News per Miccia corta

18 - 04 - 2008

Schneider: Vogliono cancellare il Sessantotto perché amano ordine e gerarchia

 

 

 

(Liberazione, 18 aprile 2008)

 


Peter Schneider

 

 


La storia recente sembra ormai soprattutto un susseguirsi di giornate commemorative e giornate della memoria. Nel pubblico prende piede l'impressione che il presente non faccia parte della storia. Ed è lecito chiedere se il '68 costituisca un evento storico di grande importanza al quale ogni cinque-dieci anni deve essere dedicata una riconsiderazione. Molti sessantottini che, dalla critica radicale delle condizioni dell'epoca, sono da tempo passati all'autocritica o alla rimozione dei loro anni radicali, potrebbero rispondere a questa domanda con un'alzata di spalle. Effettivamente sono proprio gli antisessantottini di tutto il mondo che continuano a portare la fiaccola dei sessantottini. E' infatti evidente che le loro campagne elettorali sono sempre impostate come campagne contro la catastrofe che i sessantottini avrebbero provocato in tutto il mondo.

Inizió Helmut Kohl quando, nella campagna elettorale del 1982, promise una "svolta morale-spirituale" di cui ancora oggi si cercano inutilmente gli effetti.

Riscosse un successo di gran lunga maggiore George W. Bush, che era riuscito ad evitare la guerra del Vietnam grazie alle conoscenze del padre, quando 22 anni dopo organizzó come battaglia culturale la sua campagna elettorale contro il veterano democratico del Vietnam, John Kerry. Quasi tutto quello per cui si erano battuti i sessantottini americani - per la condanna e la fine della guerra del Vietnam, per la libertá  sessuale, per il diritto all'aborto, per i diritti delle donne e delle minoranze sessuali, per il mantenimento della separazione tra stato e chiesa - doveva essere vanificato grazie ad un esorcismo conservatore dei "valori americani". L'attuale presidente francese Nicolas Sarkozy dichiaró nella campagna elettorale del 2007: «In questa consultazione elettorale si deciderá  se il retaggio del maggio '68 debba essere portato avanti o liquidato una volta per tutte». Come mordace antisessantottino emerge anche il magnate italiano dei media, Silvio Berlusconi. Nel 2008 mobilita le masse contro la sinistra e i comunisti, come se la caduta del muro e il crollo degli stati socialisti non fossero avvenuti, ed inveisce contro l' «armata rossa dei magistrati» che in decine di casi l'ha accusato di corruzione.

Da cosa dipende il fatto che, quarant'anni dopo, gli eventi del '68 provochino ancora tanta agitazione? In cosa consiste l'oltraggio infinito, se non addirittura il trauma, che a suo tempo i ribelli chiamati "capelloni", "spiriti antipatriottici" e "reparti rossi d'assalto" hanno scatenato?

Questo effetto non trova evidentemente una propria spiegazione nelle innegabili deviazioni totalitarie dei sessantottini che dagli antisessantottini vengono posti al centro del dibattito - né nel delirio dei gruppi marxisti-leninisti e della lotta armata della Raf e delle Brigate rosse. Oggi questi eccessi paranoici offrono al massimo materiale per studi di patologie di gruppo e film spettacolari, ma dal punto di vista politico e culturale sono rimasti senza effetto. Quello che gli antisessantottini vogliono cancellare non è l'ereditá  dei gruppi comunisti e della Raf - perché questa non è un'ereditá . Essi vogliono cancellare lo sconvolgimento e le relative conseguenze scatenati dalle istanze radicali e dalle iniziative dei sessantottini. E vogliono farlo perché queste istanze e queste iniziative sono state metabolizzate dalle societá  civili occidentali e sono ancora vive.

Lo scandalo delle sommosse del '68 non è affatto rappresentato dagli eccessi totalitari di questa rivolta, ma dalle vittorie civilizzatrici che ne sono derivate. E dá  da pensare il fatto che agli antisessantottini, quando vogliono promettere qualcosa di nuovo, non venga in mente altro che il ritorno al mondo apparentemente sano che i sessantottini hanno sconvolto. Quello che ancora oggi turba gli antisessantottini è il radicalismo con il quale la gioventú del mondo occidentale si scagliava contro i vincoli culturali sui quali all'epoca si basava l'autoritá  delle istituzioni sociali. La supremazia dell'uomo, il sacramento del matrimonio e il comandamento di fedeltá  fino alla morte continuamente e segretamente infranto, il rapporto autoritario tra genitori e figli, tra marito e moglie, l'emarginazione e la mancanza di diritti degli omosessuali, la cieca obbedienza ad insegnanti, professori e autoritá  militari, persino l'adeguatezza della democrazia parlamentare - tutto questo è finito in un vortice di interrogativi e di critiche. E' questo elemento del dubbio sulle forme di vita tradizionali, all'epoca agitato attivamente e massicciamente, che rappresenta fino ad oggi il retaggio del '68. E' innegabile che i sessantottini abbiano anche riportato false vittorie. L'abolizione di qualsiasi regola di comportamento, il libertinaggio sessuale e la sostituzione dell'educazione autoritaria con l'assenza di educazione sono alcune tra queste false vittorie. Tuttavia non credo che gli scandali matrimoniali della casa reale britannica siano riconducibili alla lettura di Wilhelm Reich ed Erich Fromm. Indiscutibilmente, gli esperimenti sociali a volte estremi dei sessantottini hanno provocato un'inevitabile liberalizzazione delle societá  civili occidentali. Naturalmente si puó sempre dire: il rilassamento dei costumi, l'emancipazione delle donne, la nuova sensibilitá  per i diritti dei bambini e di altre minoranze sessuali si sarebbero imposti anche senza le sommosse dei sessantottini. Ma questo argomento suona vuoto cosí come l'affermazione che il divieto del lavoro minorile, il diritto di voto alle donne, l'abolizione della giornata lavorativa di 12 ore si sarebbero imposti anche senza le battaglie sociali del 19° secolo - la famosa "mano invisibile del mercato" avrebbe comunque portato alla realizzazione di queste istanze. Da un'occhiata alla nuova geografia del capitalismo globale emerge che le vecchie piaghe del 19° secolo, ormai superate alle nostre latitudini, rinascono dovunque non esistono sindacati, movimenti femministi e movimenti di protesta.

A posteriori ci si puó solo stupire dell'intelligenza con la quale le societá  democratiche post-industriali hanno accolto le proposte positive dei sessantottini, respingendone le idee irrealizzabili e paranoiche. Il fatto che queste rivolte si siano verificate è attribuibile senza dubbio ad una combinazione storica unica ed irripetibile. Per questo motivo, questo periodo non si presta né ai sentimenti di invidia né alle sentenze di condanna assetate di vendetta. Infatti dalla spinta di modernizzazione che questi eventi hanno innescato traggono da tempo vantaggio anche coloro che li condannano.

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