News per Miccia corta

22 - 05 - 2008

Eta, catturato Thierry il ``politico`` che voleva trattare con Zapatero

 

(Liberazione, giovedí, 22 maggio 2008)

 

 

Angelo Miotto

 


 

Preso il numero uno, il capo, l'uomo che "pesa" di piú, militarmente e politicamente, nell'organizzazione armata basca Eta. La notizia è strillata dalle agenzie, i partiti politici spagnoli si congratulano con le forze di polizia. Spagnole e francesi, perché l'arresto è avvenuto a Bordeaux. I giudici e le fonti dell'antiterrorismo riempiono i taccuini dei cronisti. Eppure c'è qualche cosa che non torna nelle cronache diffuse per tutta la giornata, ieri. E piú di un dubbio sin leva anche dagli analisti e dai politici del Partido Nacionalista Vasco (Pnv) che esprime la presidenza del governo basco.

I fatti. Bordeaux, un appartamento nel centro della cittadina nel sud della Francia. E' una casa vicina alla stazione, dipartimento di Gironde. Martedí notte, sono le 23.30 passate, quattro persone sono riunite, sono armate con pistole automatiche. Il blitz franco-spagnolo scatta, gli agenti della Gendarmeriee quelli della Guardia civil fanno irruzione, nessuno reagisce. La notizia scala le agenzie di stampa: «Detenuto il numero uno di Eta, Thierry». Thierry è Francisco Javier Lopez Peña, 49 anni, membro della direzione politica dell'organizzazione armata basca.

Con lui sono finiti in manette Jon Salaberria, giá  militante della sigla elettorale Euskal Herritarrok ("noi cittadini baschi"), Aihnoa Ozaeta, in passato membro della mesa nacional di Herri Batasuna. Era sua la voce che leggeva il testo dell'ultima tregua, a tempo indefinito, poi naufragata nel 2007. Igor Suberbiola, condannato per la sua militanza nell'organizzazione giovanile Haika, latitante dal 2003 e descritto come membro di Eta. Un quarto uomo, che avrebbe affittato il covo, veniva arrestato a Baiona, mentre nel Paese basco, ad Andoain, le manette erano per l'ex sindaco di Herri Batasuna Joxean Barandiaran, che in uno dei suoi mandati aveva nominato Ainhoa Ozaeta come vice sindaco. Fonti dell'antiterrorismo spagnolo raccontano alle agenzie di stampa che l'ex sindaco si sarebbe incontrato con Thierry solo due giorni fa. E sempre fonti dell'antiterrorismo affermano che è stato lo stesso Thierry a ordinare l'attentato alla caserma della guardia Civil di Legutio: cento chili di esplosivo su una Berlingo, un morto, tre feriti. Dal Senegal parla il ministro dell'Interno spagnolo Alfredo Perez Rubalcaba: «Non è una semplice operazione in piú - dice subito - è stata arrestata la persona con piú peso politico e militare della banda terrorista». Eppure, il virgolettato di Rubalcaba dovrebbe lasciare aperta la porta di un dubbio: il ministro dell'Interno, che ha passato molte stagioni nelle stanze del governo ai tempi di Felipe Gonzalez, non ha detto "il numero uno". E a ragion veduta.

«Dal 1992 a oggi ci sono state nove operazioni di polizia contro esponenti della direzione politica di Eta - spiega Giovanni Giacopuzzi, autore di diversi libri sul conflitto basco - E in nove occasioni le fonti di stampa spagnole hanno annunciato l'arresto del "numero uno" dell'organizzazione». Non è un problema di poco conto, anche perché un altro fraintendimento costante riguarda la struttura interna di Eta che viene, spesso, stravolta. «Non esiste un numero uno, in Eta, esiste una direzione collegiale», aggiunge Giacopuzzi. «E in tutte le operazioni che si sono svolte in passato si è sempre constatato che l'organizzazione non dipendeva da una sola persona, ma che aveva forze sufficienti per garantire ogni volta un ricambio continuo, dopo ogni colpo che subiva».

Francisco Javier Lopez Peña "Thierry" viene indicato come l'uomo che sbaraglió la corrente di Josu Ternera, piú dialogante secondo i media, ordinando l'attentato del 30 dicembre del 2006, all'aeroporto di Barajas, indicato come la fine del negoziato. Che non morí sotto le macerie del Terminal 4, come devono oggi riconoscere gli stessi mezzi di informazione spagnoli. Perché nelle cronache del clamoroso arresto - oggettivamente un duro colpo per Eta - si assiste a uno stupefacente meccanismo. Per raccontare il "falco" Thierry le fonti dell'antiterrosimo citate dai media contraddicono quello che ha sempre affermato il governo Zapatero, e cioè che dopo Barajas ci sia mai stato ancora dialogo e incontro diretto fra le parti. Adesso, invece, leggiamo che lo stesso Thierry era a Loyola, nel maggio del 2007 (cinque mesi dopo Barajas), di fronte agli emissari di Zapatero, quando naufragó definitivamente il negoziato.

Dettagli che vanno persi nell'abbondanza di notizie del momento. Come la confusione su due macchine con targa contraffatta che erano parcheggiate sotto casa, a Bordeaux. Per una giudice francese erano pronte da utilizzare per attentati esplosivi. Per gli agenti spagnoli erano le macchine utilizzate dai quattro per riunirsi.

L'importanza e il peso dell'operazione viene messa in dubbio anche dal portavoce parlamentare del Pnv, Josu Erkoreka, secondo il quale le informazioni «non concordano con quelle di cui siamo in possesso, e che dicono che gli uomini decisivi dentro Eta sono altri». Il blitz che ha portato all'arresto di un presunto membro della direzione di Eta avviene a pochi giorni da due attentati, di cui uno mortale.

Nella soddisfazione di un'operazione congiunta che ha portato a un arresto di peso, rimane comunque un interrogativo su come fará  Zapatero a sciogliere il nodo basco. Due dati; dalla rottura della tregua ci sono stati quasi duecento arresti e solo il dieci percento riguardava presunti militanti di Eta. Gli altri? Esponenti di partiti messi fuori legge e di associazioni giovanili, giornalisti, volontari di associazioni di aiuto ai prigionieri politici e ai loro familiari. Il secondo: Andres Casiniello, nei vertici dei servizi segreti sotto Franco e durante la Transizione, accusato e poi assolto per terrorismo di Stato dei Gal degli anni '80, diceva in una intervista che la ricerca della pace, per un governo di qualsiasi colore, è un obbligo. Né con bombe, né con repressione ci si puó sedere al tavolo del negoziato. Lo diceva Arnaldo Otegi, portavoce di Batasuna, oggi in carcere, «uomo di pace», come l'aveva definito lo stesso Zapatero.

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