News per Miccia corta

16 - 05 - 2008

Strage di piazza della Loggia processo a Delfino, Rauti e Zorzi

 

(la Repubblica, venerdí, 16 maggio 2008)

 


L'attentato nel 1974: otto le vittime La prima udienza a novembre

 

PIERO COLAPRICO

 

 


BRESCIA - ሠmolto difficile essere ottimisti, anche per gli stessi parenti delle vittime, per le tante famiglie da sempre inchiodate al 28 maggio 1974. I sindacati bresciani s'erano ritrovati in piazza della Loggia per una manifestazione e, all'improvviso, esplose la bomba. Messa dai neofascisti. Non c'erano e non ci sono mai stati dubbi investigativi. Ma chi personalmente aveva deciso l'azione? Ieri - e cioè 34 anni dopo gli otto morti e i centoquattro feriti, dopo tre inchieste e vari processi - c'è stato l'ultimo rinvio a giudizio. Per sei persone. E per tutti l'accusa è di concorso in strage, un reato da ergastolo.

Ci sono personaggi, giá  usciti indenni dalle accuse di strage per piazza Fontana a Milano, la «madre di tutte le stragi» (Delfo Zorzi, riparato in Giappone, e il medico veneziano Carlo Maria Maggi); c'è l'ultra-missino Pino Rauti, leader di Ordine Nuovo, il cui nome è emerso piú e piú volte; ma sul banco degli imputati finiscono anche due personaggi sconcertanti. La prima è quella dell'ex generale dei carabinieri Francesco Delfino, allora capitano, ai tempi uomo di punta delle indagini sulla strage. La seconda è quella di Maurizio Tramonte, un informatore dei servizi ai tempi del Sid. Il giudice delle indagini preliminari Lorenzo Benini sembra credere all'impostazione della procura bresciana (e anche di quella milanese): lo Stato, o almeno la sua parte deviata, avrebbe una «compartecipazione» nel sangue della gente comune negli anni Settanta.

L'ex leggenda dell'arma Delfino, figlio di un maresciallo entrato nei libri di Corrado Alvaro, si dichiara «addolorato» e respinge ogni accusa. Perché un conto è essere sospettato di aver intascato 800 milioni di lire nelle trattative per far rilasciare il sequestrato Giuseppe Soffiantini e finire in carcere per poi essere degradato per «indegnitá »; altro, affrontare un processo per strage in compagnia di fascisti ed ex agenti Cia. Il suo avvocato, Stefano Forzani, sostiene che «sará  impossibile, non dico trovare una prova di colpevolezza, ma una prova qualsiasi... ».

Se Delfino era stato un detective con una vita da film, il suo co-imputato, Tramonte («fonte Tritone» il nome in codice) emerge dal sottobosco delle spie. Nipote di un poliziotto, pare abbia cominciato a fare l'informatore a 14 anni. Qualcosa ha detto delle stragi e della destra eversiva, qualcosa ha taciuto, finché la sua faccia è spuntata, stando a una perizia, nella folla di piazza Della Loggia, il giorno dell'attentato.

E cosí, da super pentito, l'ex informatore dei servizi si è trovato imputato, incolpato per aver partecipato alle riunioni organizzative ed essersi detto «disponibile a collocare l'ordigno». Insieme con Delfino, Tramonte e Rauti, tornano sotto scacco giudiziario i neofascisti veneti Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi, condannati in primo grado e poi assolti per piazza Fontana. E Giovanni Maifredi, che racconta di essere stato guardia del corpo dell'ex ministro Taviani ed ex segretario di sezione Dc.

Si spera in una confessione tardiva? «Diciamo che siamo soddisfatti soprattutto perché Brescia potrá  avere una nuova chance di risolvere la questione», dice il procuratore aggiunto Roberto Di Martino, che con il sostituto Francesco Piantoni ha condotto le indagini. «Noi vediamo confermate cose che sapevamo - sono le parole di Manlio Milani, presidente del comitato dei familiari - e ben venga il dibattito pubblico».

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