News per Miccia corta

17 - 08 - 2005

Caso Moro: Marzo, perché Cossiga torna su vicenda lettere?

L`EX PARLAMENTARE SOCIALISTA ALL`AVANTI: QUANDO PARLA COSSIGA HA SEMPRE UN FINE
Roma, 17 agosto (Adnkronos) - ``Quando parla Cossiga bisogna ascoltarlo attentamente, non dice mai cose a vanvera. L`ex capo dello Stato ha sempre un fine. Non capiamo pero` perche` a distanza di anni Cossiga ritorni nuovamente sul caso delle lettere di Aldo Moro ritrovate nel covo di via Monte Nevoso, a Milano``. E` uno dei passaggi dell`articolo dell`ex parlamentare socialista Biagio Marzo, che apparira` domani sulla prima pagina dell`Avanti!, in merito alle dichiarazioni di sul caso Moro dell`ex presidente della Repubblica.
``Ammesso che le lettere siano vere, come sostiene Cossiga -scrive Marzo- non e` certo il numero delle `carte` ritrovate.
Giacche` da quando i corpi speciali, guidati dal capitano Roberto Arlati, fecero irruzione nel covo di due brigatisti, al ritrovamento delle lettere e al sequestro da parte del colonnello Umberto Bonaventura passo` molto tempo. Infatti, secondo la ricostruzione fatta dall`ex capitano Arlati, coautore insieme al giornalista Renzo Magosso del libro `Le carte di Moro, perche` Tobagi`, passo` molto tempo tra il sequestro delle lettere e la consegna di queste ai carabinieri``.
``L`1 ottobre 1978 era domenica e l`orologio segnava circa le 11,15. Quel giorno il colonnello Bonaventura fece ritorno in via Monte Nevoso con il dossier alle ore 17,15. Terminato il lavoro di schedatura del voluminoso archivio delle Brigate rosse, in fretta e furia i militari lasciarono l`appartamento-covo di Milano.
Proprio in questa abitazione di via Monte Nevoso -sottolinea Marzo- piu` esattamente nel vano sotto il calorifero della cucina, e` stato trovato, dodici anni dopo, il secondo dossier Moro contenente quasi il doppio delle carte protocollate in precedenza da Arlati e armi e denaro contante proveniente dal rapimento dell`armatore Costa di Genova``.
``Su questo imprevisto evento (1990) Bettino Craxi intervenne ponendosi una domanda -ricorda Marzo- `Di chi era la manina che aveva deposto le carte?`. E Andreotti, di rimando, sospetto` invece che ci fosse stata una `manona`. Per quale scopo la `manina` o la `manona` depose la documentazione? Sul caso Moro ci fu il partito della fermezza, che non fece nulla per liberare il presidente della Dc, e il partito della trattativa guidato da Bettino Craxi per ridargli la liberta```.
``Secondo Craxi la linea dura, la linea della fermezza non era altro che una resa pregiudiziale di fronte ad una inevitabile sentenza di morte, e quindi alla sua esecuzione. I comunisti, inspiegabilmente, come scrisse lo stesso Moro, furono l`asse portante di questa linea.
Ogni tentativo diverso -conclude Marzo- si infranse inesorabilmente contro un muro di ghiaccio elevato dai comunisti, da Andreotti, da Zaccagnini e da tanti altri``.
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