News per Miccia corta

03 - 04 - 2008

Quarant'anni fa l'assassinio di Martin Luther King

 

(Liberazione, 3 marzo 2008)

 

 

Piero Sansonetti

 

 


Inizió negli anni cinquanta, a Montgomery, in Alabama, quando organizzó il boicottaggio dei mezzi pubblici della cittá  per protesta contro la segregazione (allora gli autobus avevano dei posti in piedi, in fondo, riservati a neri, e dei posti a sedere, avanti, che spettavano solo ai bianchi). Duró un anno la sua lotta e coinvolse tutto il popolo di Montgomery. Alla fine l'amministrazione fu costretta a rinunciare alla segregazione. King, e la sua amica Rosa Parks, vinsero la loro prima battaglia.

 

Negli anni '60 organizzó marce, grandi lotte, sit in, boicottaggi. Alternava la sua vita politica tra soggiorni in carcere, scontri con la polizia e trattative, incontri ai massimi livelli con le autoritá . Fu ricevuto da Eisenhower e dal suo vice Nixon, ebbe rapporti intensi coi due fratelli Kennedy e con Johnson. Fu ai tempi di Johnson che ottenne i risultati piú importanti. Fece approvare leggi che furono fondamentali per il riconoscimento dei diritti degli afroamericani, e stabilí col Presidente una relazione amichevole, come aveva fatto soprattutto con Bob Kennedy. Eppure King fu uno dei leader principali delle grandissime mobilitazioni contro la guerra del Vietnam (basta leggere il discorso durissimo, del '67, che pronunció mentre trattava con la Casa Bianca sui diritti dei neri). Cioè contro la politica di Johnson. Rifiutó qualsiasi compromesso su questo piano.

 

La lezione di Luther King, credo, è tutta qui. La politica nonviolenta non è presa del potere ma è critica del potere. Essere realisti e «trattare» col potere non vuol dire essere coinvolti nel potere. Critica del potere non è rinuncia a fare politica, a negoziare. Il potere è uno degli elementi della politica, non bisogna negarlo. Né demonizzarlo, né temerlo, né amarlo: bisogna solo criticarlo, non esserne mai subalterni e usarlo in modo coerente e trasparente per le proprie battaglie. La Casa Bianca e la prigione non sono luoghi politici poi cosí alternativi. Sono interscambiabili.

 

King è stato un grande perché era estremamente rigoroso, come tutti i maestri della nonviolenza, ma non c'era in lui neanche l'ombra dell'ossessione, del fondamentalismo. E infatti King è il primo leader nero che riesce a parlare a tutti, non solo ai suoi, parla ai bianchi, parla all'America, parla al mondo intero. E riesce a influire sul modo di pensare di milioni di persone.

 

Penso che le idee di Luther King siano l'essenziale della nonviolenza moderna. Il rovesciamento della vecchia ossessione governista e poterista e la sua non-sostituzione con l'utopismo. Mi pare che la lezione di King abbia pesato, quattro anni fa, nella grande discussione sulla non-violenza che ha coinvolto la sinistra italiana, ha impegnato a fondo Rifondazione, e l'ha spinta ad uscire dai dogmatismi leninisti del '900 e a cercare nuove basi ideali e politiche. Temo peró che quei ragionamenti, quelle idee, siano stati un po' abbandonati. Forse sono usciti ammaccati dall'esperienza governativa, cioè dalla prima vera commistione della sinistra col potere autentico e concreto. Sono convinto che bisogna riprendere quel discorso, riannodare quel filo. Se l'Arcobaleno è solo l'inizio di un percorso, se la sinistra davvero è decisa ad applicarsi per ricostruire un soggetto nuovo, che sappia parlare alla societá , che sappia entrare in contatto e in dialogo con pezzi anche lontani del popolo, che sappia aggregare una massa critica e quindi diventare il luogo dove si ricostruisce una nuova e grande sinistra, non vedo altri punti di partenza che questo: il rilancio della nonviolenza. E' anche il caso di far presto, secondo me. Non credo che la storia abbia molta pazienza, né che abbia intenzione di restare ancora per molto ad aspettarci...

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