News per Miccia corta

12 - 03 - 2008

Fausto e Iaio trent'anni di misteri

 

 

(la Repubblica, MERCOLEDáŒ, 12 MARZO 2008, Pagina 55 – Cultura)

 

 

CONCETTO VECCHIO

 


 

Era una sera d'inizio primavera, trent'anni fa, quando un gruppo di sicari fascisti uccise Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto Iaio, in via Mancinelli, al Casoretto, Milano popolare e di sinistra. Due ragazzini, 19 anni ciascuno, immigrati nella metropoli operaia con le loro famiglie da Trento, Tinelli, e da Telese (Benevento), Iaio. Militanti del centro sociale Leoncavallo, bazzicano Radio Popolare perché cosí possono ascoltare la musica gratis, svolgono inchieste sulla valanga di eroina che si è abbattuta sul loro quartiere. Iaio ha la faccia da indio, suona la chitarra: ha abbandonato la scuola per un lavoro di apprendista restauratore, pagato una miseria.

Fausto è piú chiuso, simpatizza per Lotta Continua, legge molto, frequenta il Liceo artistico, si trova a disagio nella grande cittá . I killer li aspettano dietro l'angolo, a 500 metri dalla sede di Radio Popolare, poco lontani dal Leoncavallo: un incrocio simbolico. Sono le ore 20 del 18 marzo 1978, Aldo Moro è stato rapito da due giorni, l'edicolante li sente commentare le locandine dei giornali che a caratteri cubitali raccontano lo sgomento del paese. Poi gli spari. Otto colpi. Cadono senza un'invocazione, come racconta una signora che se li vede accasciare davanti agli occhi.

Un delitto mai chiarito, nonostante gli indizi fortissimi a carico dei Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari), formazione terroristica neofascista. La pista dell'eversione di destra è accreditata anche nel decreto di archiviazione, firmato dal giudice Clementina Forleo, il 6 dicembre 2000: «Pur in presenza dei significati elementi indiziari a carico della destra eversiva e in particolare degli indagati Massimo Carminati, Mario Corsi, Claudio Bracci, appare evidente allo stato la non superabilitá  in giudizio del limite appunto indiziario di questi elementi, e ció soprattutto per la natura de relato delle pur rilevanti dichiarazioni».

Ammazzati perché di sinistra, un simbolo da abbattere: ecco perché sono morti Fausto e Iaio. Cosí si moriva negli anni Settanta in Italia, a destra e a sinistra. Ora un libro e un dvd, Fausto e Iaio, Trent'anni dopo, a cura dell'Associazione familiari e amici di Fausto e Iaio, Costa&Nolan editore, racconta la loro storia, fa parlare i testimoni. Il duplice omicidio suscita un'ondata di sdegno, per molti rappresenta anche il passaggio della linea d'ombra, Gad Lerner parla di «passaggio definitivo all'etá  adulta». «Chi uccide Fausto e Iaio mira a disfare, a innescare reazioni fuori controllo, a provocare rabbia e furore, a costruirsi alibi per leggi e provvedimenti speciali, a determinare uno stato di necessitá  che giustifichi la sospensione delle garanzie democratiche», sostiene Ivan Berni, giá  direttore di Radio Popolare. Paolo Hutter invece rammenta anche la capacitá  di elaborare insieme il lutto, di non rispondere con altra violenza.

«Ci sentivamo tra due fuochi», ricorda Lerner, da una parte la disumanizzazione della politica ridotta a guerra in cui il nemico smetteva di essere persona, ridotto a simbolo da abbattere, dall'altro un governo disposto a ricorrere a strumenti emergenziali, bel oltre la legalitá ». «Come faccio a dire di non essere stato segnato da questa storia tragica», racconta l'ex senatore di Rifondazione comunista Gigi Malabarba. Centomila persone si radunano in un pomeriggio di limpido sole per "un funerale di massa". Scritta in via Mancinelli: «Cosí si muore a 17 anni nello Stato democratico». Figli del '77, Fausto e Iaio sono stati oggetto nel tempo di un culto affettuoso della memoria: striscioni nei cortei, scritte murarie, collettivi e centri sociali che recano i loro nomi. E a rendere piú torbida l'intera faccenda c'è la fine di un giornalista dell'Unitá  che indagava cocciutamente sull'assassinio, Mauro Brutto, falciato da un'auto mentre attraversava la strada alla fine del 1978.

Un'esecuzione, secondo molte ricostruzioni. E poi a casa Tinelli si registra uno strano furto: ignoti si portano via le carte dell'inchiesta sullo spaccio di eroina nel quartiere. Per il giudice Salvini, che a lungo lavoró sul caso, si è in presenza di un perverso intreccio tra esponenti neofascisti romani e la banda della Magliana: «Il delitto fu rivendicato da un volantino a firma Esercito nazionale rivoluzionario, Brigata combattente Franco Anselmi, e numerosi pentiti giá  aderenti a gruppi di estrema destra hanno indicato nell'ambiente romano dei Nar il contesto in cui fu preparato l'attentato». Angelo Izzo, il massacratore del Circeo, forní conferme in merito. Ma non è bastato per giungere a una condanna.

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