News per Miccia corta

16 - 01 - 2008

``L'operaio è Socrate, l'ingegnere un pirla``

(la Repubblica, MERCOLEDáŒ, 16 GENNAIO 2008, Pagina 38 – Spettacoli)

 

 


 

Un pensiero per gli operai della Thyssen di Torino, la stessa cittá  trent'anni dopo

Abbiamo visto con Pierre Carniti ex segretario Cisl "Signorinaeffe" di Wilma Labate sulla lotta sindacale anni 80

 

CONCITA DE GREGORIO

 

 

ROMA

«Quello credo di essere io». Sullo schermo, in uno spezzone di filmato d'epoca, si sente prima solo la voce poi si vede da lontano un uomo col cappello in piedi su un palco che dice alla folla sotto gli ombrelli: "Ora vi espongo i termini dell'accordo". «Sí. Sono io. Quel cappello l'ho perso, quel giorno. Sa, dovetti andar via in una certa concitazione. Fu Giuliano Ferrara a salvarmi dall'aggressione. Ferrara e il segretario Pci delle Meccaniche Mirafiori, Sabatini. Mi caricarono sulla macchina di un passante, la sassaiola sull'auto fece un milione e mezzo di danni che poi provedetti, naturalmente, a rimborsare al proprietario». Era il 15 ottobre del 1980, assemblea fuori dai cancelli della Fiat alle cinque del mattino. Pierre Carniti, allora segretario generale della Cisl, esce dalla proiezione di Signorinaeffe (che arriva nelle sale venerdí) con un sorriso di asciutta malinconia. Il cappello non fu l'unica cosa che perse quel giorno. Lo aspetta fuori Wilma Labate, la regista. Gli domanda se sembra anche a lui che quella data abbia segnato il funerale del movimento operaio. «Il movimento operaio è come l'araba fenice. Muore, risorge. Quando s'indebolisce l'azione collettiva nascono solo ribellioni: le banlieue parigine, le barricate. Non una bella alternativa». Il film, dice Carniti, è molto felice: «Importante, utile, commovente. C'è da augurargli la massima fortuna».

Una storia d'amore che nasce e muore nei 35 giorni di sciopero che consumano, insieme, una passione privata e quella collettiva. Sullo sfondo la Fiat (è lei la "signorina effe"), gli operai delle presse, il lavoro, una cittá  intera e un mondo colto alla fine del «trentennio dei diritti" e alle soglie di quello «assai piú incerto delle flessibilitá ». «Gli attori sono bravissimi, il protagonista somiglia a Capanna da giovane». ሠFilippo Timi, affiancato da Fabrizio Gifuni e Valeria Solarino. «Certo è evidente una da me condivisa simpatia per i rappresentanti del mondo operaio: il lavoratore delle presse sembra Socrate, l'ingegnere un pirla». Il film si apre con uno spot della Fiat girato nel 1931: Emma Pola, diva del cinema di regime, si entusiasma per l'assemblaggio di una macchina al Lingotto, emblema e sede della forza produttiva. Si chiude con un flash nel 2007: il Lingotto è diventato un centro commerciale. I due protagonisti dell'antica storia d'amore si reincontrano per caso: due persone spente che hanno perso tutto. Carniti non perde una battuta dei dialoghi. A film concluso li ricorda quasi a memoria.

C'è il filmato in cui Berlinguer dice agli operai ai cancelli: se occuperete la fabbrica il Pci non vi fará  mancare il suo appoggio. «Quello fu il primo grave errore politico del Pci. Fu Liberato Norcia del consiglio di fabbrica Fim Cisl a provocare Berlinguer. Gli chiese: se noi occupiamo il Pci cosa fa? Berlinguer avrebbe dovuto dirgli è un'idea demenziale, Mirafiori non si occupa, la Fiat è sterminata inoccupabile. Decenni di paternalismo aziendale - le colonie le befane di cui parla il vecchio operaio nel film - avevano seminato gramigna nel terreno di un sindacato che alla Fiat non è mai stato forte. Le lotte radicali o si vincono o si perdono. Il sindacato per sua natura produce accordi che sono compromessi. Berlinguer non disse: occupate, ma non disse neppure il contrario. Certo, anche noi abbiamo avuto le nostre responsabilitá ». Il sindacato sbaglió? «Sí, sbagliammo a non fare una riunione a porte chiuse e a muso duro con il consiglione di fabbrica di Mirafiori, l'ala oltranzista, per dir loro state facendo una scemenza. Dovevamo dissuaderli, dovevamo imporci perché quella forma di lotta, i 35 giorni, era scriteriata: compattó l'azienda, divise i lavoratori, creó ostilitá  nella cittá . D'altra parte Lama aveva le mani legate...». Da chi? «Dal Pci, che il giorno stesso della marcia dei 40 mila continuava a premere perché si chiudesse sulla bozza proposta da Romiti. Eravamo all'hotel Eden di Roma: Lama, Benvenuto e io con Romiti e altri. Romiti vantava i quarantamila come galloni sul bavero. Io gli dissi che il sindacato se voleva portava a Torino mezzo milione di persone anche subito. Dissi a Luciano "aspettiamo qualche giorno, non chiudiamo oggi sarebbe un'enfatizzazione della sconfitta" ma lui continuava a ricevere telefonate da Berlinguer, da altri alti esponenti del partito. Erano spaventati, fu il secondo errore. Romiti non era certo uno stratega, era un semplice esecutore. Si è visto poi...». Si è visto cosa? «Romiti non ha mai avuto capacitá  nella gestione delle aziende, guardi come è andata poi con Aeroporti di Roma e cosa sta succedendo adesso con l'immondizia, e parlo al netto delle conseguenze penali. Rispondeva agli ordini di Cuccia che riteneva che l'auto fosse un settore "maturo", destinato a morire. La veritá  era che la Fiat andava male perché non aveva mai piú investito nell'innovazione da anni. L'ultimo a farlo fu Ghidella, l'uomo della Uno, che se ne andó proprio in contrasto con Romiti».

Signorinaeffe fa ridere e fa piangere. Labate ("La mia generazione", "Domenica") dice che ci sono voluti anni per trovare i finanziamenti per un film sugli operai ambientato alla Fiat: «Mi dicevano gli operai non sono di moda, non fanno cassa. E invece il lavoro è un racconto pieno di fascino, di storia, di cultura...». Carniti la guarda abbassando gli occhiali sul naso. Le augura la miglior fortuna perché «il lavoro, nel rispetto dei diritti, è davvero l'identitá  di ciascuno riguarda la vita di tutti». L'ultimo pensiero è per gli operai della Thyssen di Torino. La Caporetto dei diritti dei lavoratori. Nella stessa cittá  trent'anni dopo. Ecco dove porta la debolezza sindacale. «La direzione dell'azienda aveva deciso di chiudere quell'impianto per portarlo, immagino, nel Terzo mondo. Nell'attesa ha portato il Terzo mondo a Torino».

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori