News per Miccia corta

25 - 03 - 2008

Feltrinelli, un uomo contro

 

(la Repubblica, MARTEDáŒ, 25 MARZO 2008, Pagina XVI – Milano)

 

 

 

 

 

Mauro Monni porta in scena la storia di Giangiacomo fino alla esplosione sul traliccio 

 

Racconto gli anni di piombo per non dimenticare ma soprattutto perché i ragazzi di oggi sappiano cosa è stato questo paese 

 

 

 

 


15 marzo 1972. Un uomo viene trovato morto, dilaniato da un'esplosione ai piedi di un traliccio dell'alta tensione, a Segrate. Ha documenti falsi, ma presto si scopre che è Giangiacomo Feltrinelli, editore, nome di battaglia Osvaldo. Parte da qui, da un'esplosione nel buio, la pioggia che scroscia e il rincorrersi di voci e commenti di chi scoprí il cadavere, il fiorentino Mauro Monni, attore e autore 40enne, per il suo monologo Feltrinelli. Una storia contro, da stasera al Libero.

 

Monni, perché uno spettacolo su Feltrinelli?

 

«L'idea è quella di raccontare l'Italia, dal dopoguerra alle stragi di Stato e agli Anni di Piombo, ma non in modo cronachistico. La racconto con gli occhi di Giangiacomo Feltrinelli. Senza apologie, ma con la convinzione che era un utopista, uno che cercava di importare una rivoluzione senza sangue, facendola uscire dai libri, coinvolgendo il popolo».

 

Lui, che era il rampollo di una delle famiglie piú ricche d'Italia...

 

«Racconto anche questo, sulla scorta del bel libro di suo figlio Carlo, Senior Service. Di lui che, nato in una famiglia diventata ricchissima con il traffico di legname, a 17 anni scappa di casa e diventa partigiano, scopre un mondo diverso da quello delle ville dorate. Sposa l'idea del Partito Comunista, vuole far qualcosa di importante per i lavoratori, lui che ha i mezzi per farlo. E allora fonda una biblioteca di testi comunisti, Marx, Engels, Lenin. E diventa editore».

 

A lanciarlo nel mondo dell'editoria vera e propria ci fu peró il caso del Dottor Zivago...

 

«Che è uno spettacolo nello spettacolo, una storia pazzesca. Lo pubblicó mettendosi contro l'Urss e Togliatti, nel '57, ma l'anno dopo Pasternak vinse il Nobel. Per Giangiacomo fu la consacrazione, la fama internazionale. E sempre per un libro, un'intervista che voleva fare a Fidel Castro, scopre Cuba e la rivoluzione, una utopia che sconvolgerá  la sua vita. Ma lui non era un terrorista, le sue erano azioni di sabotaggio, senza sangue né violenza».

 

ሠuna sorta di emblema degli anni di piombo.

 

«Sí. Quegli anni io li ripercorro in scena attraverso gli occhi di Feltrinelli, raccontando le stragi di quegli anni, Piazza Fontana di cui fu ingiustamente accusato, ma anche quelle che seguirono la sua morte, l'Italicus, Bologna, Ustica. L'Italia delle stragi ancora senza colpevoli, che io ricordo per non dimenticare e perché anche i ragazzi sappiano cos'è successo in quegli anni». 

 

 

Teatro Libero, via Savona 10, ore 21, dom ore 16, ingr.18 euro, tel. 028323182, da oggi al 31 marzo

 

 

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