News per Miccia corta

18 - 05 - 2008

Libertá  di stampa in URSS. Cronache dal dissenso

 

 

 

(la Repubblica, domenica, 18 maggio 2008)

 

 

Il 30 aprile 1968 venne diffuso clandestinamente il primo numero del piú celebre bollettino dell'opposizione intellettuale al comunismo sovietico: "Cronaca degli avvenimenti correnti", diretto, scritto e stampato dalla poetessa Natalia Gorbanevskaja. Un anniversario che la Russia di Putin ha preferito ignorare

 

LEONARDO COEN

 


 

MOSCA

Nella Russia di Putin e Medvedev il calendario è ormai un tripudio di anniversari. Si festeggia a pioggia, si rievoca ogni possibile evento, anche del passato piú recente. Ma uno di questi giorni della memoria non ha avuto grande eco, anzi, è stato celebrato in sordina, quasi di nascosto. Per forza, ricorda qualcosa di imbarazzante, visto i tempi; qualcosa che non va piú molto di moda, all'ombra del Cremlino: la libertá  di stampa. Oggi è tornato ad essere uno scomodo anniversario: commemora l'irruzione del dissenso nel mondo dell'informazione sovietica. Il 30 aprile del 1968 usciva infatti Khronika tekuscikh sobytij, «Cronaca degli avvenimenti correnti», testata bellissima e dolorosa, nella sua drammatica prosaicitá , se pensiamo all'Urss degli anni Sessanta e alla sistematica repressione di ogni forma di disaccordo dottrinario. Quindici pagine dattiloscritte. Ne circolarono un centinaio di copie. Avrebbe resistito per altri 62 numeri, sino al 1983.

Era il primo bollettino diffuso clandestinamente dai difensori dei diritti umani: «L'Onu aveva proclamato il 1968 anno dei Diritti umani», spiega Arsenij Roghinskij, presidente di Memorial, l'ong russa che ha sede a Mosca e si occupa di recuperare e salvaguardare documenti e testimonianze dei tempi bui. «Nell'Unione Sovietica l'anno cominció con il processo contro Aleksandr Ginzburg, Jurij Galaskov, Aleksej Dobrovolskij e Vera Lashkova. Fu uno degli affari politici piú clamorosi dell'epoca brezhneviana, un giro di vite nei confronti dei dissidenti e di tutti coloro che alzavano la voce in difesa dei detenuti. Non bastasse, si rafforzó la censura sulla letteratura. E si braccavano gli autori dei samizdat che dopo il 1960 non si limitavano a pubblicare "letteratura proibita" (sam) ma anche testi politici, di denuncia».

Il 5 dicembre del 1965, per la prima volta da parecchi decenni, la centralissima piazza Puskhin accoglie una dimostrazione pubblica per protestare contro gli arresti di alcuni intellettuali. «La organizzava il figlio del poeta Sergej Esenin, Aleksandr. I partecipanti erano giovani e studenti. Rivendicavano un processo aperto e trasparente, gli slogan invocavano il rispetto della Costituzione da parte delle autoritá , "è la vostra Costituzione, sono le vostre leggi, rispettatele!", gridavano».

Tre anni dopo quella manifestazione, i militanti dei diritti umani decisero che era maturato il tempo per diffondere informazioni sul loro movimento e, piú in generale, su quello che il regime sovietico celava, a cominciare dalla violenta repressione dei dissidenti. Ma come chiamare il bollettino? Sulla prima pagina della prima edizione, datata 30 aprile 1968, si legge a caratteri maiuscoli «ANNO DEI DIRITTI UMANI IN URSS», mentre in corsivo, una riga sotto, c'è scritto «cronaca degli avvenimenti correnti». La trentenne poetessa Natalia Gorbanevskaja, che sarebbe stata la prima direttrice della pubblicazione, pensava che la riga in stampatello indicasse la testata (prova indiretta che all'inizio non c'era l'intenzione di pubblicare il bollettino a lungo) e che quella in corsivo ne dichiarasse il genere. I lettori capirono tutto alla rovescia: la riga in stampatello fu interpretata come slogan e quella in corsivo come testata, cosa che la Gorbanevskaja accettó di buon grado. Nel 1969 sul frontespizio del bollettino comparve il nuovo slogan: «L'anno dei diritti umani in Urss continua». Sarebbe stato modificato ancora: «Il movimento per la difesa dei diritti umani nell'Urss continua», «la lotta per i diritti umani nell'Urss continua».

Piacque subito lo stile della scrittura: asciutto, imparziale, descrittivo. Gli argomenti erano pochi ma significativi: violazioni dei principali diritti civili e delle libertá  nell'Urss, interventi in loro difesa, azioni (a volte) per realizzarli. Su tutto dominava l'impegno a essere il piú precisi possibile e a fornire il massimo delle informazioni, mantenendo l'oggettivitá  dell'interpretazione. In quindici anni uscirono piú di seimila fogli e un numero infinito di notizie. Tutte esatte. Un record. E un vanto. Quando uno dei direttori, Sergei Kovaliov, venne arrestato nel 1974, «l'indagine del Kgb», afferma e conferma Roghinskij, «esaminó la veridicitá  di seicento episodi citati nel bollettino. Ebbene, solo il due per cento risultó inesatto. Cosa significava? Che dietro l'elaborazione del notiziario e dei resoconti i redattori e i direttori si assumevano una grande responsabilitá , tanto piú grande perché non si trattava di giornalisti di professione, ma di intellettuali: docenti, poeti, scrittori, filosofi, storici. Fu allora che nacque la nostra stampa indipendente e libera».

La Cronaca era strutturata in due parti: quella iniziale conteneva un dettagliato riassunto degli avvenimenti piú importanti (dal punto di vista dei curatori) cronologicamente successivi alla data di uscita del bollettino precedente. La seconda parte era costituita da una serie di rubriche fisse. Affrontavano tematiche settoriali: «Arresti, perquisizioni, interrogatori». «Persecuzioni extra processuali». «Nelle carceri e nei lager». «Novitá  del samizdat». «Notizie brevi». «Rettifiche e integrazioni». Ad esse se ne aggiunsero altre, il loro numero cresceva via via che crescevano i nuovi problemi affrontati dai difensori dei diritti umani: «Persecuzioni dei fedeli». «Persecuzioni dei tartari in Crimea». «Repressioni in Ucraina».

Caratteristica della pubblicazione era l'anonimato degli autori, per ovvi motivi di sicurezza. Sarebbe tuttavia esagerato affermare che l'attivitá  redazionale fosse portata avanti nella clandestinitá  profonda. Si sapeva che ad occuparsene all'inizio era stata Natalia Gorbanevskaja. Come mai il Kgb non intervenne subito? Forse proprio perché il bollettino conteneva pura informazione e non si leggevano appelli a rovesciare il potere sovietico né testi che deformassero grossolanamente la realtá . Ció che era scritto corrispondeva alla realtá .

Inoltre, in quel periodo, la dirigenza dei servizi segreti cercava di garantirsi le spalle da eventuali critiche su possibili falsificazioni di prove ed accuse. Duró poco questo scrupolo. Tant'è che la Gorbanevskaja fu arrestata con l'accusa di complicitá  nell'edizione e nella diffusione di Cronaca, e stessa sorte ebbero Jurij Shikhanovic, Piotr Jakir, Viktor Krasin, Gabriel Superfin, Kovaliov, Alexsandr Lavut, Tatiana Velikanova.

La raccolta delle informazioni, cosí come dei testi, funzionava in senso inverso rispetto a quello del samizdat. Lo illustra la stessa Cronaca nel bollettino numero 5: «La Cronaca non è in nessun modo un'edizione illegale ma le condizioni della sua attivitá  sono ristrette dalle particolari idee sulla legalitá  e sulla libertá  dell'informazione che in tanti anni sono state assimilate da alcuni organi sovietici. Per questo la Cronaca non puó, come qualsiasi altra rivista, indicare il proprio indirizzo postale. Nonostante ció, chiunque sia interessato ad informare l'opinione pubblica sovietica sugli avvenimenti che accadono nel Paese puó facilmente passare le informazioni in suo possesso, raccontandole a colui dal quale avrá  preso la Cronaca; costui le riferirá  a chi, a sua volta, gli ha dato il bollettino, eccetera».

L'ultimo numero apparve il 30 giugno 1982. Solo una volta ci fu un'interruzione. Avvenne nel febbraio del 1981: la 59esima edizione finí sequestrata durante la perquisizione dell'abitazione di Leonid Vul, uno dei curatori. L'impresa si concluse definitivamente il 17 novembre del 1983, con l'ultimo arresto, quello di Jurij Shikhanovich. Memorial sta ricostruendo la raccolta completa delle pubblicazioni, ma non solo: l'elenco completo dei nomi citati, le loro biografie (un lavoro mostruoso); i verbali dei processi, laddove è possibile, recuperandoli dagli archivi di Stato; i nomi dei testimoni, i rapporti di polizia e del Kgb, gli elenchi dei procuratori, dei giudici, i capi struttura delle organizzazioni statali che si occuparono di Cronaca, i dirigenti delle aziende che cacciarono i militanti dei movimenti per i diritti umani. Se tutto va bene, questo immenso lavoro di scavo nel buio dell'era sovietica sará  concluso tra tre anni. Ma ci vogliono soldi: «Cerchiamo sponsor: ci dareste una mano?».

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