News per Miccia corta

14 - 05 - 2008

Il paradigma veronese: tradizione, famiglia e proprietá 

 

 

(Liberazione, 14 maggio 2008)

 

 

Elena Biagini

 

 

 


Verona, alla ribalta delle cronache per l'efferato omicidio di matrice fascista, è in questi giorni sotto il vaglio di giornalisti, sociologi, opinionisti in genere. Eppure si trascura di consultare le analisi di chi da anni denuncia il pericolo dell'estremismo nero scaligero, chi ne studia e approfondisce le articolazioni e le connivenze, cioè i vari settori dell'antagonismo antifascista: il Coordinamento laico antirazzista Cesar K e il Kollettivo Porkospino agli inizi degli anni 2000, e poi il circolo Pink, il Csoa La Chimica, i collettivi anarchici. La lotta antifascista ha in questi anni denunciato lucidamente come Verona sia divenuta una sorta di laboratorio dell'estremismo di destra.

Dagli anni Ottanta ad oggi, infatti, si è costruito e rafforzato quello che Emanuele Del Medico in All'estrema destra del padre. Tradizionalismo cattolico e destra radicale (La fiaccola 2004) definisce con chiarezza "il paradigma veronese": l'alleanza tra il filone neofascista e neonazista, quello leghista secessionista e quello integralista cattolico, alleanza coccolata da alcuni settori della destra istituzionale. A Verona, fin dal secondo dopoguerra, si era evidenziata una contiguitá  tra destra e gruppi tradizionalisti cattolici che oggi sono presenti nel capoluogo scaligero con molte sigle tra cui Civitas Christiana, Sacrum Imperium, Famiglia e Civiltá , Principe Eugenio, attive da ormai circa venti anni. L'ideologia di questi gruppi è abbastanza omogenea: si richiamano ad una "ortodossia" cattolica preconciliare, di colore lefreviano, che li ha portati a non abbandonare mai la messa in latino, celebrata settimanalmente nella chiesetta di Santa Toscana, anche quando questo non era piú previsto nel rito cattolico e, spesso, anche contro il volere della curia. Lo scorso anno Ratzinger, con il Motu proprio Summorum pontificum , a quarantacinque anni dal Concilio Vaticano II che aveva cancellato la messa in latino di Pio V, la cui celebrazione era in vigore da quattro secoli, ha riammesso il rito tridentino. Per l'occas0ione la stampa ha molto parlato di un possibile riavvicinamento alla chiesa cattolica dei seguaci dell'ormai defunto Marcel Lefèbvre, che proprio in opposizione alla cancellazione del rito di Pio V aveva spinto il conflitto con Roma fino alla scomunica e allo scisma, meno ha parlato del rafforzamento politico che ha rappresentato per le piccole "avanguardie nere" in seno alla chiesa, veronesi in testa.

Sinti, migranti, omosessuali sono i capi espiatori condivisi da tradizionalisti, leghisti, neofascisti, anzi l'opposizione alle libertá  di gay, lesbiche e trans per molti anni ha costituito non solo l'idolo polemico degli integralisti scaligeri ma anche il trait d'union piú visibile con le altre destre. Nel 2001, Palmarino Zoccadelli, presidente di Famiglia e Civiltá  - e al tempo sindacalista Cisl -partecipa alla manifestazione indetta da Forza Nuova contro il pride cittadino e dal palco sottolinea l'importanza che i due gruppi si uniscano per «contrastare queste manifestazioni».

Piú in generale i gruppi tradizionalisti proclamano parole d'ordine antimoderniste, antiegualitariste, agguerrite contro il relativismo, il femminismo, il "meticciamento" etnico, quindi l'immigrazione, islamica in particolare, costruendo confluenze sempre piú forti anche con la Lega Nord che dall'inizio degli anni 90, passa dalla tutela, un po' folkloristica delle minoranze regionali, alla «rivendicazione di un primato comunitario che si chiude sempre piú verso l'esterno, assumendo i dettami ideologici del "differenzialismo"» (Caldiron, La destra plurale ). Parole d'ordine "antimondialiste" vengono cosí assunte all'unisono da tradizionalisti, leghisti e, ovviamente, dalle destre neofasciste. Si inizia a costruire il mito identitario dell'Occidente cristiano contro l'"invasione musulmana". Alla fine degli anni 90 la Padania dá  spazio al teorico della nuova destra francese Alain de Benoist, fautore di un razzismo differenzialista che «ha la sua traduzione becera nello slogan di Bossi "Ognuno padrone a casa sua"».

Come scrive Del Medico, le organizzazioni tradizionaliste «possono venir definite aggregazioni "TPF assimilabili"», cioè vicine politicamente, se non addirittura legate, secondo un'ipotesi non confermata dalle stesse, alla "teologia della proprietá ", cioè al movimento di estrema destra "Tradizione Famiglia e Proprietá " che, fondato da Correa de Oliveira negli anni 60 in Brasile e poi diffusosi in altri paesi, tenta di instaurare la "controrivoluzione" antimodernista attraverso violente campagne di controinformazione e la creazione di disordini politici e sociali. Tradizione Famiglia e Proprietá  basa la propria azione politica sui principi chiariti dal suo guru in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione (1959): restaurazione dei valori e della civiltá  cristiani, tra i quali in particolare il principio di autoritá  contro l'ugualitarismo, considerato prodotto dell'orgoglio umano, mentre le disuguaglianze sono «giuste e conformi all'ordine dell'universo». Nel 2004 Roberto De Mattei, storico dirigente di Alleanza Cattolica, organizzazione che si definisce "consorella" di Tradizione Famiglia e Proeprietá  e fondatore del Centro Lepanto, alter ego romano delle organizzazioni veronesi, viene nominato da Gianfranco Fini commissario del Cnr e poi vice-presidente.

Con la giunta Sironi (Alleanza nazionale, Lega, Forza Italia, Ccd), nel 1994, vengono eletti insieme all'attuale sindaco Tosi allora al primo mandato, quattro consiglieri filo-tradizionalisti che iniziano il processo di legittimazione istituzionale dei gruppi integralisti che, nel 1997, hanno i primi finanziamenti pubblici, attraverso la Consulta comunale della famiglia, proprio per l'attuazione della quale si era aperto a Verona un violento dibattito che aveva portato nel luglio 1995 all'approvazione di una "mozione sulla famiglia" volta a respingere la risoluzione del Parlamento europeo per la paritá  di trattamento delle persone ad orientamento omosessuale: l'omosessualitá  è "contro natura", sanciva il Consiglio comunale veronese.

Negli undici anni che ci separano dal 1997, le istituzioni veronesi hanno continuato a legittimare e fiancheggiare le organizzazioni e gli eventi che si richiamano alla tradizione (bianca e cattolica) e che diffondono propaganda violenta appoggiandosi al ventre molle dell'opulenza veneta: lotta all'immigrazione, al "vizio" omosessuale, ai comunisti. Momento fondante di questa alleanza tradizionalista è la celebrazione delle Pasque Veronesi, promossa dai gruppi neri, verdi e integralisti, che ricorda la sommossa antigiacobina che, nel 1797, accolse le truppe napoleoniche al grido di «Viva San Marco». Le Pasque Veronesi, istituite nel 1997, celebrano, nell'intento di chi le organizza, la difesa dell'identitá  cattolica contro l'ateismo, il razionalismo e l'illuminismo. Una rappresentazione in costume, con servizio d'ordine piú o meno visibile di camice verdi e nere, teste rasate e denari pubblici.

Come denari pubblici sono stati investiti, per citare solo casi eclatanti, nella messa riparatrice anti world pride del 2000, inserita nella manifestazione "Difendiamo i valori della nostra tradizione" che ricevette, tra gli altri, il patrocinio da parte dell'allora segretario provinciale della Lega, oggi supersindaco da 61% al primo turno, Flavio Tosi; come è stata finanziata dal Comune la fiera dell'editoria nera nel 2002, dove, accanto a case editrici quali AR di Franco Freda o Akropolis, si trovano quelle dell'oltranzismo cattolico. Soldi pubblici hanno contribuito anche all'organizzazione del convegno che, nel 2001, si prefiggeva l'obiettivo di colpire la "magistratura rossa" di Guido Papalia, rea dell'utilizzo della legge Mancino, convegno che ottenne il patrocinio della giunta regionale di Galan grazie all'interessamento di Miglioranzi, ex Fronte Veneto Skinheads, leader di Fiamma Tricolore, componente della banda nazirock Gesta Bellica, oggi capogruppo della lista Tosi in consiglio comunale.

L'estremismo fascista diffuso e attivo sul territorio veronese, come abbiamo purtroppo visto in questi giorni, ha connotazioni precise, costruite con la convergenza dell'integralismo cattolico, di settori della Lega e delle piú recenti Fiamma Tricolore e Forza Nuova. Il tentativo di questa convergenza, pesantemente presente nelle istituzioni, è quello di instaurare un nuovo e utopico ordine sociale bianco, eterosessuale, cattolico, per il quale le diversitá  sono ritenute "pericolose"; intanto i "diversi" qualcuno, nel lindo centro cittadino, li spranga.

Queste presenze sul territorio veronese, diffuse e legittimate, hanno costruito un clima in cui la denigrazione e l'aggressione verbale di ogni diversitá , la violenza, la sopraffazione sono divenute normali, il fascismo, organizzato o anche solo agito, è divenuto normale, le "ronde" violente anche, almeno fin quando è stato barbaramente ucciso un ragazzo.

 

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