News per Miccia corta

27 - 12 - 2007

Piano Condor. Gli archivi del terrore

(Il manifesto, giovedí 27 dicembre 2007)


 

Ora la procura di Roma ha chiesto l'arresto di 140 ufficiali e agenti segreti dei regimi militari di Argentina, Bolivia, Uruguay, Cile, Paraguay e Brasile. Uno di essi è stato arrestato a Salerno. Alcuni sono morti, altri sono diventati «normali cittadini». Ma sotto accusa c'è un sistema che ha insanguinato per piú di un decennio l'America latina

 

Roberto Zanini

 

Negli archivi del terrore le vittime inciamparono quasi per caso. Come a suo tempo i nazisti, anche i professionisti della paura sudamericana erano ragazzi meticolosi. Di tutto facevano, e di tutto prendevano nota: nomi, date, foto, circostanze, documenti. Stiparono il male in una casetta anonima, persa in un anonimo quartiere della periferia di Asuncion, Paraguay, nel remoto 1992. Alla fine, quando le vittime la trovarono, la casetta di Asuncion era diventata la biblioteca dell'inferno. Tonnellate di documenti disegnavano il mosaico di un olocausto minore, quello della sinistra latinoamericana. Si chiamava Piano Condor.

Decine di migliaia di uomini e di donne finirono nel tritacarne della lotta al pericolo rosso, mentre un intero continente si incamminava a ferro, fuoco e sangue nella direzione desiderata: il mercato come orizzonte di libertá , sovversione tutto il resto. La conversione dell'America latina non fu un percorso pacifico, qualche nobel per la pace e per l'economia santificarono un processo che ebbe poco di democratico e molto di fideistico, di violento, di spietato.

Erano il nemico di allora, quei ragazzi che votavano per Allende, che cospiravano contro Videla e Stroessner, che gettavano volantini a Santiago e bombe a Montevideo. E come il nemico vennero trattati da un sistema inesorabile che non praticava il dubbio e non conosceva la pietá . C'era una patria da salvare, un dio maiuscolo da difendere, un concetto di proprietá  a cui aggrapparsi. Ordine e progresso, scrissero i brasiliani sulla loro bandiera. I generali eseguirono, gli arcivescovi aiutarono, gli ambasciatori controllarono. L'ordine fu perseguito, il progresso riguardó i pochi e annichilí i molti. Niente fu loro risparmiato.

Trent'anni dopo eccoci qui, a cercare di guardarci indietro con l'occhio meno offuscato dalle presunte urgenze dell'attualitá , a giudicare finalmente gli uomini che si spesero per applicare quel programma di eradicazione del male che un altro paese, gli Stati uniti, aveva scritto per loro. L'inchiesta romana, con i suoi 140 mandati d'arresto, non parla quindi di un passato ammuffito ma di una tecnica di manipolazione delle societá  che non ha mai smesso di essere attuale. Il male questa volta si chiama terrorismo, definizione elastica almeno quanto la precedente, che con la sinistra macellata negli anni Settanta possiede una montagna di differenze e alcune inquietanti analogie. Le torture di Abu Ghraib e il grottesco dibattito statunitense sul waterboarding (efficace strumento di persuasione o tortura?) sembrano copiati dai manuali del buon ufficiale fabbricati alla School of Americas. E i voli segreti della Cia non somigliano ai «voli della morte» argentini? Questi scaricano prigionieri nelle segrete di paesi inclini alla tortura, quelli scaricavano oppositori ancora vivi tra le fauci degli squali. Tra i 140 arrestandi italiani ci sono argentini, uruguayani, cileni, brasiliani, boliviani, paraguayani, peruviani. Non c'è un nordamericano, e sará  un caso. Ma non parliamone tra trent'anni.

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