News per Miccia corta

15 - 03 - 2008

Sofri: Napolitano, serviva coraggio

 

 

(il manifesto, 15 marzo 2008)

 

 

Patrizio Gonnella

 

 


Quello di Sofri √® un corpo sotto sequestro. Ha ragione Marco Pannella quando ricorda che nel caso di Adriano Sofri la pena ha perso la sua funzione costituzionale. Chi mai pu√≥ pensare che la sanzione nei suoi confronti abbia ancora una valenza rieducativa? La grazia √® stata negata (rinviata?) perch√® mancherebbero ¬ęle eccezionali esigenze di natura umanitaria¬Ľ. Sofri fortunatamente non sta morendo e quindi non pu√≥ essere graziato.

 

Nella storia delle grazie italiane sono per√≥ ben pochi i moribondi. La grazia √® stata concessa per compensare sanzioni eccessive, processi irragionevoli, vessazioni o pene inutili. La pena nei confronti di Sofri √® appunto una pena inutile. Non si comprende chi ancora abbia interesse e determinazione nel vedere una persona in galera (o chiusa in casa) a trentasei anni dai fatti in questione. Per un periodo della mia vita ho fatto il vicedirettore di carcere. Cos√≠ ho conosciuto Sofri al Don Bosco di Pisa. Era il 1997 quando Sofri e io arrivammo a Pisa. Lui proveniva, nel cellulare, dalla sua casa di Firenze, io libero dal carcere di Padova dove lavoravo dal 1993. Nelle prime settimane successive all'arresto una pletora di visitatori illustri faceva mormorare ingenuamente che la grazia sarebbe stata gi√°¬† in agenda dell'allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Tutti a dire che la lobby di Lotta Continua aveva colpito ancora. Poi i visitatori - illustri - si sono diradati. Le visite a Sofri sono per√≥ fortunatamente continuate. Una non la dimentico. Si trattava di un gruppo di ragazzi e di amici di Sarajevo sorpresi, amareggiati, intristiti, arrabbiati per l'incomprensibile reclusione di una persona che per loro aveva accettato di sfidare le bombe di un assedio iniziato nell'aprile del 1992 e durato ben 1000 giorni. Cinque anni dopo mi √® capitato di andare a Sarajevo come osservatore Osce per le prime elezioni del dopo-guerra. In un bar del centro c'era un adesivo ¬ęSo-free¬Ľ. Intanto qui scorrevano gli anni di carcere.

 

Da quel 1997 sono passati altri 11 anni. Vari guardasigilli hanno fatto finta di niente. C'è chi volutamente e dichiaratamente non ha passato le carte per la grazia al capo dello stato, chi non le ha passate per paura. Dopo Scalfaro c'è stato Carlo Azeglio Ciampi. Questi fu molto vicino a concederla, tanto da giungere a un conflitto con il guardasigilli risolto poi dalla Corte Costituzionale che ha stabilito il dovere da parte del ministro della Giustizia di controfirmare la richiesta di grazia promulgata dal presidente della Repubblica.

 

Giorgio Napolitano, appena insediato, ha concesso la grazia a Ovidio Bompressi. Alla fine del 2005 Sofri √® stato colpito da una malattia piuttosto rara che gli ha comportato la rottura di cinque centimetri dell'esofago. Le cattive condizioni di salute hanno avuto come conseguenza la sospensione della pena e la detenzione domiciliare. Il fine pena √® previsto per il 2017. Allora avr√°¬† 75 anni. Ad oggi ha scontato ben pi√ļ della met√°¬† della pena inflittagli e ha avuto in questo decennio un comportamento impeccabile e dedito al prossimo. Il regolamento penitenziario prevede per chi abbia dimostrato o per chi abbia compiuto atti meritori di valore civile che possa essere attivata la proposta di grazia. Sofri in questi anni ha scritto sulle pagine di Repubblica, Panorama, Foglio. √°ňÜ uno degli intellettuali pi√ļ lucidi di questo paese. Ha parlato di non-violenza, di guerra e pace, di diritti umani. Si pu√≥ o no essere d'accordo con le sue tesi. √°ňÜ stato tra i pochi uomini di cultura a difendere con dignit√°¬† l'indulto per il quale lo stesso Napolitano aveva sfilato per le strade di Roma. ¬ęCorrere il rischio del bene¬Ľ: cos√≠ aveva intitolato il suo editoriale su Repubblica all'indomani dell'approvazione del provvedimento di clemenza. Nel frattempo tutti gli altri tacevano o attaccavano sgraziatamente l'indulto. Presidente Napolitano, lei non ha avuto il coraggio di ¬ęcorrere il rischio del bene¬Ľ.

 

 

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