News per Miccia corta

10 - 05 - 2008

Quella notte alla Diaz il G8 diventa un fumetto

 

(la Repubblica, sabato, 10 maggio 2008)

 

 

I volti, le sedie, i caloriferi, gli zaini rovesciati, e i caschi degli agenti...

Tutto è proprio come l'ha visto chi c'era eppure piú nitido, fermo, diverso

 

CONCITA DE GREGORIO

 


 

ROMA

Piú di un film, piú di un racconto. Il fumetto ha questo, di piú: riproduce la realtá  nella forma dell'immaginazione. La rispetta, peró lascia a chi legge il compito di indovinare il movimento, i suoni, i colori, la velocitá  dell'azione. Costringe chi lo legge ad entrarci dentro: impegna le emozioni in un lavoro personale e privato. Ti apre la porta nella forma elementare di un disegno, quelli che grezzi tutti facevamo da bambini: avanti c'è posto, vieni pure anche tu, diventa il supereroe del tuo cartone preferito. Ecco perché il racconto a fumetti della notte alla scuola Diaz è una calamita ipnotica da cui non puoi separarti fino all'ultimo quadro: non puoi chiudere, non puoi smettere perché chi sta vivendo quella storia in quel momento sei tu. Ecco perché, anche, è un'esperienza favolosa e terribile: entri in quella scuola quella notte, adesso e proprio tu, e peró non ci sono supereroi né manga, non c'è il Giustiziere Nero sconfitto dalla Spada di luce. C'è la storia come è successa davvero, come la raccontano le pagine degli atti giudiziari, non ci puó essere un dubbio è andata proprio cosí, sono i verbali: sei dentro la vita vera, non sei un avatar di second life, non è un gioco di guerra, è quel che è stato quel giorno e adesso eccolo qui, puoi vederlo, camminarci dentro.

Sette anni, trenta libri, venti spettacoli e docu-film dopo il G8 di Genova esce oggi per le edizioni Beccogiallo la prima ricostruzione a fumetti di quel che successe la notte del 21 luglio 2001 "presso l'istituto scolastico Armando Diaz". Il testo riporta fedelmente il rapporto della Procura di Genova: la "Memoria illustrativa" che contiene ricostruzioni verbali testimonianze interrogatori. Duecentosessantuno pagine: il resoconto tecnico dell'accusa. La sceneggiatrice del fumetto, Gloria Bardi, è una scrittrice ed autrice teatrale genovese, docente di storia e filosofia. Ha scelto, spiega, di mantenere intatto il linguaggio dei verbali ("il suo statuto epistemologico") proprio perché la freddezza dei vocaboli accostata all'eloquenza immaginifica dei disegni raggiunge un risultato straniante e piú eloquente del vero. I fumetti, in bianco e nero, sono di Gabriele Gamberini, pittore e disegnatore bolognese. I volti delle persone, le sedie i caloriferi della scuola, gli zaini rovesciati, le bocche spalancate e i caschi degli agenti: tutto è proprio come l'ha visto chi c'era eppure piú nitido, fermo, diverso. ሠcome in quelle illustrazioni dei processi a porte chiuse dove vedi gli accusati in gabbia: all'improvviso ne riconosci dettagli che non avevi messo a fuoco mai. Uno sguardo, l'anello ad una mano, una cravatta allentata, un gesto.

In appendice al volume Gloria Bardi intervista Nando Dalla Chiesa; Francesco Barilli (coordinatore del sito web Reti invisibili) parla con Enrica Bartesaghi e con Lorenzo Guadagnucci, la prima madre di Sara, "una della Diaz", il secondo giornalista economico del "Resto del Carlino" anche lui aggredito e arrestato nella scuola quella notte e autore di vari diari e ricostruzioni di quei giorni.

Il racconto a fumetti si apre con il computer su cui un agente, a Bolzaneto, sta mettendo a verbale gli arresti eseguiti nella notte. "Al termine di una perquisizione domiciliare abbiamo proceduto all'arresto dei nominati in oggetto poiché responsabili del delitto di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio nonché del delitto di detenzione abusiva di armi, virgola, da guerra, aperta parentesi, bombe molotov, chiusa parentesi, punto". I 93 arrestati quattro giorni dopo vengono tutti scarcerati: nessuna prova, nessuna convalida. ሠda qui che parte la Memoria illustrativa della Procura: Genova, 21 luglio, "dopo la mezzanotte erano state private della libertá  persone che è ragionevole pensare si trovassero nella scuola del tutto casualmente e lecitamente (...) persone che recano segni di violenza riscontrabili sui loro corpi (...) violenza, uso brutale della forza su persone inermi". A verbale le contraddizioni degli agenti del reparto mobile a bordo del Magnum indicato dal vicequestore Massimiliano di Bernardini come il "mezzo colpito da oggetti contundenti lanciati dalle finestre della scuola". Gli agenti: "un sasso ha colpito il parabrezza". "La venatura era a forma di esse spezzata", "si trattava di un buco se ben ricordo con una crenatura tipo ragnatela", "non ho visto il sasso", "una venatura? Non ricordo", "ho detto parabrezza? Mi saró sbagliato". Le testimonianze delle vittime: il giornalista inglese Mark C., "sono uscito dalla scuola mi hanno sbattuto in terra e picchiato tre quattro minuti, poco dopo un agente col casco antisommossa è tornato indietro e mi ha dato un calcio nella schiena - nel disegno, a questo punto, si vede solo la suola della scarpa dell'agente - tutti gli altri hanno cominciato a calciarmi tutte le mie costole si rompevano sentivo il sangue in bocca non potevo respirare". Emma Nick, ragazzina coi capelli lisci: "Sembrava un burattino accasciato in una pozza di sangue". Un tenente dei carabinieri, deposizione del 17 luglio 2003: "Giunto di fronte al cancello mi resi conto che a terra giaceva una persona apparentemente priva di sensi". Disegno dell'agente che lo trascina via per la braccia, in primo piano le mani inanimate. Quadro grigio, scritta: "Ho perso conoscenza".

Gloria Bardi, che della Memoria ha scelto i testi per la trama del fumetto, non era in piazza a Genova quei giorni: «Non ho preso parte alle manifestazioni. Mi consegnó la memoria un amico avvocato, Armando Roccella, mi disse "credo che potresti ricavarne uno spettacolo. Le persone devono sapere". La mia speranza è che il libro sia letto e apprezzato anche da quanti non hanno simpatia per la parte politica a cui appartengono le vittime e magari ne hanno per le forze dell'ordine. Infatti chi riconosce nell'ordine un proprio valore di riferimento dovrebbe essere il primo a non volere il disordine, l'illegalitá  l'arbitrio l'abuso, la sospensione del controllo da parte di chi lo esercita per mandato».

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