News per Miccia corta

25 - 02 - 2008

D`Elia dovrá  chieder grazia alla suprema Corte del Loft?

(Liberazione, 24 febbraio 2008, pagina 1)

 

 

 

 

 

 

Sergio Segio

 

Tira una brutta aria. Aria di inquisizione sulla libera scelta delle donne in materia di maternitá , che si vorrebbe revocare; aria di tortura mascherata da terapia, come quell'elettroshock, che ciclicamente si propone di ripristinare; aria di esclusione a vita, oltre ogni limite e al di fuori di qualsiasi garanzia, in un gioioso tintinnare di manette. Come nella Francia di Sarkozy, dove per i reati gravi verrá  introdotta una nuova misura: dopo aver scontata la condanna in prigione, se giudici e psicologi ipotizzeranno un rischio di recidiva, il dimesso dal carcere entrerá  direttamente in un apposito centro, vale a dire in un'altra galera, dove potrá  essere trattenuto a vita. Un ritorno a Lombroso, a una pena di morte diluita e non dichiarata. Il provvedimento è stato sostenuto dal premier francese con l'argomentazione «non si pensa abbastanza alle vittime».

Anche da noi si ripete insistentemente, a destra e a manca, la stessa cosa. Ma qui l'ergastolo bianco non ha neppure avuto bisogno di passaggi parlamentari. Viene applicato e basta. Uno dei condannati a questa pena non scritta si chiama Sergio D'Elia. Contro una sua eventuale candidatura alle prossime elezioni i vertici del Pd hanno posto un espresso veto, in spregio alle stesse regole che quel neonato partito si era dato e contro ogni regola giuridica e principio costituzionale.

D'Elia, militante di Prima linea negli anni Settanta, nonostante sia abbia scontato per intero la condanna ricevuta e sia giuridicamente "riabilitato", nonostante sia da decenni impegnato per promuovere una cultura della nonviolenza, non potrá  dunque ricandidarsi. Nel consiglio nazionale dei radicali, tuttora in corso, ha commentato con un'amara battuta: «Visto che la Costituzione è diventata carta straccia, vorrá  dire che inoltreró una nuova domanda di riabilitazione rivolta alla Suprema corte del Loft».

Si è detto che i drammatici errori della lotta armata non vengono azzerati semplicemente scontando la condanna; richiedono un di piú di discrezione e di ritegno e l'accesso a incarichi parlamentari puó ferire sentimenti ed essere percepito come immeritato privilegio.

Un argomento che meriterebbe magari non consenso ma certo considerazione. Se non fosse per un particolare: il medesimo linciaggio è toccato e tocca a chiunque altro degli "ex terroristi", dissociato o meno che sia, abbia la sventura di essere oggetto di articoli di stampa e proteste, prontamente alimentate e cavalcate da qualche esponente politico in cerca di visibilitá , che si fa scudo dei sentimenti dei parenti delle vittime.

Sono recenti i casi di Susanna Ronconi, che si vorrebbe impossibilitare a lavorare anche nel Terzo settore, di Renato Cucio cui si vorrebbe impedire ogni apparizione pubblica, dell'ex brigatista rosso Vittorio Antonini, ora impegnato sui temi carcerari, o dell'ex ordinovista nero Pierluigi Concutelli e - mi si consenta - del sottoscritto, frequentemente oggetto di inviti alla gogna e alla costrizione al silenzio da salotti televisivi o dalle colonne di autorevoli quotidiani.

Il combinato disposto tra malafede di molti opinionisti, disinformazione della pubblica opinione sollecitata a interessate rimozioni (a partire dalle responsabilitá  istituzionali nella strategia della tensione) e "doppiopesismo" nella considerazione delle vittime, e una piú generale cultura intollerante ormai saldamente insediata a livello politico e sociale, ha prodotto questa situazione in cui prevale una irragionevole persecuzione e una cultura della gogna.

Tanto che ci è creata una vera e propria black list, una lista di proscrizione periodicamente pubblicizzata sulle colonne dei giornali e rimbalzata da blog e siti internet in cui finisce chi non accetti la morte civile, non sia riuscito a farsi dimenticare o anche, semplicemente, abbia la sventura di essere preso di mira per qualsivoglia circostanza.

Alla solidarietá  fraterna per Sergio D'Elia, vorrei aggiungere un appello rivolto a quella composita sinistra (comunista, democratica, ecologista, pacifista, socialista, liberale e libertaria) che afferma di voler competere con il partito di Veltroni (dove su questa questione regna assordante un prudente, e pavido, silenzio): oltre a tanti temi economici, sociali e ambientali, in questi anni è rimasto progressivamente orfano il tema dei diritti civili, dello stato di diritto e della democrazia "mite" e includente. La persecuzione nei confronti degli "ex terroristi" non è altro che la cartina di tornasole di un piú complessivo problema: quello di una idea di societá  claustrofobica e intollerante che ha preso saldamente piede nella Seconda Repubblica.

Per contrastarla servono anche gesti simbolici e controcorrente, tanto piú in un periodo elettorale segnato dall'equivalenza dei programmi e delle maggiori forze politiche.

Si apra dunque la porta che il Pd ha chiuso, si rendano ospitali le liste a ex terroristi e ex detenuti. Si favoriscano candidature di tossici, immigrati, operai, precari, dei tanti paria e invisibili che questa "Italia dei valori" e questa politica delle apparenze, verticale e autoritaria, sta producendo.

Come ha scritto di recente Gustavo Zagrebelsky: «Non si parla mai tanto di valori, quanto nei tempi di cinismo».

 

 

 

 

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