News per Miccia corta

05 - 05 - 2008

Verona, confessa ultrá  neonazista ``Cosí ho picchiato quel ragazzo``

 

(la Repubblica,LUNEDáŒ, 05 MAGGIO 2008)

 

 

 

 

 

 

 

Ha vent'anni e precedenti per agguati razzisti Il legale: non voleva uccidere

 

 

ENRICO BONERANDI

 


Ha passato tre notti fuori casa, dopo la serata da bulli del 30 aprile, quando con gli amici – e non era la prima volta – aveva girato per il centro di Verona in cerca di qualcuno che non gli andasse a genio per fargli capire chi era il piú forte e chi comanda nei vicoletti intorno all'Arena.

Sui giornali del due maggio, e in tv, la notizia che il ragazzo con i capelli lunghi che avevano lasciato esanime sull'asfalto di via Amanti era in coma all'ospedale, che forse non ce l'avrebbe fatta. Telefonate fitte con gli altri del gruppetto. Due hanno deciso di cambiare aria: sono andati in Austria, "in vacanza". Lui è rimasto a Verona e finalmente domenica ha chiamato la famiglia. "Torna, che è stata qui la Digos. Dicono che sei stato tu. Non fare cretinate, consegnati", gli ha ordinato il padre.

E cosí, ieri mattina alle 5, Raffaele Delle Donne, accompagnato dall'avvocato di fiducia, ha varcato il portone della Questura. Diciannove anni, biondino, occhiali, jeans, felpa e giubbetto, un ragazzo come tanti altri. Ma con il mito della violenza, intriso da un'ideologia confusa che si pasce di simboli nazisti, di odio per gli extracomunitari, i gay, i comunisti, i "nemici" dei centri sociali, e pure per i tifosi delle squadre di calcio avverse, lui tifoso del Verona. Il capo del Fronte Veneto Skinheads nega che faccia parte del suo gruppo: "Non basta avere certe idee e un bomber addosso per essere dei nostri", dice Giordano Caracino. E anche da Forza Nuova giurano di non conoscerlo. Sta di fatto che Raffaele era giá  finito la scorsa estate in un'inchiesta della Procura che aveva portato alla denuncia di 17 giovani, quasi tutti figli di buona famiglia, e al sequestro di coltelli, manganelli e croci uncinate.

Un fascista, un nazista? Sicuramente un invasato e un prepotente. Ma al responsabile della Digos veronese, Luciano Iaccarino, Raffaele si è presentato sfatto e in lacrime, come se gli fosse cascato il mondo addosso. "Perché ha capito quello che rischia", commenta il magistrato. Se Nicola Tommasoli, la sua vittima, sopravviverá , gli anni di carcere potrebbero essere solo 3 o 4 (per il reato di lesioni gravissime). Ma se, come è purtroppo probabile, il disegnatore meccanico di Negrar dovesse morire, l'imputazione diventerebbe omicidio preterintenzionale, e la pena salirebbe anche a 14 anni. "Una sanzione rigorosa sarebbe auspicabile", commenta il procuratore aggiunto di Verona, Mario Giulio Schinaia.

L'interrogatorio è iniziato alle 8 e si concluso 5 ore piú tardi con il fermo e la traduzione in carcere. Da una parte il pm Francesco Rombaldoni, accanto a Raffaele l'avvocato Tremeloni, dello studio di Roberto Bussinello, un penalista che difende quasi tutti gli imputati di destra in cittá  e si è presentato alle ultime elezioni nella lista di Storace, dopo aver a lungo militato in Forza Nuova. Raffaele ha sostanzialmente confessato. Il legale minimizza: "Ha confermato solo che era lí, certo non che voleva uccidere". Il ragazzo ha raccontato quello che lui definisce "un parapiglia" con i tre "dai capelli lunghi", ma nega di essere stato lui a prendere a calci in testa Nicola quando giá  era caduto a terra. Dal punto di vista giuridico, non cambia granché: "Quando si va a picchiare, la morte dell'avversario è un evento da non escludere, anche se non la provochi direttamente", spiega Schinaia. Per ora Raffaele non ha fatto i nomi di tutti quelli che erano con lui: solo di quelli scappati in Austria.

"Gli altri era la prima volta che li vedevo", assicura. La Digos non aspetta certo lui: è giá  sulle loro tracce. E c'è da scommettere che, sentendosi il fiato addosso, i quattro si consegneranno presto pure loro. Raffaele ha cercato in qualche modo di sostenere la tesi del "corto circuito": tra i due gruppi sarebbero volati gli insulti, dopo la richiesta di una sigaretta, respinta da Nicola e i suoi amici. Riflette il magistrato: "L'avevano giá  fatto altre volte. Avevano voglia di menare. Per ripulire la cittá  da quelli che non gli piacevano, per dare una lezione, chissá  perché. Se quelli gli davano la sigaretta, trovavano subito un altro pretesto". Domani l'udienza di convalida del fermo davanti al giudice per le indagini preliminari.

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