News per Miccia corta

28 - 05 - 2008

E dopo sessant'anni Berlino ricorda i gay dei lager nazisti

 

(la Repubblica, mercoledí, 28 maggio 2008)

 

 

 

Progettato da due architetti danesi è stato inaugurato ieri dal sindaco Wowereit

 

ANDREA TARQUINI

 

 

 


BERLINO

Bastava un bacio, o la soffiata d'un delatore, per finire nei Lager, per morire nelle camere a gas o sbranati vivi dai Dobermann delle Ss. Furono almeno cinquantamila gli omosessuali arrestati sotto il nazismo, e quindicimila di loro finirono nei campi di sterminio. I piú non tornarono. Da ieri, un monumento a Berlino li ricorda. E' un nuovo luogo della Memoria, nella capitale simbolo delle tragedie della Storia.

E' un semplice cubo grigio, sui quattro metri d'altezza. Sorge nel Tiergarten, il grande parco di Berlino, proprio di fronte alle 2711 steli del memoriale degli ebrei vittime dell'Olocausto. Michael Elmgreen e Ingar Dragset, i due artisti gay danesi e residenti a Berlino, ne sono gli autori. Un cubo grigio, non a caso: nella somiglianza con quel mare di steli granitiche di fronte, evoca i tragici destini paralleli: dell'ebraismo d'Europa e degli omosessuali, un'altra minoranza che i nazisti perseguitarono in modo spietato e sanguinario.

«Le discriminazioni ci colpiscono ancora oggi», ha detto, alla cerimonia inaugurale, il borgomastro-governatore spd di Berlino, Klaus Wowereit. Gay dichiarato, è un protagonista delle battaglie per i diritti alla paritá  degli omosessuali. Oggi la Germania ha in Berlino uno dei piú vivaci centri mondiali della cultura gay, e politici di rango e vip omosessuali in ogni schieramento: oltre a Wowereit, il leader del partito liberale Guido Westerwelle, il governatore cdu di Amburgo Ole von Beust, la conduttrice della tv pubblica Anne Will. Ma ce ne ha messo di tempo a sanare la vergogna della persecuzione: leggi contro i gay restarono in vigore fino al 1969.

Li chiamavano «i triangoli rosa», con disprezzo maschilista e fascista. Perché sul pigiama a righe del Lager avevano cucito appunto un triangolo rosa. Erano i piú soli, malvisti spesso anche dai compagni di prigionia. Poco dopo la presa del potere, Hitler fece introdurre leggi speciali e articoli del codice penale per perseguitarli. «Bisogna purificare la razza ariana, quelli sono impuri, quindi non sono degni di farne parte e di sopravvivere», era la consegna. La persecuzione fu durissima soprattutto a Berlino, giá  allora capitale della cultura gay, dal sessuologo Magnus Hirschfeld a tanti altri intellettuali. Poi si estese con la guerra all'Europa occupata. L'ultimo gay sopravvissuto alla persecuzione nazista, Pierre Seel, è morto nel 2005 nella nativa Alsazia. Nelle sue memorie, ha narrato l'esperienza piú atroce. Nel Lager i nazisti radunarono tutti i prigionieri, poi presero Jo, l'amante diciottenne di Pierre. Lo denudarono a forza, e lo fecero sbranare dai loro cani da guardia sotto gli occhi di tutti.

 

Torture della crudeltá  piú efferata furono pratica quotidiana contro i gay. Dalla castrazione forzata, alla lobotomia, a mostruose terapie con overdose ormonali, a esperimenti medici nella scuola di Mengele e di Heim, i "Dottor Morte" del Terzo Reich.

«Oggi finalmente i `triangoli rosa' hanno a Berlino un luogo del ricordo e dell'omaggio al loro martirio, esultano i media. Il cubo non ha porte, ma solo una piccola finestra: uno schermo mostra di continuo la sequenza di due uomini che si baciano, e la scritta ammonitrice: «Puó bastare un bacio a correre gravi pericoli. in molte parti del mondo amcora oggi gli omosessuali vengono perseguitati per la loro identitá ». Dopo proteste delle associazioni lesbiche, si è deciso di cambiare il filmato ogni due anni: ad alternanza, un bacio tra due uomini e uno tra due donne.

Con il monumento di Elmgreen e Dragset, finanziato dal governo con 600mila euro, la Germania ha compiuto un passo. «Ma per tutte le vittime, e anche per chi fu perseguitato dopo il ?45, è troppo tardi», afferma Gunter Dworek, attivista dei gruppi gay berlinesi. E battute velenose circolano ancora: a novembre Der Spiegel ha ironizzato sull'«inflazione della cultura della memoria» nella capitale della Germania unita.

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