News per Miccia corta

04 - 05 - 2008

Spunta dal passato il diario da adolescente del sindacalista Trentin. Un monito sul valore dell'antifascismo

 

(la Repubblica, DOMENICA, 04 MAGGIO 2008)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SIMONETTA FIORI 

 

 

--------------------------------------------------------------------------------

 

 

 

Nessuno ha mai saputo di questo piccolo quaderno nero, non i figli né la compagna né gli amici piú intimi. Bruno Trentin l'ha protetto da sguardi e parole indiscrete per oltre sei decenni, lasciandolo scivolare sotto vecchie carte, come si fa con gli oggetti preziosi ma un po' ingombranti, sepolti nel mucchio e mai dimenticati. ሠil diario dei suoi sedici anni, un documento privato ma con straordinario valore pubblico, la cronaca minuziosa e lucida dei sessanta giorni che segnarono le scelte d'una generazione, e anche il destino d'una nazione. Un journal de guerre, come titola espressivamente il giovane diarista, che comincia all'indomani dell'armistizio, il 22 settembre del 1943, per interrompersi due mesi piú tardi, il 15 novembre, a pochi giorni dall'arresto insieme al padre Silvio. Due le epigrafi poste in prima pagina, «Allons enfants de la Patrie!» e «C'est la lutte finale!», la Marsigliese e l'Internazionale. Per raccontare la sua guerra antifascista Trentin sceglie il francese, "figlio guascone" di esuli italiani.

 

«Quando Marcelle Padovani me l'ha mostrato, è stata un'emozione molto forte: come ritrovare un tesoro al modo di Stevenson», racconta Carmine Donzelli, che ha deciso di darlo subito alle stampe.

 

Inusuale anche la veste grafica, nella calligrafia meticolosa, nell'ordinata scansione in paragrafi, perfino nell'accurata illustrazione tra fotografie, mappe e ritagli di giornale: «Anche in questo non comune gusto grafico», dice l'editore, «si riconosce la naturale eleganza dell'autore, una precocitá  fulminante e quel razionalismo cartesiano respirato nelle scuole francesi».

 

A Cédon de Pavie in Guascogna Bruno era nato il 9 dicembre del 1926, il padre Silvio un insigne giurista costretto all'emigrazione dalle «leggi fascistissime». Oltralpe dunque crebbe e si formó, guascone nelle radici e nel temperamento, lettore avido di D'Artagnan e ragazzo scalpitante: le foto giovanili ne mostrano l'indole da furetto indomito che pochi anni piú tardi troverá  una sua piú misurata intensitá . Inquieta e fremente - racconta Iginio Ariemma nella sua informata introduzione - è anche l'atmosfera respirata a casa e nella libreria paterna di Tolosa, la Librairie du Languedoc, crocevia degli esuli di Giustizia e Libertá  e dei volontari andati a morire in Spagna.

 

«Ma un adolescente ribelle», spiega Donzelli, «puó voler di piú, magari mostrare ai padri che anche lui ci sa fare, su una spinta che mescola conflitto e assimilazione». Cosí nel 1942 Bruno appena sedicenne fonda un gruppetto anarchico, tappezza Tolosa di scritte antifasciste, utilizzando per la propaganda la carta intestata della libreria di famiglia... Per caso o per sfida? La polizia lo scopre, finisce in prigione. Di quell'episodio racconterá  la visita in carcere della madre e un furente schiaffo sulla guancia: «Se fai il nome di tuo padre, t'ammazzo...». Per Bruno resterá  uno dei ricordi piú cari.

 

Quando puó rientrare in Italia, dopo la caduta del fascismo, Silvio porterá  con sé quel figlio precoce e inquieto. Ne fa il suo braccio destro, lo coinvolge nella sua attivitá  clandestina di leader azionista della Resistenza veneta. L'arrivo è a Mestre, poi Treviso, il 4 settembre del 1943. La guerra sta per cominciare, quella vera, la guerra contro il nazifascismo - come annota Bruno nel diario - il patriottismo autentico contrapposto a quello fasullo di marca fascista... Nel journal il ragazzo trascrive ogni dettaglio, eventi e personaggi, incontri riservati, le prime azioni di sabotaggio, l'organizzazione delle bande partigiane. La cautela del cospiratore appare scossa dalla furia di divorare «conoscenze luoghi e persone», come se la scrittura potesse mimare e sostituirsi all'azione. Le sue fonti sono diversissime, dai quotidiani fascisti a Radio Londra e Radio Mosca, le agenzie internazionali, gli ambienti azionisti frequentati da Silvio. Nulla gli sfugge della scena mondiale, il fronte interno e l'Egeo, il Pacifico e la Russia. La sintonia politico-culturale tra padre e figlio sembra cementarsi, il diario è anche testimonianza d'un genitore ritrovato, «si è costruito quel rapporto che era in parte mancato», confesserá  piú tardi Bruno.

 

Resistenza e ancora Resistenza: la parola ricorre tra le pagine quando ancora se ne faceva scarso impiego, fa notare Claudio Pavone nella sua Postfazione. Dall'iniziale scetticismo verso i connazionali, intorpiditi dal ventennio nero, Trentin scopre pian piano una diffusa volontá  di riscatto, in un crescendo di giudizi affilati che mescolano lungimiranza - l'eccidio di Cefalonia interpretato come pagina nobile contro il nazifascismo -, patriottica indignazione (il re «miserabile piccolo sgorbio ricoperto d'oro e medaglie finte») e accenti enfatici verso «le gloriose avanguardie dei figli di Lenin» immolate contro la «bestia nazista». Una passione questa sul fronte orientale talvolta raffreddata in un lessico piú cauto, in termini come «rossi» e «bolscevichi». Nell'oscillazione lessicale sempre Pavone rintraccia i conflitti politici che agitano la sinistra resistenziale, ma anche «quel groviglio proprio d'una generazione del quale vanno colte sia le contraddizioni e le coerenze che il significato profondo».

 

Puntuale e quotidiano fino al 13 ottobre, nell'ultimo mese il diario acquista un passo piú lento e frammentato, spia dell'aumentato rischio dei cospiratori. Il 15 novembre l'interruzione improvvisa, con una frase secca scritta a matita: «Tempo perduto. Ora all'opra!». ሠl'unica scritta in italiano, una sorta di epigrafe generazionale che riecheggia l'analogo appello di Giaime Pintor e disegna la parabola politica e esistenziale del giovane guascone partito dalla Marsigliese e approdato alla lingua dei padri. Per Bruno comincia una nuova vita. Quattro giorni piú tardi l'arresto a Padova insieme a Silvio: nel tragitto verso la federazione fascista Bruno ingoia tutte le carte compromettenti, procurandosi un'occlusione intestinale. La carcerazione non durerá  a lungo, ma nel marzo successivo l'attende lo strappo piú doloroso, la perdita del padre. Al lutto privato s'aggiunge il peso simbolico della successione. Nell'aprile del 1944 Bruno è giá  in montagna.

 

Perché il prolungato silenzio su questo Journal de guerre? «Forse per una scelta di stile», risponde Donzelli. «Tra i dirigenti della sinistra vigeva la regola che non ci si doveva vantare. O forse Trentin è stato trattenuto dalla radicalitá  dei suoi giudizi giovanili. A me è sembrato sbagliato censurarlo, soprattutto in questi tempi confusi. Il diario ripristina con un'urgenza perentoria l'idea che c'è stata una guerra contro il fascismo, e che non è possibile equiparare i combattenti dell'una e dell'altra parte. ሠun documento sul valore imprescindibile dell'antifascismo. La Liberazione non è stata liberazione punto è basta, ma liberazione dal fascismo. ሠbene ricordarlo, altrimenti rischiamo che i miti fondativi della storia repubblicana perdano senso perché fondati sull'equivoco». 

 

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori