News per Miccia corta

11 - 03 - 2008

Moro, un calvario senza immagini

 

 

("Corriere della Sera", 11 marzo 2008)

 


 

Aldo Grasso

 


Anche dal punto di vista della storia delle comunicazioni, il rapimento Moro rappresenta un caso eccezionale, pieno di implicazioni reali e simboliche. Intanto è l'ultima volta in cui la radio è la grande protagonista, ancora al centro della scena mediatica italiana. Ma è anche la prima volta, il giorno del ritrovamento del cadavere, che la Rai è costretta ad ammettere l'esistenza delle tv locali, fino a quel giorno ignorate.

 

Il 16 marzo 1978 viene rapito l'onorevole Aldo Moro e trucidata la sua scorta. Fra i primi a dare la notizia il giornalista Rai Giorgio Chiecchi, che abitava in via Fani. Alle 9.10 il giornale radio manda in onda il primo flash. I 55 giorni del rapimento Moro hanno un epilogo imprevisto per la Rai. Il 9 maggio il cadavere viene fatto ritrovare nel bagagliaio della Renault 4, ma a riprendere le immagini del drammatico evento non ci sono le sue telecamere ma quelle di una piccola emittente romana, la Gbr, diretta da Franco Alfano.

Un libro di Andrea Salerno, con annesso Dvd, ricostruisce i giorni del rapimento dell'onorevole Moro da parte delle Brigate rosse, cercando di restituire l'atmosfera «sonora» di quei tragici momenti: Radio Moro (Bur, pagine 144, e 19,50). Il Dvd indugia infatti sul puzzle radiofonico di quei giorni, come se l'assenza di immagini fosse un guadagno e non una perdita. In realtá , come scrive Salerno, «le immagini del rapimento di Aldo Moro si contano su una mano sola: la corsa dell'inviato del Tg1 Paolo Frajese per via Fani, il suo racconto affannato, i lenzuoli per terra, la faccia sgomenta di un giovane Bruno Vespa, in studio, che cerca di condurre una delle piú difficili edizioni straordinarie. Poi, poco altro. Le manifestazioni dei sindacati a San Giovanni a Roma, le perquisizioni per le strade, le foto di Moro prigioniero, le aste dei sommozzatori che scandagliano il fondo di un lago per cercare il corpo dello statista, la Renault 4 parcheggiata in via Caetani».

 

Tocca dunque alla radio farsi testimone di quei drammatici momenti: era una radio che aveva ancora autorevolezza e che agiva come colonna sonora di un'atmosfera da dramma incombente, della lunga attesa, delle polemiche e dei sospetti. Nello smarrimento collettivo, il Consiglio d'amministrazione della Rai si mostra preoccupato di scegliere una linea di «informazione vigilata». Solamente nel primo e nell'ultimo di quei 55 giorni viene modificato il palinsesto.

 

In un'intervista dell'epoca, Emanuele Milano, allora vicedirettore del Tg1, dichiara: «Dopo quel giorno, anche quando si è deciso di mandare in onda notiziari fuori orario in dipendenza di fatti straordinari, li abbiamo presentati come "notizie del Tg1" e non piú, come il primo giorno, come "edizioni straordinarie": l'annuncio "edizione straordinaria" crea nel pubblico un'aspettativa molto grossa e quindi, in noi che la diamo, un'altrettanto grossa responsabilitá ».

 

L'informazione è smarrita, alcuni intellettuali teorizzano che bisogna stare «né con lo Stato né con le Br», perché Moro rappresenta pur sempre la Democrazia cristiana («del potere per il potere, delle trame occulte, del doppio Stato» scrive ancora oggi Salerno) e perché le Br sono pur sempre il simbolo della lotta armata, tutt'al piú «compagni che sbagliano». In quei giorni, uno dei programmi tv di maggior successo è il quiz Scommettiamo? condotto da Mike Bongiorno. Stefano Benni su Panorama di fine marzo '78 immagina che due facchini ascoltino la radio del 16 marzo. «Antonio "” scherza uno "” scommettiamo che stasera salta anche Scommettiamo?». «Allora "” risponde l'altro in dialetto "” è la fine del mondo». Insomma, sul rapimento Moro si puó anche scherzare.

 

Il Corriere della Sera, a proposito di lotta al terrorismo, incarica Ugo Stille di intervistare il famoso massmediologo Marshall McLuhan. La sua risposta fa scalpore: «Bisogna staccare la spina». Voleva dire: bisogna togliere la comunicazione e cioè non diffondere i messaggi terroristici, bisogna fare silenzio sul terrorismo, è l'unico modo per spegnerlo. Anche se, francamente, appare ormai un'impresa impossibile nella debordante industria dei media.

 

Una curiositá  infine: la radio è stata il medium della tragedia di Aldo Moro. Ebbene, un anno prima, 1977, il suo piú stretto collaboratore, Corrado Guerzoni, era stato nominato direttore di RadioDue e per molti anni sarebbe stato uno degli artefici dell'ultima grande stagione di RadioRai. Destini crociati e incrociati.

 

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori