News per Miccia corta

01 - 04 - 2008

'68 un'enciclopedia, ma non cercateci il passato

 

(Liberazione, 01/04/2008)

 

 

Anna Simone

 

 


Ogni anno c'è una ricorrenza. L'anno scorso tra polemiche e revisionismi fu il '77 a riempire le scene del dibattito culturale italiano. Questo, invece, come ormai tutti sappiamo è l'anno del '68 che, a differenza del '77, richiede una sana fuoriuscita dai confini territoriali della "specificitá " italiana ma, anche, una complessitá  maggiore di cui dare conto e su cui soffermarsi. C'è davvero di tutto sugli scaffali delle librerie italiane e non: si va dai pamphlet perbenisti dei "pentiti" del '68 ai pamphlet reazionari, dai saggi nostalgici sul "come eravamo liberi, belli, desideranti e felici" alle biografie retoriche e risentite, da una sequela di romanzi giovanili "mitizzanti" a qualche saggio storico algido e avalutativo. Ma tra le offerte del mercato editoriale c'è, per fortuna, anche un testo che sembra rispondere ad esigenze piú laiche ed originali. Pesa piú di un chilo, contiene quasi cinquecento lemmi scritti in modo chiaro e avvincente per quasi cinquecento pagine (ancora piú apprezzabili perché stampati su un'ottima carta), bellissime immagini e prezzo accessibile se rapportato all'entitá  dell'opera (solo 25 euro). Ci riferiamo all' Enciclopedia del '68 appena edita dalla manifestolibri a cura di Marco Bascetta, Simona Bonsignori, Marco Grispigni, Stefano Petrucciani e altri. L'enciclopedia, si sa, a differenza di altre formule editoriali, non puó essere letta attraverso un'unica lente di riferimento, non consente a chi la legge di approvare o confutare una tesi di fondo perché maggiormente strutturata sulla base di un sapere descrittivo. Ragion per cui risulta essere quasi sempre uno strumento utile ed eterno per chi lo possiede, ma anche una possibilitá  di "farsi un'idea" propria sulla base di ció che si è letto senza necessariamente entrare in un'ottica duellante con "l'autore" e la sua "tesi". E' uno strumento, cioè, che consente alle singole e ai singoli di costruirsi un sapere autonomo a partire dal quale diventa possibile strutturare un'opinione senza necessariamente cadere nella trappola seduttiva e narcisista delle scritture individuali. L'enciclopedia, inoltre, consente un divertimento supplementare: andare all'indice dei lemmi e costruirsi un percorso individuale di lettura piú o meno prossimo alle esigenze singolari. Ma consente anche (piú al lettore avveduto che al lettore vergine) di porsi una domanda intrigante: perché si scelgono delle voci piuttosto che delle altre? Il mio primo gesto dinanzi a quest'opera è infatti stato quello dell'andare all'indice dove ho avuto la possibilitá  di scegliere il seguente sentiero: antiautoritarismo, antipsichiatria, antisegregazionismo, antistatalismo, asili antiautoritari, critica della scienza, critica del lavoro, critica della famiglia, divorzio, femminismo italiano, femminismo americano, esordi del femminismo in Germania, Foucault Michel, giovani, maggio francese, movimento studentesco, rivoluzione culturale, rivoluzione sessuale, scuola di Francoforte, separatismo, universitá  critica.

 

Solo ventuno voci su un ammontare complessivo di 491 lemmi? La risposta è ovviamente affermativa e per diverse ragioni. Le voci che ho scelto differenziano, dal mio parzialissimo punto di vista, il '68 da tutto quello che è venuto dopo, compreso il '77 italiano. Infatti quello straordinario potenziale di libertá  messo a punto su scala mondiale nel '68 riusciva a tenere assieme la critica al "sistema" senza operare divisione alcuna tra la critica al capitalismo e la critica alle condotte bigotte che attraversavano e talvolta attraversano ancora financo chi si diceva e continua a dirsi anti-capitalista. Un intreccio straordinario che andó progressivamente scemando negli anni successivi, quando alla libertá  si volle sostituire l'organizzazione e quindi per forza di cose gli ordini gerarchici, le chiusure, le appartenenze senza via di scampo. Ma non è solo questo. Negli innumerevoli dibattiti che si sono susseguiti tra l'anno scorso e quest'anno sul '77 e sul '68 trovare esponenti del movimento femminista di quegli anni e/o del presente tra gli invitati sembra quasi impossibile come se, appunto, le donne fossero solo da menzionare nei testi. Eppure senza di loro oggi parleremmo di quegli anni come se stessimo parlando solo dell'Odissea o di qualsivoglia altra letteratura epica. Viene da chiedersi, infatti, come ha fatto Libération qualche giorno fa, il perché di questa assenza delle donne nel dibattito pubblico e di questa presenza, invece, per quanto residuale, nella letteratura e nella saggistica sul '68. Il femminismo è diventato solo una voce enciclopedica o prova ancora, invece, a tradurre, contestualizzandole al presente, le istanze antiautoritarie, antistatuali e antisegregazioniste avanzate nel "˜68? Che ne è oggi della famiglia, della rivoluzione culturale e della rivoluzione sessuale dopo quei "meravigliosi" anni? Dubito, infatti, che se ne parli nei dibattiti tutti al maschile che pubblicizzano i nostri quotidiani di sinistra.

 

L'altro punto sul quale vale la pena soffermarsi, invece, concerne il rapporto che intercorre tra quegli anni e le generazioni del presente, siano esse maschili o femminili, i cosiddetti "giovani". Qui, peró, le cose si complicano perché non riguardano solo un'assenza fisica, materiale di corpi portatrici di un sapere altro sul mondo. Il rapporto tra il '68 e le generazioni, infatti, si dá  su piú livelli anche se sulla base di una domanda di fondo: quale genealogia di quegli anni è stata veramente trasmessa da chi ha "fatto" il '68? Ma soprattutto come è stata trasmessa e recepita? Senza colpevolizzare nessuno direi che su questo terreno è possibile trovare una vasta gamma di ideal-tipo: ci sono i "vetero spensierati" che pensano di trasmettere ció che è stato a chi viene dopo usando lo stesso linguaggio di quegli anni - come se quarant'anni non fossero mai passati per nessuno, neanche e soprattutto per loro -; i "negazionisti" che tendono a non trasmettere nulla in virtú della loro frustrazione presente; gli uomini e le donne "in crisi" perché segnati vita natural durante da un'esperienza da cui non hanno piú saputo riposizionarsi (ragion per cui quando cercano di trasmettere quella potenza rivoluzionaria alle generazioni successive lo fanno con furore e malinconia al contempo perché vorrebbero un nuovo "assalto al cielo" senza, peró, crederci piú). Il '68, insomma, è anche e soprattutto questo. Un groviglio di vite, esperienze e passioni che probabilmente necessitano di una discussione piú ampia e vera intorno a quegli anni, su quello che è avvenuto dopo e su ció che accade adesso. Una storia di posizionamenti e riposizionamenti da indagare per capire anche chi siamo e cosa siamo diventati noi tutte e tutti in carne e ossa (chi lo ha "fatto", chi lo ha letto e chi lo leggerá ) a partire dall'ottimo bagaglio di saperi costruito dall' Enciclopedia del '68 della manifestolibri. Una discussione che va fatta senza prescindere dai saperi del femminismo e dalla traduzione che hanno fatto di quegli anni i movimenti studenteschi del presente evitando il piú possibile qualsivoglia desiderio di cristallizzazione e di oggettivazione della storia. Lavorare, cioè, sulla "trasmissione" per evitare che diventi semplice ripetizione del medesimo, costruire ponti intergenerazionali interrogandosi anche e soprattutto su ció che stá  nel mezzo, tra il '68 ed il nostro presente, ovvero su ció che non ha funzionato.

 

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