News per Miccia corta

06 - 05 - 2008

`68. L'ereditá  della protesta . QUELLA RIVOLUZIONE SCRITTA SUI MURI

 

 

 

(la Repubblica, MARTEDáŒ, 06 MAGGIO 2008)

 

 

 

 

 

 

Cosa è rimasto di quegli anni? Nulla. ሠfinito tutto, ma abbiamo trasformato il mondo dal punto di vista sociale, culturale, politico. Oggi non ricordiamo piú com'era la vita negli anni '60

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DANIEL COHN-BENDIT E ADAM MICHNIK

 


 

Anticipiamo alcuni passaggi del confronto tra Adam Michnik, protagonista del dissenso polacco dal 1968 al 1989, e Daniel Cohn-Bendit, leader del Maggio francese. Il testo integrale è pubblicato sul numero speciale di Micromega, in edicola da oggi
Adam Michnik - A ribellarsi nel marzo 1968 fu la nuova generazione, che non ricordava piú la seconda guerra mondiale e il terrore degli anni di Stalin, e non aveva in sé il terrore codificato. Le generazioni piú anziane avevano paura - e avevano tutti i motivi razionali per averla. Il nostro parametro di riferimento intellettuale era l'ottobre polacco del 1956. (...) Per noi hanno avuto un'importanza straordinaria anche gli eventi in Cecoslovacchia, la primavera di Praga. Era da lí che ci arrivava la speranza. Leggevamo i primi libri di Bohumil Hrabal e Milan Kundera pubblicati in Polonia, guardavamo i film cechi e slovacchi, e tutto ció contribuiva a creare un nuovo linguaggio. (...) L'ethos della rivolta di marzo era abbastanza simile a quello del maggio parigino: «Sii realista, chiedi l'impossibile». (...)
Quello che diró ora è rischioso, ma per amore di veritá  va ricordato uno dei nostri slogan di allora: finché il mondo è cosí come è, non ho voglia di morire nel mio letto. Perché è rischioso dirlo? Perché è uno slogan di Ernesto Che Guevara. Allora subivo il fascino di Guevara, e oggi non ne vado fiero. Sarei dovuto essere piú intelligente. Ma mentirei se lo negassi. Guevara rappresentava per me il tipo dell'eroe romantico che non si limita alle belle frasi, ma è disposto a pagare di persona per le proprie convinzioni. Oggi so bene che ció non basta, che ci sono degli idealisti pronti a morire sul rogo, ma che prima vogliono che ci brucino gli altri. (...) Quando osservavo il maggio francese pensavo: come è lontano, come è vicino. Da un lato sentivo la stessa passione, la stessa rabbia, lo stesso bisogno di mettere in questione il mondo in cui vivevo. Ma dall'altro vedevo le fotografie di Mao, Trockij, Guevara, Castro, Lenin.
Daniel Cohn-Bendit - Sono stato processato per la prima volta, in Germania, nel settembre-ottobre 1968. Ero in prigione e il giudice mi chiese: «Come ti chiami?». Gli risposi: «Kuron'-Modzelewski». «Questo non è il tuo cognome!», mi dice il giudice. «Se sa giá  come mi chiamo perché me lo chiede?». E il giudice: «Perché dice di chiamarsi Kuron'-Modzelewski?». Ho risposto: «Perché proprio ora sono sotto processo in Polonia, e io sono solidale con loro». Il giudice non sapeva neanche chi fossero, Kuron'-Modzelewski.
ሠstata una storia molto piú complessa delle foto di Mao alle manifestazioni studentesche. Durante quella rivolta, sia in Germania che in Francia, la Polonia e i paesi dell'Est hanno giocato un ruolo molto importante. Ricordo che il 22 marzo, durante le prime manifestazioni a Parigi, leggemmo le dichiarazioni degli studenti polacchi del 13 marzo. Avevamo la sensazione che non ci fosse differenza fra la rivolta di Varsavia e quella negli Stati Uniti, in Turchia, in America Latina, in Jugoslavia. Avete ragione, erano dei sistemi politici diversi. Ma al tempo stesso non avete ragione. Perché? Anche noi eravamo una generazione nata dopo la seconda guerra mondiale. E questa generazione non solo non voleva quel sistema politico, ma non voleva neanche quel modo di vita che ci era stato imposto dalla generazione della guerra. La rivolta di Varsavia era diretta contro la censura, ma era anche in difesa della libertá : la libertá  di ascoltare il jazz, di avere una cultura diversa. Era una rivolta contro il governo, ma anche in difesa di un altro modo di vita. A voi non piaceva il modo di vita imposto dall'ideologia comunista, e a noi quello imposto dall'ipocrisia puritana, dall'ideologia gollista - ecco dove sta la somiglianza.
Adam ha ragione: combattere per la libertá  sotto l'effigie di Mao o di Trockij era una contraddizione surreale. Ma il 1968 a Parigi era surrealista. La cosa importante non erano Mao o Marx, ma quello che scrivevamo sui muri di Parigi: «Pensa a ció che desideri e vivi la tua vita»; «l'unico modo in cui puoi vivere è fare l'impossibile». Adam ha detto che ammirava Che Guevara. Per noi Guevara era un simbolo erotico.
Cosa è rimasto di quegli anni? Nulla. ሠfinito, ma abbiamo trasformato il mondo dal punto di vista sociale, culturale, politico. Non ricordiamo piú come fosse il mondo negli anni Sessanta. Un esempio semplice. L'anno è il 1965, la cittá  Parigi. Una donna sposata vuole aprire un conto in banca. Non puó farlo, ha bisogno del consenso scritto del marito. Oggi viviamo in un altro mondo. Negli anni Sessanta a Parigi gli studenti non avevano la prospettiva della disoccupazione, non conoscevamo l'Aids, nessuno si preoccupava per il riscaldamento globale. Non discutevamo delle ingiustizie della globalizzazione. Ma le questioni che ci ponevamo allora sono ancora importanti? Certamente. Dobbiamo continuare a chiederci se vogliamo un mondo migliore. Se continuiamo a credere che esiste una qualche parte di libertá  che vale la pena difendere dal totalitarismo di destra e di sinistra. (...) In Occidente l'ideologia comunista è stata cancellata dal 1968. Quell'anno è stato l'inizio della fine del dominio del Partito comunista sulla scena politica francese. (...)
Michnik - La divisione fra destra e sinistra è stata inaugurata dalla rivoluzione inglese del XVII secolo, ed è terminata con la rivoluzione bolscevica. Tutto ció che è venuto in seguito non poteva piú inserirsi in maniera naturale all'interno di questa cornice. Durante il bolscevismo e il nazismo non era piú essenziale chiedere se si fosse di sinistra o di destra, ma se si fosse favorevoli o contrari al totalitarismo. In Polonia oggi la divisione fra destra e sinistra è un ballo in maschera. C'è chi si mette i baffi di Pil'sudski, e chi quelli di Witos. Questa è la lezione che ho tratto dal 1968. La divisione veramente essenziale è quella fra chi vuole una societá  aperta, tollerante, inclusiva, e chi le è nemico. Ed è in fondo secondario se sulla loro bandiere compaiano la svastica o la falce e martello. Importante è il modo in cui trattano i cittadini. Importante è come considerano la dignitá  umana, la libertá , il pluralismo, la tolleranza. Qui sta la principale linea di demarcazione.

(traduzione di Laura Quercioli Mincer)

 

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