News per Miccia corta

15 - 03 - 2008

Moro e il `68, il linguaggio (nuovo) della politica

 

 

(il manifesto, 15 marzo 2008)

 

 

 

Oltre il santino di un uomo sotto la stella a cinque punte. Il suo vocabolario dagli anni della contestazione fino all'ultima intervista prima del rapimento. Una no-stop notturna con materiali restaurati e mai visti in onda

 

 

Norma Rangeri

 

 


«Tempi nuovi s'annunciano e avanzano in fretta come non mai... Un modo nuovo di essere della condizione umana... Ci viene chiesto non solo di essere piú efficienti, ma piú profondi nella comprensione...». Citando dallo storico intervento che Aldo Moro pronuncia di fronte ai rappresentanti del Consiglio nazionale della Democrazia cristiana il 21 novembre del 1968. Un discorso celebre in cui il leader del partito parla della necessitá  di dare alla politica e alla societá  «un'anima nuova», consapevole di essere di fronte a «una svolta della storia».

 

Abituati a pensare Aldo Moro come un volto incorniciato dalla stella a cinque punte, o cadavere ripiegato nel portabagagli della Renault rossa, accompagnati in tutti questi anni da una pubblicistica che ha cercato di analizzare la strategia terroristica di quel 16 marzo in via Fani (e quella parallela dei servizi segreti). Concentrati sullo scontro feroce tra il fronte della fermezza e quello della trattativa, era necessario far tornare Moro alla politica, dargli la possibilitá  di parlare al pubblico della televisione, offrendo un repertorio di analisi inedito per le nuove generazioni, ma anche sollecitando un esercizio di memoria per chi nel '68 giá  partecipava ai discorsi della politica del cambiamento.

 

Aldo Moro. Il volto, la voce, le parole. 1968-1978-2008 è una vera e propria iniziativa editoriale (Arista Extra), nel segno della documentazione visiva: oltre sessanta ore di programmazione, con un doppio ordine. Una non stop serale, in onda tutta la notte di sabato su Raisat Extra, dedicata ai discorsi di Moro, e un ciclo di 55 puntate, di un'ora ciascuna, alle 13,30 di ogni giorno, da domenica 16 marzo a venerdí 9 maggio, con il montaggio antologico dei telegiornali Rai dei cinquantacinque giorni di prigionia e la rassegna stampa dei quotidiani per introdurre il clima di quelle settimane. Il lavoro di documentazione, curato dal direttore del canale, Marco Giudici, è articolato con testimonianze di giornalisti e politici, e rappresentato (dove mancano immagini di repertorio o registrazioni audio) dalle letture dei testi morotei affidate a Roberto Herlitzka (l'attore che ha interpretato Moro nel film di Marco Bellocchio Buongiorno notte). Tutt'altro che una curiositá , anzi elemento strutturale del pensiero di Moro, era il linguaggio. E all'analisi del suo vocabolario è dedicato uno spazio prezioso. Poi i comizi del '68 e le tribune politiche. Materiali conservati nelle Teche Rai e mai andati in onda, restaurati per l'occasione.

 

Dieci anni dopo quello pronunciato al Consiglio nazionale sul '68, Moro parla per l'ultima volta intervenendo ai gruppi parlamentari, per proporre la grande svolta: la solidarietá  nazionale con i comunisti. Chiede alla Dc di non dividersi («Meglio sbagliare insieme e se invece indovineremo sará  estremamente bello...»), ma l'intuizione di quel passaggio definitivo verso il compimento della "prima repubblica" è accolto dalle armi delle Brigate rosse. E senza il suo ispiratore naufraga perché, come osserva Guido Bodrato, vecchio dirigente moroteo, «la Dc giunge sí unita a quell'appuntamento, ma il passaggio era cosí strettamente legato a Moro che la sua uccisione metterá  in crisi il disegno politico». Il '78 è raccontato anche attraverso l'ultima intervista, frutto di una conversazione con Eugenio Scalfari, il 18 febbraio, a nemmeno un mese dal rapimento di via Fani. L'incontro è organizzato da Corrado Guerzoni, stretto collaboratore di Moro, dopo dieci anni di freddezza, segnati dallo scandalo Sifar e dalla scoperta del "Piano Solo". In quell'intervista (pubblicata solo dopo il ritrovamento del cadavere di Moro), si affronta la svolta della solidarietá  nazionale con un argomento decisivo: «Noi - dice Moro - non siamo piú in grado di tenere insieme il paese da soli».

 

L'ultimo articolo, invece, commentato da Emanuele Macaluso, impegna il dirigente della Dc ancora sull'analisi del '68, stimolato dalla diversitá  di opinioni espresse in un dibattito tra il vecchio leader comunista Giorgio Amendola, e un giovane Claudio Petruccioli.

 

Nella complessitá  del pensiero moroteo, una cosa peró risulta chiara e risalta, specialmente nel confronto con la classe dirigente di oggi: il suo linguaggio. Molto famose le «convergenze parallele», meno una parola che, Moro presidente del consiglio, pronuncia in un intervento televisivo, alla fine della legislatura, inoltrandosi nella campagna elettorale del 1968: «Ufficio». Dice "Ufficio" per intendere la sua carica, una parola inusuale, priva di retorica, che paragona il suo ufficio al lavoro comune, «Ufficio come dovere morale, compito derivante da un incarico», secondo la definizione del dizionario, pertinente e perduta.

 

 

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