News per Miccia corta

15 - 02 - 2008

Estradizione per il «boia di Bolzano»

 

 

 

 

(Corriere.it, 15 febbraio 2008)

 



Le autoritá  canadesi sono pronte a consegnarlo alla polizia italiana. Entro domenica sará  a Roma

Un'immagine recente di Michael «Misha» Seifert (Ap)

 


 

MILANO -Michael «Misha» Seifert, il «boia di Bolzano», potrebbe essere estradato in Italia. E' quanto risulta all'agenzia di stampa Adnkronos che rivela come le autoritá¡ giudiziarie canadesi nelle prossime ore consegneranno l'ex criminale di guerra nazista nelle mani della polizia italiana. Funzionari dell'Interpol di Roma, accompagnati da un medico giunto appositamente dall'Italia, notificheranno a Seifert l'atto di estradizione e lo prenderanno in consegna. Un aereo trasporterá¡ il «boia di Bolzano» a Roma, dove l'arrivo è previsto al massimo entro domenica. Successivamente, Seifert verrá¡ trasferito in un carcere militare a disposizione della Procura militare di Verona. Dice tutto il commento della sezione bolzanese dell'Anpi, l'associazione dei partigiani: «Viene riparata la ferita inferta alla cittá¡, he infatti si è costituita parte civile nel processo intentato contro di lui».

Seifert ai tempi in cui dirigeva il lager di Bolzano (Ansa)
CRIMINI DI GUERRA - L'estradizione di Seifert, 84 anni, in Canada dal 1951, residente da oltre mezzo secolo a Vancouver, nel British Columbia, è stata ordinata dopo che la Corte Suprema canadese ha respinto, il 17 gennaio scorso, l'ultima istanza d'appello presentata dai legali del famigerato «Mischa», condannato all'ergastolo dalla giustizia italiana,sentenza passata in giudicato in Cassazione. L'Italia aveva chiesto l'estradizione del «Boia di Bolzano» giá¡ dal novembre del 2000, quando il tribunale di Verona lo ha riconosciuto colpevole di crimini di guerra compiuti nel lager di via Resia a Bolzano e lo ha condannato all'ergastolo.

Un'immagine dell'ex lager di via Resia, nel capoluogo altoatesino (Ansa)
L'ESTRADIZIONE - Il verdetto della Corte Suprema ha aperto cosí la strada all'estradizione. Dopo la decisione del massimo tribunale canadese, le opzioni legali in mano agli avvocati di Seifert erano sfumate. Il suo difensore, Doug Christie, lo stesso legale che assunse una certa notorietá¡ in Canada difendendo gli storici Ernst Zundel e Jim Keegstra, che negavano l'esistenza dell'Olocausto, era apparso scettico su possibili margini di manovra per evitare l'estradizione. «Devo valutare se siano possibili eventuali contromosse», aveva annunciato l'avvocato Christie senza troppe speranze, dopo che in tutti i gradi di giudizio la richiesta di Seifert era stata bocciata. A salutare positivamente il verdetto della Corte Suprema che dava semaforo verde all'estradizione di «Misha» in Italia era stato Bernie Farber, del Canadian Jewish Congress. «Credo - ha dichiarato - sia giunto il momento di estradare Seifert in Italia. Qui in Canada è passato attraverso tutti i gradi di giudizio, e la risposta è stata sempre la stessa».

ARRESTATO DALLE GIUBBE ROSSE - Seifert, di origine ucraina (nacque a Landau il 16 marzo 1924) venne arrestato dalle Giubbe Rosse del Royal Canadian Mountain Police il 1 maggio 2002 al numero 5471 di Commercial Street, a Vancouver. Fino ad oggi, il «Boia di Bolzano» era riuscito a respingere la richiesta di estradizione facendo appello alla sua cittadinanza canadese. La Corte Federale canadese, tuttavia, a novenbre ha avviato un provvedimento, da parte del giudice James O'Reilly, che ha aperto la strada anche alla revoca della cittadinanza: secondo il giudice, Seifert la ottenne nel 1951 omettendo di riferire alle autoritá¡ di essere stato a suo tempo in un campo nazista. «Se avesse detto la veritá¡, a Mr. Seifert non sarebbe stato permesso di entrare in Canada», ha scritto O' Reilly nelle motivazioni della sentenza. O' Reilly, anche se la sua sentenza non aveva nulla a che vedere con le vicende italiane di Seifert, nelle sue motivazioni si diceva tuttavia insodisfatto dalle conclusioni raggiunte dalla giustizia italiana sul «Boia di Bolzano». «Anche se non ho dubbi che queste persone abbiano sofferto molto e conservino ricordi vividi e dolorosi del campo, prendendo in considerazione le prove, non posso concludere che quegli atti di violenza di cui Mr. Seifert viene accusato siano stati provati oltre ogni ragionevole dubbio».

L'ULTIMA DIFESA - Il 17 agosto scorso, inoltre, il Tribunale di Vancouver negó a Seifert, detenuto in carcere nel British Columbia, la remissione in libertá¡. Il giudice Jo-Ann Prowse respinse la richiesta rilevando che i crimini imputati a Seifert e che hanno provocato la richiesta di estradizione «sono tra i piú atroci e tra i piú aberranti». Per questa ragione, aveva sentenziato il giudice, «la fiducia nel sistema giudiziario sarebbe in pericolo in caso di ordine di scarcerazione dell'imputato». Il giudice aggiunse inoltre che le motivazioni avanzate dalla difesa per giustificare la liberazione di Seifert erano, in alcuni casi, inconsistenti e comunque non sufficiente per accogliere una richiesta simile. Adesso, l'estradizione e l'imminente consegna ai funzionari dell'Interpol di Roma. Dopo l'arrivo in Italia, Seifert verrá¡ trasferito in un carcere militare è sará¡ messo a disposizione della Procura militare di Verona.



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