News per Miccia corta

24 - 02 - 2008

La vicenda D`Elia. Un intervento di Susanna Ronconi

 

di Susanna Ronconi

Sergio D'Elia deve farsi da parte.

Non è la prima volta che viene chiesto a lui, è l'ennesima volta che viene chiesto a qualcuno di noi, che abbiamo fatto la lotta armata negli anni "˜70: farsi da parte dall'impegno sociale e culturale, dalla  politica, dalla semplice presa di parola, finanche dal lavoro. 

A lui, oggi, lo richiede il patto politico imposto dal Partito Democratico. Nessuno se ne vergogna, anzi, sembra cosa di cui vantarsi: un'operazione moralizzatrice della politica.  Presentarsi con mani e volto puliti. Puliti?

Come se il disprezzo della legge e della Costituzione fossero un vanto: pena scontata, riabilitazione ottenuta, diritti politici riacquistati, la  legge, in questo stato di diritto, prevede e richiede la garanzia e la tutela dei  diritti  riacquisiti. Lo sanno anche al Partito democratico, questo.

Ma la pena che si invoca certa – e quella di Sergio lo è stata, certa e scontata – non prevede, evidentemente, poi né una fine certa né un certo recupero dei diritti. Non c'è da vantarsi nel fondare la propria politica su un patto fuori da ogni garantismo giuridico. Puliti? 

E siccome la legge è chiara, allora si parla di "opportunitá ". Termine vago e flessibile. Ondivago. Sottoposto a trattativa. Sottoposto alle piazze, a Beppe Grillo. 

Talmente ondivago da subire, per Sergio, un clamoroso rovesciamento.

Se "opportunitá " significa che la vita dei partiti non sia regolata solo dal diritto penale, ma che sappia darsi anche strumenti propri di autoregolamentazione, codici condivisi non perché imposti ma perché fondati su valori comuni, allora quali risultano, in questa brutta storia, i valori del Partito Democratico? Perché un passato chiuso, responsabilmente assunto e poi pagato, elaborato e superato attraverso non qualche litania vuota, ma con una  pratica sociale, politica e militante cristallina e  per Sergio  anche esplicitamente nonviolenta, perché quel passato deve contare, sul tavolo delle trattative, tanto,  infinitamente di piú di questo suo presente?

Puliti? Ma se addirittura, con una ipocrisia indecente,  si fa finta  di non sapere  quanto, del presente di Sergio, vi sia dentro e dietro  quella vittoria sulla moratoria internazionale sulla pena di morte di cui i politici italiani tanto si vantano, partito Democratico in testa! E' questo, anche, che rende inaccettabile questo aut aut, è questa ipocrisia. Se c'è qualcuno che in nome del suo presente è "opportuno" che resti al suo posto, nonostante il suo passato, questi è proprio Sergio.

Ma per questa cultura, per questi "valori" fondativi, non ci sará  mai alcun presente, qualunque sia la sua qualitá  e la sua durata, capace di ridare cittadinanza a quelli come noi e alle migliaia di quelli, con altre  e diverse storie, segnati dal carcere. Non ci sará  mai alcun presente, senza cittadinanza. Perché finire la pena non è uscire dal portone di un carcere, è riacquisire cittadinanza. Nulla di meno di questo, e non lo diciamo noi. E' cittadinanza: partecipare, impegnarsi, lavorare, prendere parola, lottare. Contribuire alla vita sociale, culturale  e politica  di questo paese: solo una cultura vendicativa della pena vede in questo mancanza di rispetto per chi ha sofferto e non, al contrario, un passaggio positivo, concreto, importante. In tanti lo stiamo facendo, da anni. Magari non sempre ve ne accorgete, ma siamo vicino a voi nelle piazze e nelle manifestazioni, nei servizi e nel sociale, nelle  biblioteche, sulle strade con i poveri e nelle scuole con i ragazzi, dove si discute e dove si riflette, dove si crea lavoro, dove si fonda una cooperativa e dove si studia, nei collettivi di donne, negli ospedali e nelle associazioni, nei partiti e in Parlamento.  Magari non ve ne accorgete, ma ci siamo. Non abbiamo chiesto niente: varcato quel portone, l'abbiamo fatto, e basta. Abbiamo costruito, abbiamo partecipato. Qualcuno davvero crede che senza le campagne di Nessuno tocchi Caino la moratoria sulla pena di morte sarebbe stata possibile? Le cose avvengono perché qualcuno ci crede e ci investe passione, intelligenza, tempo, vita. Perché c'è cittadinanza. Non abbiamo chiesto niente, ma se ci chiedete di rinunciare a questa cittadinanza, non possiamo accettare in silenzio. E allora: dopo aver dato un'occhiata alle vostre spalle verso l'articolo 27 della vecchia Carta, girate la testa e provate a guardare in avanti, in avanti e magari appena un po' in alto.

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