News per Miccia corta

01 - 05 - 2008

Nell`ex covo missino di Colle Oppio. ``Fascismo addio, siamo col popolo``

 

(la Repubblica,1 maggio 2008)

 

 


 

di GIUSEPPE D'AVANZO

 


GIANNI Alemanno ha raccontato che, nella sezione di Azione Giovani di Colle Oppio, nota, notissima, famigerata - "un covo fascista" per tutti gli anni Settanta - "entravi e ti imbattevi in un enorme quadro che raffigurava una giovane "camicia nera" che si difendeva con il calcio del fucile da un'orda di assalitori comunisti".

 

Oggi quel quadro non c'è piú e non si sa dove sia finito. Alle pareti della grotta di tufo dentro il Parco delle Terme di Traiano, sezione del Movimento sociale dal 1947, ci sono soltanto due immagini, che bisogna proprio cercare con lo sguardo per vederle (sono sulla parete meno in vista). C'è la fotografia di Paolo Colli, il "padre" dell'ambientalismo di destra, una vita spezzata dalla leucemia due anni fa, e un ritratto a mano di Stefano Recchioni, ucciso il 7 gennaio di trent'anni fa dalla pistola di un carabiniere durante i disordini nati dopo l'eccidio di Acca Larenzia (morirono due ragazzi del Fronte della Gioventú, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta).

 

Non ci sono "croci celtiche" nere, "fusione visiva tra il mondo pagano e mitologico del sole e il mondo cristiano del crocefisso", simbolo "magico" di molte generazioni di neofascisti. Né foto del Duce né fasci né labari. Niente delle carabattole nostalgiche. Nessuna icona della concezione eroica della militanza politica, per decenni demone dei giovani missini. Non ci sono nemmeno immagini di Gianfranco Fini, in veritá . Soltanto qualche manifesto elettorale di Alemanno.

 

L'ambiente è spoglio. In fondo, su una pedana, strumenti musicali. Una trentina di sedie addossate al muro. Un tavolo traballante. "Cercavi il covo fascista?" canzona Michele Pigliucci. Ha ventisei anni soltanto, Michele. Non puó fare a meno di sorridere ironico, quando spiega: "Guarda che anche mia madre non era ancora nata quando è morto Benito Mussolini. ሠsorprendente che ancora cerchiate tra di noi qualche ammennicolo per dirci fascisti, nostalgici o magari nazisti. ሠla rappresentazione che hanno voluto dare di Alemanno gli amici di Rutelli. Un furbo espediente per sollecitare le paure e i riflessi antifascisti della cittá . Furbo, ma inutile: guarda come è finita. ሠuna strategia che non porta da nessuna parte, mi pare. Impedisce soltanto a chi la usa di comprendere chi siamo, che cosa facciamo, quali sono le ragioni della vittoria di Gianni, perché il popolo di Roma gli ha concesso fiducia".

 

Bene, parliamo di queste ragioni. Michele ha accanto un gruppo di ragazzi della sua etá . Annuiscono quando dice: "Abbiamo guardato al popolo e non al palazzo; ai bisogni della cittá  e non agli interessi dei poteri e delle lobby con un lavoro quotidiano, porta a porta". Se c'è un segreto, dicono, è in questa formula ed è sotto gli occhi di tutti perché - e ne sono fieri - Alleanza nazionale è dovunque, presente in tutti i quartieri di Roma con una o piú sezioni. Sezioni che hanno le porte sempre aperte, aggiungono, frequentate da militanti sensibili all'ascolto, pronti a darsi da fare per risolvere anche i problemi piú minuti della comunitá ".

 

"Identitá ", "comunitá " e "popolo" sono le parole ricorrenti, gli archetipi che ritornano piú spesso nel discorso dei ragazzi di Colle Oppio come se il populismo, parziale e intermittente negli strappi di Alleanza Nazionale, avesse ritrovato nella leadership di Alemanno, nella sua Destra sociale, finalmente lo strumento efficace di lotta politica; il grimaldello interpretativo della realtá  cittadina capace di raccogliere l'attenzione e il consenso anche di chi di destra non è mai stato. I politologi sostengono che "il populismo incarna una corruzione ideologica della democrazia" e tuttavia, nelle parole della seconda generazione repubblicana della Destra, si avverte anche l'urgenza di una democrazia partecipativa che la politica non ha soddisfatto.

 

A voler fare i tignosi è questo "il fascismo" della destra romana che governerá  la Capitale. Gianni Alemanno è l'interprete moderno del "populismo" che Mussolini ha lasciato in ereditá  all'Italia. Basta ascoltare i ragazzi quando parlano dell'immigrazione e degli stranieri dell'Esquilino. Certo, accennano anche alla pericolositá  sociale del clandestino, alle violenze consumate nel Parco di Traiano, alla consueta percezione di insicurezza. Ma quel che appare loro piú importante, decisivo è altro. ሠla necessitá  di preservare "l'identitá  del popolo", di assicurare "l'unitá  della comunitá  minacciata da una pressione disordinata". Non vogliono semplicisticamente che "lo straniero" sia messo al bando, espulso. Chiedono "assimilazione". Vogliono che l'altro rinunci alla sua "alteritá ", alla sua diversitá  culturale e magari religiosa. Chiedono che la "comunitá " e chi l'amministra reagisca ai rischi di disgregazione e decadenza.

 

Dicono: chi lo ha deciso che a Roma debba esserci non regolata, misteriosa, invisibile, una Chinatown? "Perché - chiede Michele - Veltroni ha concesso l'intero quartiere dell'Esquilino alla comunitá  cinese che vive e prospera al di lá  di ogni legge?". Nei loro discorsi, è questo il lavoro "che ha sempre visto impegnato Alemanno". Non ricordano e non voglio ricordare il passato violento del neosindaco. Forse, addirittura, lo ignorano. Chissá . Preferiscono descriverne la misura, l'understatement, le qualitá  di uomo comune che gli consigliano di muoversi "con una Punto verde tutta scassata, anche quando era ministro".

 

C'è del populismo anche in queste immagini. Alemanno è uno del popolo, dicono. ሠcapace di immediatezza, di un rapporto diretto con la realtá . ሠil testimone della "semplicitá " che la destra sociale vuole restituire alla politica. Anche quando ha governato il Paese, è uno che istintivamente condivide "un destino comune".

 

Il "popolo" è il paradigma antico e nuovissimo di Colle Oppio che trova una sua declinazione piú radicale in "Casa Italia", uno stabile occupato nel quartiere Prati dalla Fiamma Tricolore. Lo abitano trenta famiglie sfrattate. Giuliano Castellino, che sovraintende all'occupazione, l'amministra con regole ferree (vietate armi, droga, prostituzione; chiavi degli appartamenti sempre nella toppa). Nel suo populismo, è ancora piú esplicito di Michele. Il popolo di Roma è, nelle sue parole, sempre "vittima". Vittima dei poteri forti, delle insidie della politica, delle cabale dei politici di professione.

 

"Per favore - dice - non stare a parlarmi di fascismo o di quei quattro bambini che, l'altra notte al Campidoglio, hanno tirato su il saluto romano. Nessuno di noi, che ci diciamo di destra, vuole tornare indietro. Non voglio vivere con il collo torto all'indietro. Voglio guardare avanti. Del fascismo si occupino gli storici. Io voglio far politica e intendo la politica come un servizio alla mia gente. Anche per questo siamo felici che Alemanno sia sindaco di Roma e anche noi della destra di Storace abbiamo dato il contributo dei nostri 55 mila voti. Quel che è stato sconfitto nell'urna - perché non volete capirlo? - è stato il 'modello Roma' del centrosinistra, quel blocco di potere di radical-chic e palazzinari che ha governato la cittá . Quel grumo di interessi che ha consigliato l'amministrazione di Rutelli e Veltroni a orientare le grandi opere pubbliche - per esempio, la nuova linea della metropolitana o il raddoppio della Roma-Fiumicino - verso le aree di proprietá  dei costruttori come Caltagirone. E vi meravigliate che i romani abbiano voltato le spalle al centrosinistra?".

 

A "Casa Italia" si discute molto di case. ሠla loro battaglia. Contro la speculazione privata, dicono, è necessario varare un piano di edilizia popolare. Da quanto tempo, chiedono, non si costruisce un alloggio a basso prezzo? Non pensano ai "quartieri ghetto, senza vita, senza metro, senza asili e scuole del Corviale, del Serpentone, di Tor Bella Monica", ma all'edilizia "modesta e dignitosa" della Garbatella, del Flaminio, di Primavalle? ሠuna destra, quella di "Casa Italia", che vuole il riscatto di chi oggi è in difficoltá , degli ultimi nella scala sociale.

 

Nelle parole di Giuliano Castellino c'è un gran spazio per l'anonimo eroismo quotidiano di "chi tira la carretta" senza lusso, sprechi e consumo. ሠuna cittá , la sua, di piccole imprese e grandi sacrifici, di ambizioni modeste e lavoro duro che chiedono un aiuto e soltanto il solidarismo del messaggio populista, e non il professionismo politico, puó offrirlo. Si puó liquidare tutto questo soltanto con la parola "fascismo" e poi lavarsene le mani?

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori