News per Miccia corta

25 - 04 - 2008

Mauthausen il lager degli italiani

 

(la Repubblica, VENERDáŒ, 25 APRILE 2008)

 

La storia del campo di concentramento in un libro di Giuseppe Mayda

 

 

SUSANNA NIRENSTEIN

 


 

Boris Pahor, quando scrive in Necropolis della sua lancinante esperienza a Dachau, cita Mauthausen come uno di quei luoghi dove «lo sterminio è stato ancor piú sconvolgente»: con quei 186 gradini della gradinata della morte, dalla cava di granito al campo, su cui «i corpi zebrati dovevano inerpicarsi sei volte al giorno con una pesante pietra sulle spalle lungo l'orlo di un precipizio»; qui stavano kapó e guardie che buttavano giú per la scarpata con un fendente o «uno spintone chi a loro giudizio aveva una pietra troppo piccola sulle spalle», o semplicemente barcollava. «La parete dei paracadutisti» la chiamavano, anche perché molti vi si tuffavano da soli per farla finita.

Mauthausen non era stato creato nel "˜38, a poco piú di 20 chilometri da Linz, in Austria, come «campo di sterminio»: la sua funzione nominale era quella di «concentrare» i prigionieri soprattutto "politici" e sfruttarli nel lavoro forzato per la grandezza del Reich. Vogliamo narrarne almeno in parte gli orrori non solo per la violenza, il terrore e il sadismo incontrati, e di cui va dato conto se non altro per riflettere e onorarne le vittime, ma perché, come ora ci racconta Giuseppe Mayda nel suo Mauthausen (il Mulino, pagg. 476, euro 28), fu il campo degli italiani: ce ne finirono 8000, piú che in ogni altro lager.

Mayda descrive minuziosamente e appassionatamente la vita e soprattutto la morte che regnava a Mauthausen. La sveglia, l'adunata nell'Appelplatz dove si dovevano portare anche i moribondi e persino i morti nella nottata: l'appello poteva durare ore su ore, essere ripetuto all'infinito con 15 gradi sotto zero.

L'aspetto del lager era quello di una fortezza in pietra dall'aspetto vagamente esotico per le sue torrette: i nazisti vi si muovevano come barbari, spostando masse di persone a scudisciate, verso la cava omicida la cui scala a giorni si inzuppava letteralmente di sangue, spingendo i deportati verso il filo spinato ad alta tensione, facendo azzannare i detenuti dai cani, costringendo con la forza alcuni a soffocarsi con un filo di ferro, nascondendo la valanga di morti sotto la dicitura «fuga», «suicidio». C'era anche un muro per la fucilazione. Ma non si lasciava la vita solo cosí: a parte la fame che attanagliava tutti, dalle cinque baracche destinate ai malati ogni giorno uscivano da 100 a 170 deceduti, e non di morte naturale. Quelli colpiti da tifo petecchiale (centinaia), per esempio, erano destinati all'iniezione al cuore di benzina, altri al colpo alla nuca, altri ancora, soprattutto i tubercolotici, all'«azione-bagno» (una doccia gelata di mezz'ora, ripetuta piú volte se non bastava, in una stanza con gli scoli bloccati: se non si moriva per il freddo, si affogava). Alla maggioranza degli inabili toccava lo Zylon B, o nella fortezza di Hartheim, dove era in funzione una camera a gas usata in un primo momento per il progetto Eutanasia (progetto che aveva ucciso, è bene ricordarlo, 90.000 tedeschi, tra cui 5000 bambini), o nella camera stagna costruita nei sotterranei di Mauthausen, accanto al crematorio.

Degli 8000 italiani imprigionati a Mauthausen, ci dice Mayda (giá  autore, tra l'altro, di Ebrei sotto Saló o di Storia della deportazione dall'Italia 1943-45) ne morirono da 3750 a 5750, secondo le stime. In totale dei 200.000 deportati a Mauthausen dall'agosto "˜38 al 5 maggio "˜45 (quando fu liberato da una Divisione corazzata statunitense), le fauci di Mauthausen ne inghiottirono circa il 60 per cento: al primo posto i 32.180 scomparsi sovietici, seguiti da 30.203 polacchi, 12.923 ungheresi, 12.890 jugoslavi, 8.203 francesi, 6.502 spagnoli.

Per quel che riguarda l'Italia, dall'8 settembre 1943 alla primavera "˜45 i tedeschi, col preciso obiettivo di stroncare qualsiasi moto di ribellione e protesta, deportarono tutti i cittadini colpevoli, ai loro occhi, di disobbedienza, opposizione e dissenso. I catturati furono i piú diversi: quando gli americani liberarono i 209 internati italiani del blocco 22 di Gusen (un sottocampo di Mauthausen), per intenderci, vi trovarono 87 partigiani, 5 renitenti alla leva di Saló, 28 operai scioperanti, 3 ebrei, 4 militari, 2 «liberi lavoratori» in Germania, un accusato di espatrio, uno di porto abusivo d'armi, 4 incriminati di reati annonari (borsa nera), 4 «individui sospetti», 2 indiziati di «favoreggiamento ai partigiani», 2 di favoreggiamento agli ebrei, 13 rastrellati, 5 antifascisti, 6 «antitedeschi», 27 politici, un disertore, un sovversivo, un accusato di spionaggio, uno di rifiuto al lavoro, uno per sabotaggio. Insomma, scrive Mayda, si era colpito nel mucchio, con tipiche azioni intimidatorie, per terrorizzare. Ci fu gente presa al biliardo in maniche di camicia e spedita al lager in pieno gennaio. Quando il carcere di Parma viene colpito da un bombardamento si deportarono tutti i detenuti, e la stessa sorte toccó alle prostitute di una casa di tolleranza ligure.

Una costante, sottolinea Mayda, fu la deportazione dei lavoratori scesi in sciopero nelle grandi fabbriche del Nord nel "˜44: dei 250 portati da La Spezia (soprattutto operai e tecnici), 167 (il 67 per cento) morirono a Mauthausen, nei suoi sottocampi e nel vicino castello di Hartheim. Dei 67 lavoratori rastrellati nelle aziende metalmeccaniche di Savona finiti nello stesso lager se ne salvarono 8. La cattura di chi aveva avuto un ruolo negli scioperi del marzo "˜44 ebbe un forte peso nelle fabbriche di Sesto San Giovanni (43.000 dipendenti soprattutto di Breda, Falck, Pirelli, Magneti Marelli): prima ci furono 1200 arresti preventivi, poi, con le agitazioni, si impose ai capireparto di redigere le «liste nere» dei sovversivi, e scattarono le deportazioni, 215: se non trovavano l'interessato, prendevano, il padre, il fratello, il figlio; a Mauthausen ne morirono 156. L'8 agosto partirono da Firenze 597 rastrellati in Toscana e cui si aggiunsero altri carri con 250-290 prigionieri lombardi e piemontesi. Ad agosto a Mauthausen arrivarono altri 300 lavoratori italiani.

Un'altra razzia straordinaria avvenne allo Stadio San Siro domenica 2 luglio "˜44: alla fine della partita Milan-Juventus, l'altoparlante annunció ai giovani classe 1916-1926 di radunarsi all'uscita nord: 300 ragazzi furono obbligati a salire su una quindicina di camion. Di loro non si seppe piú nulla. Raggiunsero Mauthausen invece 480 prigionieri presi il 2 gennaio "˜45 a Regina Coeli.

Basta, volevamo solo far capire insieme a Mayda, che l'emorragia italiana fu generale. In venti mesi di occupazione nazista i trasporti dei «politici» dall'Italia al Reich ammontarono ad almeno ottanta. Quelli diretti a Mauthausen furono 29 con complessivi 6.871 prigionieri, altri deportati arriveranno nei trasbordi tra un lager e l'altro. Con alcuni treni blindati, giunsero anche degli ebrei italiani. E molti ebrei da altre parti d'Europa, a volte catalogati come politici e non con la stella gialla. Difficilissimo tenere la contabilitá : i nazisti prima dell'arrivo degli Alleati distrussero tutti gli archivi, rimasero solo i documenti salvati nei giorni precedenti da alcuni detenuti-impiegati.

Fu morte, e ancora morte. Quando ci si addentra nelle sevizie messe in atto a Mauthausen il cuore, ancora una volta indietreggia. Non furono solo Auschwitz, Treblinka, Sobibor, Belzec, Majdanek i campi dello sterminio, anche se solo a questi cinque spettava la liquidazione industriale, di massa. Meglio ricordare, con Mayda, che l'elenco dei lager ne contiene piú di 1600, ognuno con il suo abisso.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori