News per Miccia corta

28 - 03 - 2008

Ex e parenti delle vittime, lite sul «rancore»

 

 (Corriere della Sera, 28 marzo 2008, Pagina 20)

 

Porqueddu Mario

 


MILANO - Elisabetta Zamparutti in lista per le prossime elezioni? «Le colpe dei mariti non ricadono sulle mogli, ma a noi pare lo stesso una scelta inopportuna» dice Giovanni Berardi, presidente dell' Associazione vittime del terrorismo. Perché la signora, che è tesoriere di «Nessuno tocchi Caino», fa politica da anni con i Radicali ed è candidata in Basilicata per il Partito democratico, è anche la compagna di Sergio D' Elia, ex di Prima Linea. «Le ragioni di opportunitá  avanzate per un caso specifico avallano il restringimento di spazi di agibilitá  per tutti» ha scritto ieri Zamparutti sul Riformista. E la polemica, che ormai dura da giorni, ha fatto un altro passo avanti. Ufficialmente la pietra dello scandalo è il ruolo chiave che la Zamparutti attribuisce alla dissociazione politica dal terrorismo nella sconfitta della lotta armata. «Niente di piú falso - replica infatti Berardi -. Il terrorismo è stato battuto da chi ha perso la vita; parliamo di oltre 500 persone. E attenti a dire che è sconfitto, perché in Italia è ancora viva l' idea che si puó ricorrere alla violenza». Berardi è figlio di un maresciallo di polizia ucciso dalle Br a Torino il 10 marzo del 1978. Ieri ha letto le parole di Elisabetta Zamparutti, il suo non essere «disposta a tollerare» le critiche sulla candidatura «in nome di un dolore che per i toni che assume stento a considerare sinceramente tale», le accuse ai «professionisti dell' opportuno» di violare «veritá , onestá , diritto e diritti, vite e identitá  altrui, forse anche le proprie», di esprimere «cieco rancore». Lui ribatte: «Professionisti dell' opportuno? La sua candidatura è un' emblema di opportunismo». Poi aggiunge: «Da 30 anni chiediamo, invano, se non di avere giustizia almeno di avere la veritá . ሠindispensabile per chiudere le pagine piú tristi della nostra storia. Perché chi si è macchiato di delitti impuniti non contribuisce facendo i nomi di mandanti e complici?». E forse questo è il segnale che il cuore del problema non è la dissociazione e nemmeno la candidatura di Zamparutti. Il punto sembra un altro. Sempre lo stesso. Gennaio 2008: «Fondi al progetto dell' ex Br. Bufera sulla provincia di Lodi». Febbraio 2008: «Curcio invitato a un dibattito a Mantova, scoppia la polemica». Dicembre 2006: «Ex terrorista tra gli esperti antidroga, bufera su Ferrero». Di titoli cosí ce ne sono a migliaia. ሠpensabile che un giorno quella «bufera» smetta di soffiare sull' Italia? Sabina Rossa, figlia di Guido, il sindacalista ucciso dalle Br, anche lei candidata per il Pd, crede di sí: «In passato, proprio parlando di d' Elia, dissi che se aveva riacquistato i diritti politici poteva essere candidato. Ora mi chiedo: fino a quale generazione devono ricadere le colpe degli ex terroristi? E penso che in ogni caso il nostro risarcimento non possa essere la pena a vita per gli "ex colpevoli". Peró è vero che nella storia d' Italia c' è un capitolo che rimane aperto. Ci sono ancora dei passi da fare per arrivare, su diverse vicende oscure, a una conoscenza della veritá  che non sia solo quella prodotta nelle aule di giustizia ma anche quella storica e politica. Se lo si facesse, la riconciliazione sarebbe consequenziale. Io inizierei proprio da alcune richieste delle associazioni delle vittime: informatizzare e pubblicare gli atti dei processi, togliere il segreto di Stato da carte importanti come quelle prodotte dalla commissione stragi». Non è la sola a pensare che il percorso verso una memoria condivisa passi da lí. «Ci sono 100 faldoni coperti da segreto: chiunque vada al governo deve assumersi la responsabilitá  di toglierlo. Non c' è pacificazione senza veritá » dice Olga D' Antona. Lei per mano delle Br ha perso il marito. Ora corre con il Pd in Campania. «Non sono per mettere il marchio a vita sulle persone. Se qualcuno che in passato ha commesso delitti dá  prova di ravvedimento e viene riassorbito dalla societá  per me è una vittoria». Il caso Zamparutti? «Ne parlino i Radicali. Io vorrei solo che si smettesse di pensare alle donne come a vedove, mogli, compagne, e le si considerasse per il lavoro che fanno. Ha mai sentito chiamare un uomo "vedovo"? Invece una donna che perde il marito è vedova per sempre. Metaforicamente, viene messa sulla pira, come in India». Questa, peró, è un' altra storia.

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