News per Miccia corta

23 - 05 - 2008

``L`Unitá `` legge il Sessantotto come i fascisti

 

(Liberazione, venerdí, 22 maggio 2008)

 

 

 

Guido Caldiron

 

 


 

Operazione di mercato che strizza l'occhio ai tempi o consapevole incursione sul terreno del revisionismo storico? Forse nessuna delle due. Dall'imbarazzo che circonda la vicenda si potrebbe ipotizzare anche una semplice patacca rifilata a un giornale che peró avrebbe dovuto accorgersene prima. In ogni caso una vicenda destinata a far discutere. E a ragione.

Sabato L'Unitá  sará  in edicola con un documentario annunciato come "un capolavoro del nostro cinema d'autore", dal titolo Sessantotto. L'utopia della realtá  , diretto da Ferdinando Vincentini Orgnani. Peccato che l'opera, prodotta dall'Istituto Luce è giá  uscita sotto forma di un libro piú due Dvd nel 2006, si basi sulla ricostruzione storica del '68 compiuta da Adalberto Baldoni, giá  esponente del Movimento Sociale Italiano, storico e giornalista da sempre legato al mondo neofascista. Uno che sul Sessantotto, come sul resto della storia nazionale a cui ha dedicato una mezza dozzina di libri, ha sempre avuto le idee chiare: vale a dire rivendicare la presenza dei giovani di destra in quel movimento. Anche perché per la memoria del neofascismo quella del '68 resta una pagina aperta, da riscrivere e riconquistare, come illustrano le recenti sortite di Fini - "all'epoca perdemmo un'occasione, non capendo i giovani" - o del neosindaco della Capitale Alemanno che, ricevendo in Campidoglio il poeta della Beat generation Ferlinghetti, ha parlato dell' "anima del Sessantotto uccisa dal marxismo".

Due gli elementi su cui i neofascisti hanno sempre puntato per defire il "loro '68": la rivendicata presenza di alcuni di loro durante gli scontri di Valle Giulia il 1 marzo di quell'anno e l'identitá  "non ideologica" del debutto della contestazione giovanile. Cosí, a titolo di esempio, nell'introdurre la sua ricerca su quella stagione Baldoni scrive: «A giudizio del filosofo Armando Plebe, un passato trascorso prima nel Pci e successivamente nella Destra nazionale, tra il Sessantotto americano e quello europeo è necessario fare una notevole distinzione, anche se tutto ha avuto origine nelle universitá  californiane: "Quello americno era fondamentalmente pacifista, anche se contestava l'autoritarismo accademico, anche se era contrario alla guerra nel Vietnam. Quello europeo, invece, era essenzialmente bellicoso. Nelle piazze cercava lo scontro, predicava la violenza... Basta osservare ció che è successo nel corso del maggio francese". E intervistato dal quotidiano di An, il Secolo d'Italia , l'ex esponente della destra nazionale presenta cosí la sua ricerca: «il '68 è stato molto strumentalizzato a fini politici, specialmente a sinistra. Io volevo che si accertasse in maniera inequivocabile che in Italia la contestazione come rivolta culturale e sociale è morta con dei gruppi extraparlamentari di sinistra, quando è stata ideologizzata».

Per Baldoni, giá  dirigente dell'organizzazione giovanile missina la Giovane Italia alla fine degli anni Cinquanta, per oltre trent'anni nel Comitato centrale del Msi, eletto cinque volte consigliere missino in Campidoglio, la "conquista" del '68 ha un valore tutt'altro che simbolico: «sono convinto che quella battaglia - spiega oggi - abbia dato buoni frutti. Se Mario Capanna, che era uno dei piú duri antifascisti, ha accolto la vittoria di Alemanno a Roma con favore vuol dire che determinati personaggi di spicco hanno riconosciuto l'affermazione del nuovo». Piú in generale, per l'intera estrema destra italiana, si tratta di affermare una presenza nella storia dei movimenti giovanili che altrimenti sarebbe testimoniata soltanto dalla strategia violenta e terroristica che caratterizó questo ambiente lungo una fase storica che va dalla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre del 1969 fino a quella alla stazione di Bologna del 2 agosto del 1980. Non a caso sui muri di Roma alla fine degli anni Settanta i "ragazzi" della nuova destra scrissero con rabbia "Caradonna '68, Lama '77", ricordando come l'attacco alla Facoltá  di Lettere lanciato la mattina del 16 marzo del 1968 dagli attivisti missini, armati di spranghe e bastoni e guidati da Giulio Caradonna e Giorgio Almirante, sia l'immagine plastica con cui è ancora oggi ricordato il maggiore contributo dei neofascisti al maggio italiano.

L'operazione revisionista non puó prescindere da questa realtá  e perció sceglie di farne un frammento come tanti del racconto di quella stagione: un po' come accade con altre parti della storia nazionale, ricomposta e piegata agli interessi di una destra oggi vincente. Cosí nel documentario girato da Vincentini Orgnani sulla base della ricostruzione storica di Baldoni, accanto alle interviste a Adriano Sofri, Luciana Castellina, Enzo Mazzi, Massimo Cacciari, Oreste Scalzone, Erri De Luca e molti altri, trovano posto quelle all'ex parlamentare missino Giulio Caradonna, all'ex dirigente degli universitari di destra, Guido Paglia, a Mario Michele Merlino e Stefano Delle Chiaie entrambi tra gli esponenti di spicco di Avanguardia Nazionale, allo storico Giano Accame, allo scrittore Fausto Gianfranceschi e a Alberto Rossi, tutti esponenti del mondo neofascista di allora.

La fotografia che ne emerge è perció quella di un Sessantotto a due colori: un prima parte dove il nero è fortemente visibile, una seconda dove il rosso copre tutto. La vulgata dell'estrema destra trova infatti conferma nelle interviste del documentario: in particolare quella secondo cui agli scontri di Valle Giulia avrebbero preso parte anche gli attivisti del Fuan-Caravella, il gruppo che riuniva i missini dell'Universitá  di Roma e altri giovani vicini a Avanguardia Nazionale. Il '68 avrebbe perció avuto all'inizio, secondo questa ricostruzione, piú il carattere di una rivolta generazionale, che non quello di fenomeno sociale di rottura che si imporrá  piú tardi. Da qui l'attenzione con cui da destra si è sempre guardato alle parole che a quella giornata dedicó Pier Paolo Pasolini. «Uno dei pochi a capire la vera natura della battaglia di Valle Giulia fu Pasolini che avvertiva fino in fondo l'alteritá  di quei giovani da sé e dalla sinistra di classe - scrivono ad esempio due giornalisti di destra come Luciano Lanna e Filippo Rossi in Fascisti immaginari (Vallecchi, 2003) - "Bella vittoria, dunque la vostra", ironizzava il poeta friulano scagliandosi contro i giovani di Valle Giulia in una poesia pubblicata su "Nuovi Argomenti" : "Avete facce di figli di papá  / vi odio come odio i vostri papá  (...) Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte / coi poliziotti / io simpatizzavo con i poliziotti». «Il poeta friulano - precisano Lanna e Rossi - comprendeva meglio di altri, sia pure, magari, in modo viscerale e tutto emotivo, la vera natura del '68, la sua irriducibilitá  agli schemi e ai valori dell'illuminismo progressista e, a maggior ragione, del marxismo».

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