News per Miccia corta

04 - 04 - 2008

Delitto Rostagno, svolta nelle indagini: l`arma era di Cosa nostra

 

 

 

(ilsole24ore.com)

 


di Umberto Lucentini

 


PALERMO - ሠfirmato Cosa nostra il delitto di Mauro Rostagno, il giornalista di Rtc di Trapani e animatore della comunitá  Saman ucciso la sera del 26 settembre 1988 a Valderice. La svolta nelle indagini arriva grazie ad una perizia balistica, condotta con sofisticate e moderne tecnologie, che ha tracciato l'identikit dei proiettili che hanno spento la vita di Rostagno. Dai "segni particolari" trovati sui proiettili sparati da un fucile, e recuperati dal cadavere del giornalista tv, i laboratori scientifici della polizia sono risaliti alla "carriera criminale" dell'arma utilizzata: è la stessa utilizzata in almeno altri due omicidi di mafia, commessi nel Trapanese prima e dopo l'agguato a Rostagno.

La svolta nell'indagine sul delitto di Rostagno arriva quindi dalla "firma" lasciata dall'arma usata per il delitto: è quella di Cosa nostra trapanese.

Una nuova certezza investigativa raggiunta dalle indagini condotte dal sostituto procuratore della Dda di Palermo, Antonio Ingroia e dalla Squadra mobile di Trapani, diretta da Giuseppe Linares, che da mesi continuano a scavare tra i misteri di uno dei delitti "eccellenti" degli anni Ottanta in Sicilia. Un'indagine destinata ad una archiviazione tecnica, provvedimento seguito da una proroga di indagini deciso il 19 novembre 2007 dal gip Maria Pino, e che ha preso nuovo slancio fino alla svolta di pochi giorni fa. Investigatori della Squadra mobile di Trapani e Direzione distrettuale antimafia di Palermo stanno analizzando i vecchi fascicoli giudiziari degli omicidi che sono risultati «compatibili» con quello di Rostagno: il nome dei sospettati, i rapporti di affiliazione mafiosa, le cause scatenanti di quei delitti sono adesso riletti alla luce delle nuove acquisizioni e del tanto materiale accumulato in questi diciannove anni di indagine.

Una volta identificata con certezza la mano che ha ucciso Rostagno, potrebbe essere quindi meno difficile dare un volto al mandante.

Alcune tracce ci sono giá , e portano ai vertici della cosca di Trapani di Cosa Nostra. L'indagine che il giudice per le indagini preliminari Pino ha deciso di non archiviare, e che quindi è l'unica finora aperta, aveva tra gli indagati l'ex boss Vincenzo Virga, il capo della cosca che prese tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi del Novanta il posto degli storici patriarchi trapanesi Calogero e Salvatore Minore.

L'ex killer mazarese Vincenzo Sinacori, legato ai corleonesi di Totó Riina, interrogato nel corso dell'inchiesta, ha raccontato di aver assistito mentre era latitante, a Castelvetrano, ad un incontro tra il boss Francesco Messina Denaro (padre del latitante Matteo) e il mazarese Francesco Messina (detto «mastro Ciccio»), entrambi deceduti: durante quel faccia a faccia sarebbe stato deciso di affidare l'esecuzione dell'agguato del giornalista Rostagno ai clan trapanesi. Anche altri due collaboratori di giustizia, Antonio Patti ed Enzo Brusca, hanno parlato del delitto spiegando di aver saputo che dentro Cosa nostra c'era fastidio per le inchieste sulla mafia condotte da Rostagno e spesso puntate sugli uomini di Riina in provincia di Trapani.

Adesso, le dichiarazioni dei «pentiti», e i nuovi interrogatori di alcuni fra i piú stretti collaboratori di Rostagno, stanno servendo a rileggere sotto una luce nuova le attivitá  del giornalista e sociologo: le denunce contro mafia e malaffare in tv, le ipotesi sulla gestione della contabilitá  della comunitá  Saman, le inchieste giornalistiche su traffici d'armi legati a esponenti «deviati» dei servizi segreti.

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