non significa annullare le differenze. «Un conto è ricostruire la storia, altra annacquare tutte le responsabilitá . C'è un punto chiaro: in Inghilterra e negli Usa, a differenza della Germania nazista, non c'è mai stato un campo di sterminio».

 

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