News per Miccia corta

06 - 02 - 2008

Susanna Ronconi, la persecuzione e le mancate riforme del centrosinist

(il manifesto, 6 febbraio 2008)

 

 

di FRANCO CORLEONE

 

 

 

Nel dicembre del 2006 si scatenó la caccia alla donna, per la precisione contro Susanna Ronconi, inserita dal ministro Ferrero tra i 70 membri della Consulta sulle tossicodipendenze. Una scelta dettata dalla competenza testimoniata da importanti studi, dal lavoro di base nel volontariato della bassa soglia, dall'essere presidente di Forum Droghe e punto di riferimento per tanti operatori.

La polemica nata a Padova si estese al Parlamento con una mozione di sfiducia verso il ministro, con una denuncia alla magistratura per abuso d'ufficio. Di fronte all'aggressione dei fascisti e del deputato Naccarato, esponente dei Ds, la politica tranne poche e lodevoli eccezioni tacque e accettó il ricatto dell'Italia dei Valori. Susanna Ronconi si dimise con una lettera a Ferrero, che contestualmente annullava la nomina.

Una conclusione che segnava la debolezza ormai cronica della sinistra, incapace di rivendicare i principi costituzionali rispetto al giustizialismo.

In questi giorni, grazie a una campagna di disinformazione del Corriere della Sera si è messa in discussione non la partecipazione a una Istituzione Pubblica (sic!) come si denunció l'anno scorso sulla scia delle polemiche contro Sergio D'Elia eletto segretario di Presidenza a Montecitorio, ma addirittura la possibilitá  di lavorare con una cooperativa sociale che ha avuto l'affidamento di un progetto per il reinserimento nel mondo del lavoro di detenuti.

Di fronte a un nuovo linciaggio che potrebbe avere come conseguenza la messa al bando dal consorzio civile di una persona che in quanto ex terrorista avrebbe solo il diritto di scomparire o di girare con una stella gialla, è stato lanciato un appello di solidarietá  che ha come primi firmatari don Ciotti, Paolo Beni, Lucio Babolin, Patrizio Gonnella, padre Camillo De Piaz, Grazia Zuffa, Sandro Margara, Emilio Santoro e a cui finora hanno aderito oltre 400 persone tra cui don Gallo, Marco Pannella e l'ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida (per aderire: appelli@fuoriluogo.it).

Questa vicenda, che costituisce oltretutto un pericoloso precedente, non puó rimanere confinata nei blog o nei siti di internet. Puó aiutarci a fare una riflessione sullo stato del diritto e della giustizia in questo disgraziato Paese.

Assistiamo impotenti e muti all'espressione di una visione primitiva del diritto e a una concezione della giustizia come pura ritorsione. Non solo per certi reati la lettera scarlatta dell'infamia non puó essere rimossa. Mai. Si richiede una sorta di pena di morte simbolica, dunque. Ora non ci si limita infatti piú alla richiesta di silenzio e di non occuparsi di politica in tutte le forme, anche quelle di servizio, ma addirittura si nega il diritto a poter lavorare che è la pre condizione del reinserimento sociale. Forse questi autorevoli opinionisti sarebbero disposti ad accettare che gli ex terroristi lavorassero in miniera o alla Tyssen Krupp, ovviamente senza diritto di sciopero o di protesta.

E' una delle tante forme dell'incattivimento e dell'incarognimento della nostra societá , prodotto da campagne mediatiche che spingono all'odio e alla gogna a distanza di 30 anni dalla lotta armata. Dopo quella tragedia collettiva, si cercó di individuare una soluzione politica. L'approvazione nel 1987 della legge sulla dissociazione era il frutto parziale e timido di un dialogo basato sul riconoscimento degli errori e degli orrori e sull'affermazione del ripudio della violenza.

Dopo di allora i tentativi di riconciliazione attraverso un provvedimento di indulto si arenarono, lasciando al tempo di chiudere una pagina dolorosa. Ma il tempo non è una medicina e addirittura si vendica. E oggi, tra la demonizzazione del sessantotto e il trentennale dell'assassinio di Aldo Moro, si materializza la vendetta. Invece della riconciliazione si espande lo spirito forcaiolo che ad esempio nella polemica sull'indulto ha manifestato il suo volto peggiore.

Le associazioni dei parenti delle vittime hanno assunto un ruolo funzionale alla strumentalizzazione piú bieca. Il dolore e la memoria rappresentano un valore da rispettare, a 360 gradi, ma quando assumono un connotato politicista che contrasta con sentimenti umani legati alla consapevolezza dell'irreparabilitá  della perdita e della scomparsa dei propri cari, inevitabilmente destano perplessitá .

Nel 1996 anche alcuni deputati di Alleanza Nazionale avevano presentato una proposta di legge sull'indulto per chiudere una stagione che pareva infinita. Non se ne fece nulla. Poi c'è stata la gelata del governo Berlusconi e con questa legislatura che sta per finire si sconta un'altra occasione mancata come per il nuovo Codice Penale, la legge sulle droghe, la chiusura degli Opg e la riforma del carcere.

Solo che le riforme mancate non lasciano le cose allo stesso punto. Marciscono come i rifiuti a Napoli e rendono evidente la crisi della politica e il fallimento della democrazia.

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