News per Miccia corta

17 - 03 - 2008

Moro trent'anni dopo, lacrime e polemiche

 

 

(la Repubblica, LUNEDáŒ, 17 MARZO 2008, Pagina 18 – Cronaca)

 


Bonisoli, membro del commando di via Fani, ai giovani "Il fine non giustifica i mezzi"

 

RORY CAPPELLI

 

 


ROMA - Marzo 1978, il 16, qualche minuto dopo le 9. Un commando di terroristi rapisce in via Fani il presidente della Dc, Aldo Moro. Uccide con un centinaio di colpi di mitra i cinque uomini della scorta, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Una scena terribile che divide la storia del novecento italiano e della sua politica: prima e dopo via Fani. E ieri, per i 30 anni da quel tragico mattino, come ogni anno da allora, proprio lí dove una lapide ricorda lo statista e i cinque agenti trucidati, si sono avvicendati politici e autoritá  che hanno deposto corone di fiori, si sono inginocchiati, si sono commossi. E hanno polemizzato. Il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema, in un articolo sull'Unitá , ha parlato del Pd erede della «visione democratica di Moro» affermando anche che Berlusconi rappresenta «il contrario di Moro». Mentre Bobo Craxi, al convegno promosso dal Partito socialista a Roma per ricordare Aldo Moro, ha detto che «Pisanu e Franceschini oggi si sono uniti, nella cinica ipocrisia, a Walter Veltroni, per un ricordo pieno di omissis sul ruolo negativo della Dc nella scellerata linea della fermezza adottata durante i 55 giorni del rapimento».

Il primo ad arrivare in via Fani ieri mattina, alle 8, è stato il presidente del Senato Franco Marini, in rappresentanza della presidenza della Repubblica (Giorgio Napolitano in questi giorni si trova in Cile): intorno qualche passante frettoloso, alcuni anziani che si fermavano a guardare le foto degli agenti, lo schieramento di poliziotti e di macchine fotografiche, le corone di fiori che alla fine della giornata si sarebbero contate a decine. E poi, via via, Fausto Bertinotti, Francesco Cossiga, Francesco Rutelli, Romano Prodi, Giuliano Amato, Giuseppe Pisanu, Pierluigi Castagnetti, Olga D'Antona, Dario Franceschini.

Una delle figlie di Aldo Moro, Agnese - che presiede l'Accademia di Studi Storici intitolata a suo padre - intervenendo sulla giornata ha detto: «La veritá  credo che debba essere per tanti aspetti ancora ricostruita. In chi ha partecipato alla lotta armata dovrebbe nascere il senso di una responsabilitá  nei confronti della collettivitá  e la forza e l'onestá  di dire come sono andate le cose effettivamente». Le ha fatto eco Gianfranco Fini che ha affermato «che non tutte le pagine di quella vicenda sono state chiarite». Mentre da Bari, dove ha partecipato a una manifestazione elettorale insieme a Ciriaco De Mita, Pier Ferdinando Casini ha censurato i media che danno troppo spazio agli ex terroristi: «Questo doppiopesismo è una vergogna per la democrazia» ha detto. Sará  stato contento di sapere che l'ex Br Franco Bonisoli, che fece parte del commando di via Fani, ieri ha partecipato a un incontro con i giovani organizzato dalla diocesi di Milano al Palasesto di Sesto San Giovanni, cui ha partecipato anche il cardinale Dionigi Tettamanzi. «Ho accettato - ha detto Bonisoli - perché sarebbe stato piú comodo stare in silenzio, piuttosto che affrontare il giudizio di questi giovani. Allora, nella nostra idea, ritenevamo la violenza l'unico mezzo necessario per combattere la realtá . Oggi dico: il fine non giustifica i mezzi».

Cossiga, riferendosi all'articolo di Walter Veltroni apparso ieri su Repubblica, ha detto: «L'amico Veltroni mi ha dato il primo dei chiarimenti da me richiesti per confermarmi nella mia intenzione di votare per il Pd, lodando la linea della fermezza che certo portó all'uccisione di Aldo Moro, ma che salvó le istituzioni democratiche».

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