News per Miccia corta

06 - 04 - 2008

Il bestiario elettorale del 18 aprile

 

(la Repubblica, DOMENICA, 06 APRILE 2008)


L'asino per disturbare i comizi avversari; il lupo comunista sotto la pelle dell'agnello; Togliatti "caprone" secondo De Gasperi... Le elezioni di sessant'anni fa, le prime e le piú ideologizzate dell'Italia repubblicana, generarono un fervore retorico e iconografico senza pari Un nuovo libro ricostruisce quel laboratorio politico

 

FILIPPO CECCARELLI

 


 

Chissá  chi vinse allora il Totalvoto. Concorso nazionale a premi sui risultati del 18 aprile 1948. Lo lanciarono i Comitati Civici, contro l'astensionismo che avrebbe favorito il Fronte delle sinistre. «Vota anche se piove» era uno degli slogan; «Io non voto» diceva un somaro su un manifesto; «Essi non votano», e sotto si vedevano due bianchi conigli.

Era ancora un'Italia agricola e gli animali avevano un senso. In veritá  ce l'hanno anche nelle odierne campagne pubblicitarie, ma è un uso sofisticato, simbolico, da cartoni animati. A quei tempi, invece, in mancanza di altoparlanti e sirene un asino era una straordinaria risorsa per disturbare i comizi avversari. Il record del raglio sabotatore venne localizzato nella rossa Rignano Flaminio: bastava che i compagni soffiassero nelle frogie dell'animale perché questo esplodesse in un baccano pazzesco, come ben sapeva il locale parroco che con questi sistemi si vedeva sistematicamente movimentare le funzioni religiose.

In quel paese lí l'analfabetismo era ancora un nemico da battere. Le disposizioni propagandistiche del Pci nelle aree contadine si preoccupano che le scritte dei manifesti siano in caratteri grandi e sempre in stampatello. Eppure, fu proprio in quell'occasione che venne realizzato il primo sondaggio elettorale. C'è anche da dire che la Doxa sostanzialmente ci prese, giusto un piccola sottovalutazione della vittoria dc, ma a differenza di oggi i giornali gli diedero pochissimo risalto.

Molto meglio comunque il Totalvoto della societá  "Sistema", trovata fantastica, decisamente post-moderna. Ebbe un tale successo da indispettire i vertici della Sisal, titolare del popolarissimo Totocalcio. I partiti al posto delle partite di calcio, in entrambi i casi c'era da compilare una schedina, i concorrenti dovevano azzeccare l'esatto numero di seggi, per un totale di 574, sulla base dei risultati ottenuti dalle varie liste. Nel caso di rinvio delle elezioni, era spiegato sul retro, le giocate rimanevano valide; mentre solo nell'ipotesi di annullamento e sospensione, eventualitá  minacciata dallo stesso ministro dell'Interno Scelba, era previsto un rimborso.

A una settimana dalle elezioni, d'altra parte, il Viminale fece conoscere alla pubblica opinione il numero delle armi requisite dalla Polizia a partire dall'inizio dell'anno e l'elenco si apriva con: «6 cannoni, 29 mortai, 4 lancia granate»... In politica allora si sparava e ogni tanto ci scappava pure il morto, quattro solo a San Ferdinando di Puglia proprio all'inizio della campagna. Insieme alle schedine, ai somari disturbatori, ai primi sondaggi e ai bellissimi cartelloni colorati c'erano tutti gli indizi della guerra civile.

Anche per questo il governo mise all'ordine del giorno la questione che oggi si direbbe del look, ma che a quei tempi aveva a che fare con l'esistenza di formazioni para-militari, specie di ex partigiani. In pratica, Scelba vietó l'uso nelle manifestazioni elettorali di uniformi, cappelli, fazzoletti rossi o tricolori, bracciali, coccarde. Protestarono allora i comunisti che anche gli aderenti dell'Azione cattolica indossavano baschi verdi, per non dire gli scout con le loro divise.

Antichitá , utilitá  e suggestioni degli anniversari: 1948-2008, sessant'anni dal 18 aprile e un altro voto alle porte. Nulla di immediatamente paragonabile, anche perché, a differenza di quello che si sforzano di credere i giornalisti, la storia non si ripete mai. E tuttavia è certo interessante vedersi ricostruita la campagna elettorale piú ideologica della recente storia italiana nel tempo meno ideologico che ci sia mai stato. Per scoprire che dopo tutto, forse, qualcosa in comune c'è, sebbene in forme indistinte, umbratili, oppure degenerate in caricatura. ሠun fatto di tic, di salti, dettagli e slittamenti. Qualcosa che rivive nei modi, nei tempi e nelle tecniche assai piú che nei contenuti.

La nascita e il frenetico sforzo organizzativo dei Comitati Civici, per dire, ricordano parecchio quelli di Forza Italia; cosí come è sessant'anni fa che si sperimentano con la maggiore efficacia modalitá  espressive che adattano la politica alla cultura di massa facendola reagire non solo con l'intrattenimento, lo spettacolo, il fotoromanzo, lo sport, i fumetti, il teatro dei burattini, ma anche traslocandola con qualche profitto nel campo impervio delle preghiere, delle sacre immagini, dei pellegrinaggi e delle processioni. Un po' come sta riprendendo piede oggi.

Reduce dallo studio della piú evoluta Turbopolitica (Rizzoli, 2006), osservatore degli sviluppi e delle peripezie della comunicazione, nonché disincantato promoter accademico del Galá  della politicá , Edoardo Novelli ha appena scritto Le elezioni del Quarantotto, sottotitolo Storia, strategie e immagini della prima campagna elettorale repubblicana (Donzelli, 189 pagine, 16 euro) con una preziosa appendice iconografica a cui rinvia il testo.

Impossibile, si diceva, ogni compiuta analogia con il presente. Fu quello, eminentemente, un duro scontro tra capitalismo e comunismo, America e blocco sovietico. La guerra era appena finita, proprio nei giorni della campagna elettorale in Cecoslovacchia i comunisti prendevano il potere con sistemi truculenti, e di conseguenza non stupisce come nei duelli fra i leader l'elemento polemico andasse cosí rapidamente a parare sul concetto dello straniero. C'è uno scambio di colpi, ad esempio, tra De Gasperi e «il maresciallo Longo», cosí viene qualificato, in cui il democristiano l'accusa di voler stabilire una «dittatura balcanica» ricevendone in cambio l'oltraggiosa notazione secondo cui egli sarebbe «pieno di austriaco fiele», con il che si faceva riemergere nell'immaginario l'elemento germanico antirisorgimentale e poi nazista. Vedi anche i baffetti da Hitler posti sotto il naso dei capi dc.

In questo quadro finisce per collocarsi la scelta, a suo modo geniale, di Garibaldi come simbolo elettorale del Fronte. Ma come si sa, in Italia il genio non è mai unico, con il che i democristiani sono costretti ad aguzzare l'immaginazione prontamente individuando il tema-chiave, lo strumento sottaciuto, o meglio l'implicito dispositivo che secondo Novelli gli consentí di battere l'avversario sul piano della persuasione. Ed è l'inganno, appunto, il Grande Inganno Comunista, l'argomento grezzo su cui lavorerá  con sottigliezza l'Ufficio Psicologico dei Comitati Civici, la maschera che copre la realtá , il lupo che si è messo sotto la pelle dell'agnello, come in un altro celebre manifesto di quella stagione.

Per cui sí, Garibaldi resta un grande personaggio, ma nulla ha a che vedere con il Pci o il Psi: «Non votate per me - gli fa dire la Dc su un poster - non ho mai aderito al Fronte». Dietro all'icona del popolare Giuseppe, che nell'emblema compare davanti a una sciagurata e tipica stella a cinque punte, in veritá  c'è Giuseppe Stalin, e in questo senso vengono spesi tesori di grafica, basta girare il disegno per cogliere i lineamenti inconfondibili di Baffone.

Un lieve tocco di commedia, molto italiana, e nello specifico garibaldino anch'essa destinata a ricorrere nel futuro della vita politica, accompagna l'opera di demistificazione. Dell'Eroe dei due mondi viene sollecitato nell'agone uno dei tanti discendenti, il nipote, che si dissocia dal Fronte denunciando l'inedito sfruttamento dell'immagine.

Quindi anche tracce del parente-testimonial pare di cogliere nella madre di tutte le campagne elettorali. Nel frattempo il leader qualunquista Guglielmo Giannini, che viene dal teatro e cura spasmodicamente il suo modo di vestire, usa un linguaggio sanguigno e sboccatissimo, «Ecco serviti i soliti coglioni» è il titolo d'apertura del suo giornale; e francamente, con gli occhi di oggi, l'Uomo qualunque somiglia un po' a Libero. Il Santo Padre, al momento di formare le liste, suggerisce di candidare il super campione Gino Bartali.

Perché quella fu anche, senza dubbio, guerra di religione. Pur con tutto il rispetto fanno sorridere, al confronto, le ingerenze del cardinal Ruini, Berlusconi che fa i suoi numeri davanti a Santa Rita, D'Alema in processione, lo spot di Boselli con Gesú o le preghiere della principessa Borghese. «Con Cristo o contro Cristo»: cosí la mette Papa Pacelli e a Milano il cardinale Schuster invoca la scomunica. ሠdi Guareschi la vignetta: «Nell'urna Dio ti vede, Stalin no».

Ben due orazioni specificamente elettorali ha scovato Novelli, che è anche un collezionista di questi materiali. Una sta in un santino da mettere nel portafogli e magari da tirar fuori nei momenti di raccoglimento politico: «Padre nostro, che sei nei cieli e governi l'universo, concedi alla nostra Patria la grazia di avere dei rappresentanti davvero cristiani...». L'altra, pur intitolandosi Il messaggio della Regina, sembra uno scherzo tipo Corrierino dei piccoli e cosí comincia: «Quando il voto avrai tu dato/ allo Scudo ch'è Crociato,/ sentirai dentro del core/ che non hai commesso errore». Ancora piú drastica è la conclusione: «Sta sicuro che ad Alcide/ la Madonna gli sorride,/ che votar per lui ti dice/ la potente AUSILIATRICE», scritto in maiuscolo.

Sono i giorni di Padre Lombardi, «il microfono di Dio», dei «frati volanti» che girano per le campagne su furgoni attrezzati per celebrare messa e sovente non si lasciano scappare l'opportunitá  di interrompere gli oratori del Fronte. ሠanche il tempo della «Madonna pellegrina». A Napoli, nel marzo, duecentomila fedeli partecipano alla traslazione del quadro della Madonna di Pompei. Quando è buio sfilano pregando per le vie della cittá , dalla sede del Pci esplodono mortaretti e fuochi di bengala.

Dal cielo gli aeroplani fanno cadere centinaia di migliaia di volantini. Nelle stazioni i «treni dell'Amicizia» recano a un paese sostanzialmente affamato tonnellate di viveri giunti dall'America. Per le strade corrono i cine-camion che proiettano dovunque filmati politici. Anche le favole per i bimbi vengono arruolate nella battaglia elettorale. Novelli ha contato due Pinocchi, con Nenni e Togliatti nella parte del gatto e la volpe, e un Cappuccetto Rosso del Fronte in cui l'Orco Mangiatutto è Truman e il demone Gasperaccio De Gasperi.

Le macchine organizzative dei due schieramenti sono lente, ma a un dato momento sembrano incapaci di fermarsi. Lo scontro è selvaggio. Invano Terracini, ex presidente dell'Assemblea Costituente, tenta di istituire degli organismi di pacificazione. Per dare l'idea del clima basti il seguente titolo dell'Unitá : «Nove bambine violentate dal democristiano Malvolti». Ma si tratta, spiega bene Novelli, di un'atmosfera che scalda chi è giá  ben arroventato. Mentre la chiave segreta della vittoria la possiedono anche allora le fasce meno politicizzate dell'elettorato, quelle piú nascoste e lontane e difficili da raggiungere.

Scandali contro scandali, comunque: le sinistre agitano la vicenda Cippico, un prete che ha fatto impicci finanziari; i dc montano sulla storia dell'oro di Dongo, il tesoro fascista rubato dai partigiani. Mostri contro mostri: De Gasperi evoca «le zanne e lo zoccolo da caprone» di Togliatti; questi prima attribuisce al presidente del Consiglio «fantasmi di torbida morbositá  medievale» e poi nel comizio finale rivela di essersi fatto «risuolare gli scarponi facendomi mettere due fila di chiodi che mi riprometto di applicargli presto su parti del corpo che non nomino. Anzi, vi prego, dopo il 18 aprile fatelo pure voi».

Dal diario di Andreotti: «Le sorti d'Italia sono affidate ai ventinove milioni di italiani. Iddio li illumini». Dal diario di Nenni: «Sono sfinito. Lo sforzo fisico degli ultimi comizi è stato quasi sovraumano. Facevo fatica a stare in piedi e a parlare ma m'è sembrato doveroso non sottrarmi alla lotta (...) Comunque è finita e per ora non ho che un desiderio: dormire, dormire, dormire!».

A sessant'anni di distanza, e a pochi giorni da un altro voto, pare questa la valutazione piú umana e rassicurante di tutta la turbinosa storia di quel 18 aprile.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori