News per Miccia corta

24 - 04 - 2008

Il film su Moro fra le polemiche, niente applausi dagli ex Dc

 

 



Diretto da Gianluca Maria Tavarelli, andrá  in onda il 5 e 6 maggio su Canale 5
Michele Placido è lo statista: "Anch'io ero per la fermezza, l'unica strada possibile"

 


di ALESSANDRA VITALI


<B>Il film su Moro fra le polemiche<br>niente applausi dagli ex Dc</B>

Michele Placido è Aldo Moro

 


ROMA - "Una pregevole opera di fantasia. Ben recitato. Ma, all'epoca non esistevano personaggi con quella perentorietá ". Con questo commento Arnaldo Forlani lascia Palazzo Marini, sede della Fondazione della Camera dei deputati, alla fine della proiezione di Aldo Moro - Il presidente, miniserie in onda il 5 e 6 maggio su Canale 5. Al mattino, il presidente Mediaset Fedele Confalonieri, il produttore Pietro Valsecchi, il regista Gianluca Maria Tavarelli e i protagonisti del film erano stati ricevuti al Quirinale da Giorgio Napolitano. Nel pomeriggio, l'anteprima alla quale hanno partecipato alcuni esponenti della Dc dell'epoca. Il tutto preceduto dalla polemica: la famiglia di Moro, e i familiari degli uomini della scorta, hanno accusato la produzione di voler strumentalizzare la loro presenza, invitandoli alla proiezione. Che hanno disertato. A loro dedica "il nostro primo pensiero" Pier Ferdinando Casini, che accoglie gli ospiti in veste di presidente della Fondazione: "Alla famiglia di Moro e alle famiglie degli uomini della scorta vanno la nostra vicinanza e il nostro rispetto, rispetto anche per la decisione di non essere qui, motivata da ragioni estranee alla Fondazione".

LE IMMAGINI DEL FILM

I LUOGHI DELLA MEMORIA: LE IMMAGINI


Le "personalitá  che furono vicine a Moro e hanno condiviso quei momenti", come spiega Casini, sono nelle primissime file. Oltre a Forlani, anche Emilio Colombo, Giulio Andreotti, Remo Gaspari, Claudio Signorile. Da loro, niente applausi alla fine. Ha apprezzato, invece, Francesco Cossiga, che l'ha visto qualche giorno fa. Nel film si racconta in modo chiaro lo scontro drammatico che si consumó all'interno della Dc, e fra la Dc e le altre forze politiche. Fanfani che tenta ogni strada, fino all'ultimo; Zaccagnini che non ha il coraggio dello strappo; Cossiga deciso a non trattare "perché andrei contro o ogni regola di legalitá ". Il no di Berlinguer alla trattativa, e la posizione favorevole, invece, di Craxi è solo accennata "per motivi di tempo", spiega il regista.

Gianluca Maria Tavarelli nel 1978 aveva 14 anni. Parla del film come di "un viaggio difficile, in un contesto che aveva generato un evento di tragica importanza storica e umana. Ho cercato di raccontare quanto accaduto attenendomi ai fatti, cercando la veritá  delle cose, senza tralasciare nulla, senza pregiudizi. La mia - conclude il regista - è solo una rappresentazione parziale, la mia rappresentazione di quegli eventi. Ma il mio sguardo è stato guidato dalla volontá  di capire".

Michele Placido interpreta lo statista. Intorno a lui, un cast corale: Marco Foschi (Mario Moretti), Libero De Rienzo (Valerio Morucci), Donatella Finocchiaro (Adriana Faranda), Massimo De Rossi (Giulio Andreotti), Giulia Michelini (Anna Laura Braghetti), Ninni Bruschetta (Oreste Leonardi), Gianluca Morini (Germano Maccari), Stefano Scandaletti (Prospero Gallinari), Diego Verdegiglio (Francesco Cossiga), per citarne solo alcuni. "Mi sono ispirato a mio padre - racconta Placido - che era presidente dell'Azione cattolica del mio paese, Ascoli Satriano. Quanto alla vicenda, avevo trent'anni ed convinto che non bisognasse cedere ai terroristi. Di fronte a quella tragedia della politica, non c'erano altre strade".

La narrazione si apre con un excursus del regista (in parte filmati d'epoca) nell'escalation del terrorismo anni Settanta e nel mondo, contraddittorio e tutt'altro che unanime, delle Br, impegnate nel rapimento dell'armatore Pietro Costa, il cui ricavato dovrá  servire proprio a compiere la "grande impresa": il sequestro di un esponente di spicco della Dc. Quel bersaglio diventerá  Moro, quando avrá  accettato l'incarico di formare il governo per tentare di risolvere la crisi istituzionale, dopo la massiccia affermazione elettorale del Pci e il profilarsi di un accordo con i comunisti, osteggiato anche dalla destra Dc.

Il dilemma della lotta tra Stato e terrorismo da un lato, e quello delle battaglie sul compromesso storico dall'altro, sono il filo conduttore delle due puntate. Con una conclusione che lascia aperto il dibattito sulla possibilitá  o meno di salvare Moro, e sulle responsabilitá  dei vertici Dc e delle istituzioni. Andreotti difende ancora la scelta della fermezza. "Non c'era altra possibilitá . Anche Moro l'avrebbe fatto", osserva il senatore a vita. Che al termine della proiezione confessa di aver "rivissuto i momenti piú terribili della mia vita. Incancellabili".

(Repubblica.it, 23 aprile 2008)

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