News per Miccia corta

25 - 04 - 2008

Pubblicitá  e degrado minacciano le lapidi del circuito della memoria a Milano

 

(la Repubblica, VENERDáŒ, 25 APRILE 2008, Pagina IX– Milano)

 


 

Gli ex deportati "Solo da poco siamo riusciti a far ripulire la scritta a San Vittore"

Girando fra le 455 iscrizioni si capisce di quale proporzione fu il massacro

 

ENRICO BONERANDI

 

 


Lavoro faticoso, ma nessuno all'Anpi rinuncerebbe all'incarico. Mobilitati figli e nipoti. Si gira in bicicletta, accompagnati da un furgoncino, con le bandiere e un altoparlante che diffonde Bella ciao, ancora lecita a Milano, visto che la Moratti non ha seguito l'esempio del sindaco di Alghero, suo collega di partito, che l'ha vietata «perché divide gli italiani». Entro questa mattina, i luoghi della memoria dedicati alla liberazione dal nazi-fascismo saranno visitati e onorati. Tutti quanti, con uno sforzo epico. Solo le lapidi sparse per le vie della cittá  sono 455, e accanto a ognuna verrá  posta una corona (fornita dal Comune).

"Bella ciao" non risuonerá  peró in piazza Medaglie d'Oro. L'arco di Porta Romana, eretto per festeggiare l'arrivo a Milano di Margherita d'Austria, da 60 anni ospita due lapidi in ricordo dei caduti della Resistenza, tra cui Angelo "Diego" Aliotta, fucilato da una brigata nera il 29 agosto del "˜44, al cui nome fu intitolata una divisione garibaldina dell'Oltrepo. Monumento corroso dal tempo, l'arco di Porta Romana, e bisognoso di restauri. Da qualche anno il Comune, per far cassa, copre le impalcature con enormi pubblicitá . E cosí Margherita d'Austria e Angelo Aliotta sono stati oscurati da due ragazzi col ciuffo e una biondina, con vistosi occhiali da sole, per la linea Prada e Miu Miu Eyewear. Mentre in uno dei luoghi piú sacri della memoria in cittá , la Loggia dei Mercanti, campeggia un grande manifesto della mostra al Palazzo della Ragione su "Il secolo dell'avvocato", con foto di Gianni Agnelli tra due corone dedicate ai partigiani. Prima della manifestazione di oggi, qualcuno forse provvederá  a trovare un'altra collocazione al manifesto. Anche perché, per un antico accordo con il Comune, qualunque iniziativa abbia luogo alla Loggia dei Mercanti deve avere autorizzazione scritta da parte dell'Anpi.

Sempre il Comune dovrebbe provvedere alla manutenzione delle lapidi in cittá . Qualcuna è in totale rovina. Racconta Dario Venegoni, presidente dell'Aned, l'associazione che riunisce gli ex-deportati: «Uno dei luoghi simbolo di Milano è il carcere di San Vittore, dove furono rinchiusi centinaia di ebrei e uomini della Resistenza. Per tanto tempo la lapide che sta alla destra della porta di ingresso in via Filangieri è stata illeggibile. Un insulto alla loro memoria». Le insistenze di Venegoni hanno avuto effetto. La lapide è stata recentemente ripulita e ora la scritta, per una volta lontana dalla retorica che ispira le frasi incise sul marmo, si puó distinguere: «In questo carcere nei 20 anni della dittatura furono detenuti innumerevoli cittadini credenti nella democrazia. Dall'8 settembre "˜43 al 25 aprile "˜45 centinaia di italiani soffrirono umiliazioni, patimenti e torture per aver cospirato e combattuto per la libertá  e l'amore per la patria». Se qualcuno ripulisse dal muro di cinta del carcere anche una scritta fascista, a pochi metri dalla lapide, sarebbe una buona idea.

In patetiche condizioni è invece la stele del campo Giuriati. Le lapidi che ricordano Ambrogio Fogar, che ci si allenó ragazzo, e Adolfo Consolini, che realizzó alcuni record nel lancio del disco, sono perfette, anche perché stanno all'interno, mentre quella in memoria di 14 partigiani uccisi non si legge proprio. I caratteri si sono staccati. I nomi indistinguibili. Un degrado che si ripete spesso. «Noi facciamo il possibile - dice Giuliano Gilberti, vicepresidente dell'Anpi di Milano - a volte interveniamo direttamente». E meno male che il monumento che ricorda l'eccidio di 15 antifascisti in piazzale Loreto è ben tenuto, anche se è il luogo prediletto per gli studenti del vicino liceo che vanno a farsi le canne nel giardinetto.

Ma ha ancora un senso questo circuito della memoria? Spesso queste lapidi sono ignorate anche da chi ci abita vicino, confuse come sono da graffiti, pubblicitá , insegne di negozi. In alcuni casi sono state imbrattate o spaccate, tanto che gli ex partigiani negli anni piú difficili organizzavano ronde all'avvicinarsi del 25 aprile per difenderle. Dario Venegoni risponde: «Sono luoghi della memoria che non devono essere cancellati. Memoria individuale, per le famiglie che persero i loro cari, e memoria collettiva. A Berlino hanno posto piccole targhe sui marciapiedi accanto alle case dove furono rastrellati gli ebrei. Girando per Milano ci si rende conto da queste povere lapidi quale proporzione ebbe il sacrificio e il massacro. Tutto invecchia, è vero, ma se resiste, ed è giusto cosí, la lapide che ricorda la contessa Maffei in via Bigli, perché cancellare il ricordo dei partigiani?».

In via Segneri, all'angolo di piazza Tirana, c'è una grande lapide partigiana e vicino il manifesto dell'Anpi che annuncia la manifestazione di oggi. Ci fermiamo a leggere e accanto, per imitazione e curiositá , si fermano alcuni passanti. Che cos'è?, chiede un ragazzino. «La Resistenza». E lui: «Ah, ho capito. La seconda guerra mondiale». Alza le spalle e se ne va, rullando sullo skateboard.

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