News per Miccia corta

08 - 05 - 2008

Rossana Rossanda: cosí ho elaborato i lutti della mia vita

 

(la Repubblica, GIOVEDáŒ, 08 MAGGIO 2008, Pagina 48 – Cultura)

 

 

 

"Il dolore ti fa capire di piú, ahimé ti concima" 

 

 

 

SIMONETTA FIORI 

 

 

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Ci vogliono coraggio e generositá  per pensare "l'impensabile", soprattutto scriverne, riflettere in pubblico sulla perdita: di sé e dei propri affetti, delle persone amate ma anche del "senso" implicito nell'impegno politico. Qualitá  che non mancano alle tre donne di questo prezioso volumetto – Rossana Rossanda, Manuela Fraire e Lea Melandri – protagoniste di passioni distinte e incrociate quali la politica, la psicoanalisi e il femminismo (La perdita, Bollati Boringhieri, pagg. 104, euro 6,50: in pagina un'anticipazione di alcuni brani). La vita come una fila di candele, cosa succede quando le fiammelle spente sono piú numerose – assai piú affollate – di quelle ancora accese? Cos'è l'elaborazione del lutto se non l'accettazione d'una mutilazione, "trascinarsi questi morti dietro, un pezzo di noi, abituandoci..."? Ma ci si abitua alla morte?

 

Il libro parte da un dialogo tra Rossanda e Fraire, ospitato inizialmente sulla Rivista di psicologia analitica. Un confronto dolorosamente autentico, che si sottrae a tentazioni libresche o ad analisi freddamente cerebrali, mettendo in gioco il vissuto delle due protagoniste. Ci si accosta con discrezione, come accanto a due amiche che si confidano, lasciando liberi pensieri ed emozioni solitamente trattenuti: la morte è argomento rimosso, raro aprirgli un varco nel vortice degli impegni quotidiani. Di fianco alle due dialoganti si pone in intelligente ascolto anche Melandri, che interagisce con Rossanda e Fraire in una lunga postfazione, autobiografia e insieme commiato dalla madre appena scomparsa. «Perdere e perdersi», scrive Melandri, «sono meno lontani di quel che si creda. Accompagnare qualcuno verso la morte vuol dire in qualche modo addomesticare il pensiero della propria fine».

 

La vita come "una goccia di miele sempre suggiata ma soltanto da un ramo di rovi": un verso di Joachim du Bellay in cui Rossanda confessa di ritrovarsi. La "ragazza del secolo scorso" racconta di sé e del suo declino fisico con un disincanto che non è mai disperazione o resa. Immagina il suo commiato con uno sguardo affettuoso per chi rimane. La sua esistenza ha incrociato le tragedie del Novecento, ma la vita è essa stessa tragedia, sintesi di opposti e "incomponibili". «O vivi evitando di pensare alla morte o vivi una finitezza che ti nega. Se questo non è tragico...». La perdita è lo spaesamento che scaturisce dalla scomparsa degli affetti – emozionate le pagine dedicate all'amico d'una vita, Luigi Pintor, mai nominato – ma anche la perdita della politica, del "senso" connaturato alla passione politica, che è cosa ben diversa dalla perdita di un partito o di un luogo di identificazione forte. La storia del comunismo è "una storia mal finita, per molta debolezza ed errore". Lei peró non ha pentimenti né risentimenti. «La morte ti fa capire di piú. Ti matura. Ahimé, ti concima»: vale per la vita personale e per quella pubblica. 

 

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